Su, voltati "Di nascosto, melodia che ci risuoni in mente ignota ed ossessiva, t'ho guardato attendere i miei passi. In silenzio, paura di scoprire chi segue la nostra corsa, poco il capo, solo in accenno, t'ho rivolto. Sorridendo, come infinite parallele a nessun incrocio, t'ho amato. Sconosciuto."
Alle spalle la stanza
La mia città ha un suono di notte:
quartetti di cani e d'archi le poche veloci rombanti auto
ovattati da doppi vetri e lontananze alte.
E poi solo le luci.
Dici che brillo
Mi hai detto di brillare, la tua serenità mi reclama.
Nel chiaro dei tuoi occhi, così tanto vicini, alla tua dolce insicurezza dipingi il mio adorarti e rocca sei, appoggio del mio dolore.
"22/08/00"
Bianco grigiore di nebbia intorno, sensazione inesplicabile. Ma senza la pretesa che lo sia perché troppo grande, alta e meravigliosa. Solo perché basta una nota solo perché ogni passo è un ricordo, ogni momento un valore. Ma schiacciante. Un tempo che corre nella testa dove si rincorrono istanti "Fresche le mie parole" essenza di desiderio semplice, ho paura di dormire con la porta aperta, "odi et amo, quare id faciam, fortasse requiris, nescio, sed fieri sentio et escrucior" frasi a memoria, esaltazione di un'ora, persona importante, "in my thought I have seen, rings of smoke trought the trees" terrazza sul mare, nebbia tra le montagne, fumo che sale, tramonti di valore, canzoni ballate, albe giocando, i corvi, sogni. "E in questa immensità s'annega il pensier mio" quadri d'esposizione, aerei, stanze, voglio toccare la tela, "le nostre vite saranno vuote, la nostra perdita più grande" risate volte al viso per tagliare, parole gettate al vento, persone inseguite per anni e raggiunte solo con la mente, vorrei che tu mi amassi, vorrei che tu mi amassi, albe giocando, ceneriere colme, accendini e smalti, api, ho paura delle api, pavimenti cercati, baci rubati al non dover essere, e nullo. Nottate, allertate, insonnia, locali, alcol, spiagge silenziose e silenti, tagli, ferite, capelli spazzolati, desideri, parola, pazzia, ho paura di impazzire, non voglio rivivere il vissuto, "Mmm Mmm Mmm Mmm" canzoni ballate, allacciate, voci morbide e sensuali, momenti rubati che non merito, foto ripetute, pedane, l'assassino, cime di alberi. Docce fredde. Ho fatto molte docce fredde. Profumi, strade percorse a mezz'aria, momenti scavando, persone partite sparite, bugie, finti legami, finzioni di esserci. Vivere una vita, sognare un sogno, grammatica latina, incubi. Io. Io mi facevo male e penso di non meritare altro, io mi facevo male e so di non meritare altro. Non c'è altro. Può bastare.
"Bianco e Blu"
... eppure forte mi chiede la tela, m'implora piangente il tuo volto "Maldestra!, nella speranza è quell'essenza che non vedi. Cieca! è impressa nell'anima l'immagine. Forza, dipingi!" Imperativo molesto il tuo. Ma nel cuore t'ho visto per una notte intera e t'ho sognato mentre perdevo un treno a domandarmi "Sei forse certa di pensarmi?" Ho dubitato di averti nella mente e già il solo dubbio è te. E nel tuo secondo volto, quello sullo sfondo nero, quello senza tratti per chi non ti ha mai visto, ti ho sentito domandarmi "Sei forse certa di essere un pensiero? Uno dei miei?" E t'ho risposto col silenzioso battere di un cuore che sperando attende. Ho riposto mani a muoversi e suonare, ma anche tra le note l'ho sentita "Cieca! Cieca! E' nell'anima il suo nome... Forza... dipingi..." Dovrei? Quel pensiero asciutto e chiaro. Dovrei? Ma quale scelta sembra data? E le domande, senza risposte da cercare, temendo le risposte, cosa sono? Rivedo la tela bianca, descrive nebbia densa senza colori, ho già la febbre alta. Ti vedo reclinato il capo agli occhi chiusi, in un potente trascorrerti di luoghi e luci, in un ritmico suono. Aperto è chiuso. Velato da una luce sporca di finestrini luminosi, il mio occhio al movimento ha perso ormai attenzione, e ciò che fuori volando passa nell'anima mi lascia persa di un impotente chiedermi chi vive. Ad un ancor più lontano esistere ti porta oggi questo vento, si chiama treno, si sente umano. Fumante la nebbia s'è alzata attorno a questo rinchiuso di vita, coperta al sonno tuo più lieve, agitato nel chiederti urtato nel volgerti gelato d'assenza, s'è avvolta d'intorno e di dentro. E ora soltanto, senza che tu possa vedermi, vedere, indugiare baciarti le palpebre della mente a suggerirti un sogno che canti di me... Sedendoti accanto, ignota perfetta, ti sento un sospiro cantare di desideri perduti e bloccati nel tempo di un chiedersi "t'amo?" Scrittoio assolato delle mie tempere bianche e blu renderò stamani il cielo di questo scomparto immobile che corre portato dai pensieri alle rotaie alle mie dita veloci sul pennello e i colori nelle sulle mani per toccare la tela come fosse il tuo volto. Sconosciuto. Sei della mia anima affine, ma sconosciuto. Ma fermo ti agiti mi guardi mi interroghi ti fisso gli splendidi occhi cangianti, vi leggo domande, ancora domande. Mi chiedi ma non posso parlarti ci sono ma male ci sono ma male se vuoi sapere del volo certo d'un aereo, a me, a me che nulla so se non i moti incostanti di questi eterni treni. T'accasci, e sola, nel cuore, m'aggiro, pian piano, è terrore di toccarti un dolore. Ed ora tra queste mie temper(i)e ho deciso i tuoi toni tempesta. S'attarderanno le mie mani a dipingerti le ciglia toccando ogni scala dal nero al biondo intenso, e permetterò alle mie dita d'indugiare a sistemarti il volto, con pennellate agili accennate, brusche nel segnarti i tratti, morbide sulle labbra senza sorriso e addormentate, veloci come le dita tra i capelli che di nascosto t'ho passato, e sulle spalle le polveri di tanto viaggiare, sul cuore i chilometri di luoghi, negli occhi la luce di cieli che non ho mai visto, le dita tese, sottili, le vene accennate con amore costante - mi fermo minuti improvvisi a fissarmi le mani e la tua immagine prima che spariscano - le gambe accavallate le braccia incrociate, tutto il tuo corpo escluso dal mondo in un tuo trattenuto te stesso. T'ho dipinto con le parole dove i colori non potevano arrivare, ed ormai sei ritratto dalle mie tempere bianche e blu, ci sono pur non essendoci e toccherai il mio respiro nel tuo e il mio cuore nel tuo non potendo avvertire null'altro che la tua vita per sentire me che non esisto. Ormai sei ritratto dalle mie tempere bianche e blu, e presto chiuderò i tubetti, poserò i colori e ancora resterai nel mio scrittoio, sparirà la tua bocca alla mia bocca, e svanirà il tuo vagone. Ritratto Delle Mie Tempere, mi sto alzando da questa sedia, t'ho chiuso alle mie spalle per ora, aspetto solo di incontrarti ancora su d'un altro treno, lo stesso forse. Tornando a casa.
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