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| Donatella Maino |
Donatella Maino nasce a Trento, dove vive e lavora come operatrice ambientale nei Musei della sua città, cosa che le permette di essere a contatto con l'Arte e la Storia.Consegue diploma di segretaria d'azienda, non potendo frequentare scuole ad indirizzo umanistico. Una lunga carriera come agente di commercio le ha dato modo di acquisire doti di spigliatezza e sicurezza interiore. Dopo un periodo travagliato, vive ora una nuova realtà personale, ed in questa coltiva una sua passione, sempre a livello amatoriale, per la poesia. Già dall'adolescenza si muovevano nel suo animo i primi passi verso la scrittura e la composizione, mentre un'assidua lettura consolidava questi fondamenti. Donatella ha un suo stile, asciutto, tagliente, che incorpora luogo e circostanza in un susseguirsi di eventi poetici i quali spesso culminano in una sciarada, a conferma del suo continuo interrogarsi sulla vita. Marco Gavotti
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E' presente in alcune Antologie edite dalla Casa Editrice Aletti ("Di pieno e e di vuoto" con la poesia "Corvi e demoni". "Verrà il mattino e avrà un tuo verso" con la poesia "Tu mi ami di merletti e seta". "Gli Internauti" con la poesia "Vado dalla Cesira". ) Sempre a livello antologico è presente su Navigando nelle Parole vol.11 con la poesia "Totem". per le Edizioni Il Filo. Nel 2004 ha partecipato all'Antologia di Poetilandia con tre brani: "A mia madre", "Totem" e "Maria".
Aggiornamento del 16 maggio 2006
Di rami e foglie pagg.78, euro 12 Collana di poesia "Nuove voci" Edizioni "Il filo"
La poetessa trentina pubblica i suoi versi: eros, amore, vita e sentimenti. E un linguaggio «caldo». Rami, foglie, poesia vera sulla pelle. L'esordio di Donatella Maino: sorprendente, convincente. Segnatevi questo nome: Donatella Maino. Segnatevi questo titolo: «Di rami e di foglie». Segnatevi che è uscito questo piccolo grande libro di poesie, per la casa editrice «Il Filo» di Roma. Lo troverete nelle librerie del Trentino, e merita davvero una lettura. Si tratta di una sorpresa assoluta: per chi va cercando il «nuovo» della poesia trentina in fanciulle in fiore e giovanotti bohemien , eccovi serviti: Donatella Maino è mamma e nonna, ha alle spalle una intensa carriera di agente di commercio, e adesso ci regala una collana di perle splendenti. Chissà dove le ha tenute finora! È davvero una bella raccolta, questo libretto. Innanzitutto perché la poesia di Maino dimostra una sorprendente freschezza. Audace per temi, ammiccante e allegra a tratti, sa diventare profonda in un batter di ciglia.Certo, ci sorprende trovare tanta carnalità. Ma noi diciamo che è benvenuta: Donatella Maino canta la bellezza dell'amore, e del fare l'amore, e ci racconta anche che è bello il ricordo di un incontro, che è sempre viva in chi ama la vita la fiamma del desiderio. Donatella Maino ci dice che la stagione dell'amore è sempre, e che chi ha paura di farlo è malato o infelice (la nicchia custodisce l'ardente lampada,/ pronuncia la parola appena sotto l'ombelico). Non c'è solo questo. nei versi di Maino c'è anche un bel linguaggio. Il verso è asciutto, ma attento alle assonanze, alla musicalità. A tratti sembra venir giù impetuoso come un torrente; ma è sempre misuratamente efficace. Molto efficace nelle metafore, a tratti spiazzanti. "Così sgualdrina, così casta la verità/ medicina al male o delirio fino alla croce". Troverete in questo libro delicatissime frasi (la poesia all'inguine è grembiale/ di foglie color del minio,/ parole in delirio alla molteplice mano/ che ora scrive in terra battuta.) e vibranti lamentazioni (Sono pescatore di perle in apnea sfinita:/ sul fondo del mare solo cilici e agnusdei.). Ci troverete soprattutto una impellente necessità di poetare, che porta avanti le pagine con una forza che a tratti stordisce. Non è poesia per tutti: ai puristi che cercano solo trine e merletti darà sullo stomaco. Non è champagne, ma vino rosso. Benedetto!
