intro

chi sono

le mie poesie

le tue poesie

audio poesie

concorsi

opinioni

link

 emoticon
Sito web: www.scrivi.com

 

E’ inverno, di donne senza teiera.
02/10/2004

Donne senza trucco
Mugghiavano i denti
Al sole insonni
Erano rami
Stupiti della città


Donna di spalle ocra
China la chioma spinge
Steli di arance gli occhi
Negro si spezza il giorno
Dentro cedrine aiuole
Giovane il mento abbriglia
Porta narici in ombra
Spuma di alghe il fianco



Nel letto d’improbabile armonia
fioccava un’ombra stratta posa di luce
Nei fianchi rosato sudore di palpebre
Infilò egli la sua tempia di asciutta memoria
fra le mie calze stordite meticcio costato di vento
Sbendò così il timido mattino mentre al cancello
un galà di pieghe squarciava l’amo degli addii

Ricorda amore !
Gentili le donne se ne vanno !
Gentili !

Sudicio ora ringhia l'inverno a zoccolo di echi.


IN ROSSA VOCE

Quando raspi in rossa voce
quando di me strizzi silenzi
e m’oscuri d’angeli attenti
che se ne vanno muti
in punta di vela
sanno essi dorati rubini
che noi soli si possiede
l’ombra del paradiso




CH'ERA UN FORSE DEL POI

Quando prendemmo la bicicletta
una per uno saggi a testa in giù
sapevamo ch’era un forse del poi
e avrei fatto di trasparenza vela
possibili giochi sul muro e tu
ombroso di vita avresti tagliato boschi
come certi marinai stanchi quando
cambiano destino per le americhe
per le creole labbra del sonno
senza marea in creste di piccoli lumi.


CIOCCA DI SOLE IO, TUA

Ciocca di sole
Io tua
Immobile, ineguale
Come stupore rappreso
mi incido sopra le nuvole.


MUSCHIOSA LEI IN SCAFFALE AZZURRO

Il cielo lei dice e si addormenta
prendendo quell’aria acuta di sé
più non squittisce randagia sopra
scarpe ceralacca il corpo chiaro
mento all’inverno è la sua ombra
l’incauto inizio della vertigine
un acuto volo si ma non in tal
stridio d’azzurro ora ch’è appena
uno svenir di piume al tramonto
e punge ancora così disordinata
lei punge bufera nel bronzeo
miagolio d’inedia in dissolvenza.


NEVE O FIOCCO GIOCOSO CHE TULLE NON È

Nel guanciale accanto la mano ora che mille carezze non dona ma sembra solo
ingeneroso umore ammansito di pelle diafana chiocciola con rumor di vetro ecco
dicevo ero a fianco del tuo guanciale avanti ieri la morte è lenta in ascensore e tu
m’accompagni un poco ancora un poco fratello nell’incolore tempo della invera soglia
dei baci tardati ioti ho sussurrato Antonio cade la neve e lei che t’ama come solo lo
sconsolato amore sa fare lei tua donna sempre pelle dei tuoi occhi spalanca la finestra
e così i fili delle flebo il soffio d’aria che una bombola ti dona sono trottole infinite
Antonio la neve e spalanca la finestra la fata del tuo amore e tu ingeneroso nel tuo
tremar di assenza sei inondato dai tetti giocosi d’un bianco farfalla noi gole d’innocenza
t’offriamo un soffitto di perle cadenti confetti fugaci la manna che mano non ha.
E’ tempo gioioso anche un fiocco che tulle non è.


LEI LEGGEVA BOLERO STROPICCIANDOSI AL DI'

Toccai appena il suo cuore era un giugno forzato
Comprammo nocciole cartoccio ruvido io sul muretto
Fingevo di sposa l’odore e grammi composti la tenerezza
Dicesti è nelle tue unghie gentili io m’accorsi quanto
Di te soffrivo garrula vedevo già piccole le spalle tue
Di fianco all’odore pallore del sole ammaliato portami
Abitami e dimenticami così a frastuono di piccole zolle
Verso casa m’accompagnò un mal di fiore che s’accaniva
In largo pianto come infinita altalena verso il mezzodì.




