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| Vanda Guaraglia |
Vanda Guaraglia, nata a Novi Ligure nel 1957, vive a Stazzano (Alessandria). Da una decina d’anni si è avvicinata alla poesia ottenendo riconoscimenti in diversi concorsi letterari sia locali che nazionali. Suoi testi sono inclusi nelle edizioni 1997 e 1998 dell’ Agenda poetica e nell’antologia Poesia Alessandrina delle Edizioni Joker. Ha partecipato all’Antologia di poesia del comune di Stazzano e da anni collabora con il gruppo Meteora di Palazzolo sull’Oglio (Brescia). Ha fatto parte del laboratorio letterario Parole e cose di Novi Ligure ed è presente in diversi siti ( www.loso.it – www.nonsoloparole.com –www.lasprugola.com – www.edizionijoker.com e www.retecatt.it ) e riviste come ad esempio La Clessidra, Punto di Vista, Lo specchio.
Di lei hanno scritto tra gli altri Mauro Ferrari, Maurizio Cucchi, Roberto Carifi, Letizia Lanza e Gianmario Lucini.
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Pubblicazioni: |
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Ripercorrendo strade Edizioni "Il Filo", Viterbo, giugno 2006 (www.ilfiloonline.it) Collana Nuove voci - Le piume 68 pagg, 12 euro
Per acquisti o informazioni rivolgersi all'autrice o all'editore
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Ripercorrendo strade è un’opera in cui il passato appare sedimentato principalmente nei luoghi della memoria, fra i mattoni, le foglie e le strade, o fra le pieghe di ricordi sconnessi e allo stesso tempo indelebili:come quando di un sogno resta impressa solo un’immagine confusa che dice tutto e niente, un dettaglio che pur sfuggendo a un’interpretazione logica e lineare ammalia. Essa, l’idea, talvolta, può divenire un chiodo fisso, un’ispirazione, proprio perché si è certi che quell’immagine è l’unico collegamento con l’ignoto, con il mondo dei sogni e dei desideri. Similmente, in questa silloge, Vanda Guaraglia è ammaliata da immagini e luoghi, e lasciandosi traghettare verso l’ignoto si libera attraverso una poesia in cui il passato e il presente si mischiano con gli odori e le sensazioni, diventando un tutt’uno con il foglio bianco, diventando verso. Ciò che colpisce di quest’opera è poi la libertà espressiva che l’autrice testimonia attraverso un linguaggio scevro da estetismi,liberato dalla forma rigida, predefinita, e perfino dalla punteggiatura che, quasi assente, non intralcia il lento fluire del discorso poetico. Si ha quindi, leggendo, la sensazione di cercare, senza soluzione di continuità, verso dopo verso, proprio quel significato che sfugge, quell’essere cometa che si frantuma.
(dalla prefazione di Marina Paola Sambusseti)
Comete
il ghiaccio fonde
tienimi la mano saremo più vicini quando frantumeremo
Non tornerò
non tornerò in un angolo di stracci tra muri sgretolati e un passo di formiche
rotolerò con altri sassi verso il mare
saluto dalle vecchie inferriate un pianto di gerani dividevamo in briciole di poesia la solitudine
Al funerale
c’era dio l’ho visto
amore infinito nel vento senza ostacoli della pianura
cielo azzurro dov’era trainato un aliante
l’ho visto c’era
ma non è entrato in quella chiesa fuori seduto sul sagrato
ricordo tirava sassolini ai passanti
Amore
non una catena donami se puoi ma filo in seta lieve di pioggia
bava di baco o linea intrecciata di vita umida non ancora spezzata
Madre
nella tua stanza come ogni sera guardare tingersi il cielo
e la tua mano stanca che posa un sole rosso nella mia
A mio padre ”Aprile è il mese più crudele…” Eliot T. S.
non andare ti prego rimani sulla roccia calcare dell’Antola ha sapore d’erba l’amore sopravvissuto come radice aspro penetra il cuore ed io che non so costruire te cerco in ogni gesto
ora che sei cielo respiro
ma ognuno ha una pietra da restituire e volando a un richiamo di trasparenza agli uccelli rasenti sul grano parlavi di sorgenti e cascate
d’un oltre mi manchi
(tratte da “Ripercorrendo strade”)
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