Gigi Zoppello (giornalista culturale del quotidiano "Adige" - Trento) Per leggere la prefazione:
www.ilfiloonline.it/autori/2005/dicembre/maino.asp
Per info e acquisti rivolgersi all'autrice o all'editore. Grazie. |
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Parigi
Poche cose alla fine: un vestito, un mazzo di grano, confetti a cuore e zig zag di parole per un giorno ancora una volta al passato.
Un uomo, un anello da consumare immergendo le mani in secche di terra, candele al voto per la forra tra i solchi.
Nessuno risponde al futuro, oggi e poi dopo chissà.
Fra un bacio e un sorriso sospeso allo scialle un po' demodè ritorni a pelle di pesca, chanel e lenzuola di raso:
è parigi sul boulevard autunnale, intrecci di giallo sbiadito al rosso dell'olmo che piange la linfa smarrita alla foglia.
Enjoyyourself
Che amore, quel maestro con l'occhio sinistro semichiuso da cerniere d'ironia...
Gioca di rigore in diagonale all'orologio, segna il goal della parola al controcanto dell'ancella calva che cammina il fango. Posa la giacca sulle spalle del rancore divide il pane e l'acqua benedetta al tricolore.
Che amore, che amore quel cane col mazzolin di fiori in bocca, sonnecchia sulla porta di casa bestemmia al nero della luna s'annoda la coda, morde amorevole la zampa alla barbona tutta riccioli e folklore, si, si, è pipì d'amore.
La lettera scarlatta
Non m'accontento più di mormorare il nome per farti balsamo alle pieghe, isolati morsi d'ingresso alla mia casa.
Pulsa l'arteria temporale nell'arpeggio all'inguine mio ventriloquo... dio, dio parlami di te.
Forse che io amo rapprendere l'umore nella conca di donna caduta al punto croce della lettera scarlatta?
Briciole
Nel tuo viso segnato ai lineamenti di tutte le vittime, pulsa ancora la tempia d'amore. Io, piccola briciola, spengo la voce del grillo che d'estate ha imbevuto il dono: bramosia di vita nella volubilità dell'inquietudine. Succhiami, al labbro stinto, le verità svuotate del loro peso. L'aria d' autunno è simile ad un batter di mani, nei suoni pieni e vuoti, striati in eco da unghie spaccate in frammenti di mandola.
Corrispondenze
Di tutti l'indirizzo o la parola nuova che di sera passeggia al nervoso canto;
all'albatro affida la tua penna: la fatalità d'intesa designata è intricato esperimento alla distanza, quando solo la poesia è convivenza.
Abiti smessi e fuori moda compilati in armadi d'antica foggia a ricordare la gonna mai indossata.
Tu mi ami di merletti e seta
Tu mi ami di merletti e seta, di risate e vizi. Viviamo la notte come fosse prato di quadrifoglio al crepuscolo di piccole croci. Esili ponti uniscono manoscritti, cimeli di nomi gravi e di santi trasfigurati d'incontro al mio Vero.
Mea culpa
Mi scavo nell'anima la nera colpa con parole non ancora defunte, nel processo mi occulto in accenti e peccati a forma di cuore. La mia camicia e strappata dalle lunghe braccia dei rami incontrati in quel bosco, dove giudici invadono gli incubi che mi vogliono colpevole e dannata. Sono roventi queste tarde fioriture negli sprazzi di luce che illuminano il mio cielo notturno. L'autunno rovescia torrenti d'ocra e gravi sussurri m'incitano alla caduta. Il dolore è sottochiave, nascosto tra le pieghe delle lenzuola vergini, dove ogni tua parola è un attributo alla mia sporca coscienza. Voglio conoscere il sottosuolo della città di fumo, cantare, mangiare e bere nelle taverne, redimermi nei prostiboli, fino a dissolvere me stessa in fumo, voglio essere aspirata dalle narici del mio compagno in spirito.
Butterfly
Muti spasimi, Butterfly, soffia sul mio cuore in peccato, la nenia del fil di fumo che dai miei bastimenti fu vapore di parole in acqua, e occhi di quarzo in bagliori e rifrazioni.
Ho lavato i piedi a tanti signori seduti, in piedi e distesi o nascosti all'ombra del coltello e del limone.
Al molo ho atteso il ritorno degli anelli che di catene in esca erano mollica all'attento pescatore.
Pezze e stracci intorno alle mani a giacigli ricucire, poi, col pugnale tolto alla mia schiena di semi ho trafitto il terreno: anche il finto, il finito deve fiorire all'albero del latte, in soluzioni d'infinito.
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