IN MANTIGLIE D'ARCOLAI AL SOLE

Ora allindano i capelli di luna
il pettine d’occasione la mano
zucchero di violino e aspettano
fissano i sassi nel giardino lesti
a voltar la testa se un uccellino
sbavucchia un verme gemono
d’una assolata sinfonia di cedro
nel cieco cilindro dei cancelli

I vecchi a fibbia d’ombra rannicchiati
la mano d’arcolai le spose al vento
mantiglie mute e rami a testa in giù.



CAPOVOLTA LA LUNA SPLENDEVA

Libente mosso.
Dei tuoi occhi
picchettava cigolìo.
Il tramonto inumidiva.
Al timone
ordinaria sorte
esiliava.
Oscena e limpida.
Mi destinò
vicino tuo veliero,
il mare.
Libbra perfetta,
distratta virtù.
E il giorno spense
la mano tua.
A sobbalzi
embricata
capovolta
luna splendeva.
Nell'acqua.
Crisàora io.
Io.
Solida.
Smarrita.


*DEDICATA
1 Dicembre 2005

Scioglie con grazia
il dito
la docile colla
sul verde cartoncino
E dico,
lo faccio come le dame
con trina di brina
guardando alla finestra
l’orma d’uno zoccolo
la mano sulla neve
che scioglierà
tenace nel tremore
il pieno d’un bacio
Atteso.


* DEDICATA
2 Dicembre 2005

Mi fa visita il tuo turbare la neve
Quella dei ninnoli silenziosi, vicini
E ti sposti con occhi d’agrifoglio
Capace ora sei d’esser mantello
Abito di corpo di nastri, strambi
In posa sincera, come avvento

Che tintinna.

*DEDICATA
4 Dicembre 2005


È un punto di cera che cola
la tua voce di radice polposa

Così ho immaginato la mano
frequente al tremare, raggiunta

Piaciuta come un verso doppio
visibile nella preghiera a sera.

Con te.


TI PORTO

Ecco ti porto un riservato inchino

e ti chiedo variante di libellula

Una morbidezza senza terra d’ombra

Incomincia dal grezzo del mio collo

dalle vele che stanno arrotolate

timorose d’una orrenda morte.

Vieni, in grembo senza tanta ragione

Io non so bene come fare,guarda

Invecchio in devozione di sorpresa.


ARIA

M'è sembrato per un tratto
sentir bussare sulla spalla
una noce che brillava di natale
una schiuma di caldarroste
generose, croccanti.

Forse, mi son detta,
il cielo stanotte
mi respira addosso.

E guardo cavallucci
in rossa trasparenza.

IN CIONDOLI SUPERBI

Due superbi ciondoli alla cintura
È per danzare col suono di strada
convincerti d’una tunica dritta
che si fa pastello a carezza, anima
di paccottiglia, serpente delicato
pronto al miele del dì, al muschio.
Tuo.

PRIMA D'USCIRE

Sto per uscire
un tulle di nero
e gli occhi limpidi
ci penserà il sole
a dirmi se devo tornare
in questa casa dalle croste di persiana.


AI MIEI PUGNI, CELATI.

T'assaggio in tenerezza di dita
ti conforto col sonno che rubi
ad ogni ciocca dei miei capelli.
Così spalanco la domenica
ai pugni che tengo nascosti.


ECCOMI

Eccomi,
mentre non sembra giorno
questa ruggine di mattino,
crudele
che già m'appassisce fra le mani.

Le vele stanno in quarantena
È gelo spinato fra i lampioni
e goccia una disperazione
a molliche
dal balcone.

PETALINE IMPRONTE

Oggi le tue dita m’hanno pettinata
m’ha baciata il tuo odore di lana
ieri forse mentre soffiavo sulle scaltre
rose d’inverno, petaline impronte
m’hanno fatto voltare, il sorriso
voleva frugare il collo tuo leggero.
Ecco perché non langue la tua ombra.
Mai remota.

TIENIMI E TIENIMI

Tienimi nelle tonde vocali
Nella gutturale posa di gatto
Fasciami qui mentre mi reggi
nel silenzio disciplinato
Presto sarò mano che ti saluta
quaderno che si fa leggere
mentre fertile il mare
come leggenda ci coprirà.

ACQUERELLO

Disegno un frutto da mordere
con la saliva che t’appartiene

Semplice s’accuccia la luce
così ci pettiniamo, arsi, schiusi

S’attende solo che le ciglia benigne
si ricompongono a stella marina

Come le balene quando all’orizzonte soffiano.


