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| Giuliano Manzo |
| Sono nato a Salerno nell’anno del festival di Woodstock, amo gli spostamenti fisici e dell’anima e per questo motivo ho viaggiato attraverso l’Europa per circa dieci anni (in giro di luoghi e non luoghi). La poesia mi è giunta in un pomeriggio dei miei 16 anni nel 1985, come una visione “a salvarmi la vita”. La prima raccolta tutta mia, “Terre D’Occidente”, è del 1994, precedentemente avevo partecipato con poche poesie a varie antologie come “Mosaico Minore” e l’antologia del premio “Marguerita Yourcenaire 1994”, nel 1998 la pubblicazione di “Point De Vue”, double exposure, in collaborazione con il poeta francese Rolland Caignard. Del 1999 è invece il mio primo lavoro audiovisivo, il cortometraggio “Last Trip To Nowhere” con il quale ho partecipato alla IV edizione di Linea D’Ombra. Oggi la mia prima attivita è quella di commerciante di dischi specializzato nella vendita di vinile (vi ricordate i vecchi lp di una volta?), ma la poesia mi accompagna ancora e sempre in questo mondo convulso ed ho pronta una silloge di versi da pubblicare, anche se me lo ripeto da un paio d’anni oramai…. |
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I posti, i volti, le insegne luminose, i bar, i sobborghi, le città perdute e i treni non presi, i passaggi notturni, oscurità e movimento, viaggia e sogna, (ho vissuto vivendo gli spostamenti) le distanze e la vicinanza di corpi sconosciuti; le strade percorse e quelle sepolte dai ricordi, la sabbia dei giorni che invecchia gli occhi, i passaggi a livello, le frontiere cadute d’Europa, i deserti del sonno, i viaggi non terminati…
La mia velocità ha un corpo, la mia lentezza possiede ali, la mia vergogna ha un’anima, la mia stupidità ha genio, la mia visione ha consistenza, la mia risposta ha domande, il mio sogno ha ambizioni, la mia vita e la tua …. un bivio.
…questo vento arriva da un altro tempo e porta con sé una polvere che era carne un tempo… mi disse in viaggio e lasciò la luce…
La città nuda lenta mi seguiva, ma più veloce del buio, mentre entravo nell’hotel.
Vuoto, invece, il corpo della periferia.
Sparisce la nudità, s’alza il respiro, cade il ritmo, resta il corpo senza età, senza morte. La vita è satura, vegeta negli spazi pieni della city avanti e indietro senza velocità, senza minuti, s’arresta anche la notte rumorosa nel fiume di parole in lutto.
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