PENSIERO

E domani cose da fare
il pane sul tagliere
le mani da benedire

Oggi

Rosicchio un presepe
coi pupazzetti rotti
piccola paglia d’alitare

Sempre con gli occhi che un poco si cancellano.


E NATALE A TE

Per la tua festa di natale
raccolgo mandarini
giovani luccicanti
e te li metto, ad orecchini
Per la gioia delle capannine
pregherò le stelle marine
d’esser presenti, le punte tonde

A smossettar le tue fossette

Ora bambine.


FOR US

Tienimi con te sulla punta dell’albero
a sfidare i ciechi e le nottambule note

Apri con me il regalo e spruzzami lavanda
vedi come ogni ramo ci fa tintinnare

Scc zitto, ora chiudi la tenda
e fasciami di rosse palline in lacca beige.



25 Dicembre

Nel cartoncino nero

brilla il buio

sapiente

Snoda

lucciole

nel paniere

ricco

dell’utile cuore.

A CONTI FATTI

A conti fatti sul palmo della mano
la mia stanza ci sta, ma senza porta

la luce mi morde, sì anche il freddo
bacia le ossa e s’accomoda tranquillo

ecco che m’accuccio nell’armadio
tra il cappotto e le storte stampelle

annuso il tempo che sarà, nelle pieghe
di naftalina, nei ciondoli a cuore.

MA OGNI GIORNO A DENTI STRETTI

Ubbidiente
sonnecchia
dietro lastroni di vetro
l’ombra di mia madre

Frisati colori
attitudine al pianto

Indossa dramma di violetto macramé
indifesa
pende
illusa
di profumi,
risposte

Ora trasale
così nuda di sospiri
e
disordinata nella mia mente
graffia in sorrisi e pentimenti

Piace al mio cuore cantarla
succhiarla nel ventre
stretto
del rimpianto

SETTE GENNAIO

Ci fu bacio a colori un giorno

Si travestì d’educato languore
Il tuo ovale d’occhio severo

Così non sentisti che un botto

delicatezza d’una stretta collana
ping pong fra la rete e le braccia

Brillavi di straziante paura, educata.

E ogni treno fu nave perenne al molo
Al punto*

INVITO

Non c’è fretta nel mio guscio di vetro
mastico rose per te, ne faccio vino
liquoroso e convincente

Daccapo sequestro il magro sonno,
sbandolo le grasse fattucchiere
soffio sulla panchina

Ecco , guardami ora, dimenticati,
lacerato e impaziente, succhiami.



E VOCAZIONE IO SONO E COMETA

Non sono che impossibile bagaglio
bulbo, cometa nella tormenta

Ho vocazione ai distanti minuti
ai gigli sul mento di narciso

Così lacrime mi dividono in stelo
sedotto tra l’erba molle, in sudario

E le mie guance ambulanti in amore
dispetto a cura d’un tuo bacio.


A SORPRESA

T’aspetto per schiumare il mare
e butto all’indietro la testa, le mani
che spolverano il liuto della gioia

T’aspetto come una straccivendola
nell’ora d’aria, fra palme in pulviscolo.
A notte illecita.


QUANDO LE VELE

A metà giorno quando le vele sembrano
appoggiate ragionevoli poiché difetta
il vento, l’aria è croce silenziosa, ecco
in quell’ora vale la pena dichiararsi alla vita,
farsi succo volte e volte mescolato, ululato,
fame di sabbia che indurisce, bava che sbocca
oltre le timide ombre inavvertibili delle barche.


QUADERNO DELLA RICONOSCENZA

Francesco mi scrive mi manda cd
Fuga le zampe dei ragni così

Francesco procura cataste di stelle
e lacrime stanno un poco più snelle

Colora la carta con foglia di brina
io mollo gl’artigli, m’abbraccio bambina

Paziente poeta mi filtra la sabbia
saetta gentile e m’apre la gabbia

Francesco è risacca di perle e pudore
perciò io lo stringo frusciandogli il cuore.

( Pubblicata in scrivi.com col mio secondo nick, PICCOLAEIMPRECISA)





 

Nessuna parte di questo sito può essere riprodotta in alcuna forma senza l'autorizzazione dell'autore. - Developed by :: maknef.communication ::