E’ inverno, di donne senza teiera. 02/10/2004
Donne senza trucco Mugghiavano i denti Al sole insonni Erano rami Stupiti della città
Donna di spalle ocra China la chioma spinge Steli di arance gli occhi Negro si spezza il giorno Dentro cedrine aiuole Giovane il mento abbriglia Porta narici in ombra Spuma di alghe il fianco
Nel letto d’improbabile armonia fioccava un’ombra stratta posa di luce Nei fianchi rosato sudore di palpebre Infilò egli la sua tempia di asciutta memoria fra le mie calze stordite meticcio costato di vento Sbendò così il timido mattino mentre al cancello un galà di pieghe squarciava l’amo degli addii
Ricorda amore ! Gentili le donne se ne vanno ! Gentili !
Sudicio ora ringhia l'inverno a zoccolo di echi.
IN ROSSA VOCE
Quando raspi in rossa voce quando di me strizzi silenzi e m’oscuri d’angeli attenti che se ne vanno muti in punta di vela sanno essi dorati rubini che noi soli si possiede l’ombra del paradiso
CH'ERA UN FORSE DEL POI
Quando prendemmo la bicicletta una per uno saggi a testa in giù sapevamo ch’era un forse del poi e avrei fatto di trasparenza vela possibili giochi sul muro e tu ombroso di vita avresti tagliato boschi come certi marinai stanchi quando cambiano destino per le americhe per le creole labbra del sonno senza marea in creste di piccoli lumi.
CIOCCA DI SOLE IO, TUA
Ciocca di sole Io tua Immobile, ineguale Come stupore rappreso mi incido sopra le nuvole.
MUSCHIOSA LEI IN SCAFFALE AZZURRO
Il cielo lei dice e si addormenta prendendo quell’aria acuta di sé più non squittisce randagia sopra scarpe ceralacca il corpo chiaro mento all’inverno è la sua ombra l’incauto inizio della vertigine un acuto volo si ma non in tal stridio d’azzurro ora ch’è appena uno svenir di piume al tramonto e punge ancora così disordinata lei punge bufera nel bronzeo miagolio d’inedia in dissolvenza.
NEVE O FIOCCO GIOCOSO CHE TULLE NON È
Nel guanciale accanto la mano ora che mille carezze non dona ma sembra solo ingeneroso umore ammansito di pelle diafana chiocciola con rumor di vetro ecco dicevo ero a fianco del tuo guanciale avanti ieri la morte è lenta in ascensore e tu m’accompagni un poco ancora un poco fratello nell’incolore tempo della invera soglia dei baci tardati ioti ho sussurrato Antonio cade la neve e lei che t’ama come solo lo sconsolato amore sa fare lei tua donna sempre pelle dei tuoi occhi spalanca la finestra e così i fili delle flebo il soffio d’aria che una bombola ti dona sono trottole infinite Antonio la neve e spalanca la finestra la fata del tuo amore e tu ingeneroso nel tuo tremar di assenza sei inondato dai tetti giocosi d’un bianco farfalla noi gole d’innocenza t’offriamo un soffitto di perle cadenti confetti fugaci la manna che mano non ha. E’ tempo gioioso anche un fiocco che tulle non è.
LEI LEGGEVA BOLERO STROPICCIANDOSI AL DI'
Toccai appena il suo cuore era un giugno forzato Comprammo nocciole cartoccio ruvido io sul muretto Fingevo di sposa l’odore e grammi composti la tenerezza Dicesti è nelle tue unghie gentili io m’accorsi quanto Di te soffrivo garrula vedevo già piccole le spalle tue Di fianco all’odore pallore del sole ammaliato portami Abitami e dimenticami così a frastuono di piccole zolle Verso casa m’accompagnò un mal di fiore che s’accaniva In largo pianto come infinita altalena verso il mezzodì.
IN MANTIGLIE D'ARCOLAI AL SOLE
Ora allindano i capelli di luna il pettine d’occasione la mano zucchero di violino e aspettano fissano i sassi nel giardino lesti a voltar la testa se un uccellino sbavucchia un verme gemono d’una assolata sinfonia di cedro nel cieco cilindro dei cancelli
I vecchi a fibbia d’ombra rannicchiati la mano d’arcolai le spose al vento mantiglie mute e rami a testa in giù.
CAPOVOLTA LA LUNA SPLENDEVA
Libente mosso. Dei tuoi occhi picchettava cigolìo. Il tramonto inumidiva. Al timone ordinaria sorte esiliava. Oscena e limpida. Mi destinò vicino tuo veliero, il mare. Libbra perfetta, distratta virtù. E il giorno spense la mano tua. A sobbalzi embricata capovolta luna splendeva. Nell'acqua. Crisàora io. Io. Solida. Smarrita.
*DEDICATA 1 Dicembre 2005
Scioglie con grazia il dito la docile colla sul verde cartoncino E dico, lo faccio come le dame con trina di brina guardando alla finestra l’orma d’uno zoccolo la mano sulla neve che scioglierà tenace nel tremore il pieno d’un bacio Atteso.
* DEDICATA 2 Dicembre 2005
Mi fa visita il tuo turbare la neve Quella dei ninnoli silenziosi, vicini E ti sposti con occhi d’agrifoglio Capace ora sei d’esser mantello Abito di corpo di nastri, strambi In posa sincera, come avvento
Che tintinna.
*DEDICATA 4 Dicembre 2005
È un punto di cera che cola la tua voce di radice polposa
Così ho immaginato la mano frequente al tremare, raggiunta
Piaciuta come un verso doppio visibile nella preghiera a sera.
Con te.
TI PORTO
Ecco ti porto un riservato inchino
e ti chiedo variante di libellula
Una morbidezza senza terra d’ombra
Incomincia dal grezzo del mio collo
dalle vele che stanno arrotolate
timorose d’una orrenda morte.
Vieni, in grembo senza tanta ragione
Io non so bene come fare,guarda
Invecchio in devozione di sorpresa.
ARIA
M'è sembrato per un tratto sentir bussare sulla spalla una noce che brillava di natale una schiuma di caldarroste generose, croccanti.
Forse, mi son detta, il cielo stanotte mi respira addosso.
E guardo cavallucci in rossa trasparenza.
IN CIONDOLI SUPERBI
Due superbi ciondoli alla cintura È per danzare col suono di strada convincerti d’una tunica dritta che si fa pastello a carezza, anima di paccottiglia, serpente delicato pronto al miele del dì, al muschio. Tuo.
PRIMA D'USCIRE
Sto per uscire un tulle di nero e gli occhi limpidi ci penserà il sole a dirmi se devo tornare in questa casa dalle croste di persiana.
AI MIEI PUGNI, CELATI.
T'assaggio in tenerezza di dita ti conforto col sonno che rubi ad ogni ciocca dei miei capelli. Così spalanco la domenica ai pugni che tengo nascosti.
ECCOMI
Eccomi, mentre non sembra giorno questa ruggine di mattino, crudele che già m'appassisce fra le mani.
Le vele stanno in quarantena È gelo spinato fra i lampioni e goccia una disperazione a molliche dal balcone.
PETALINE IMPRONTE
Oggi le tue dita m’hanno pettinata m’ha baciata il tuo odore di lana ieri forse mentre soffiavo sulle scaltre rose d’inverno, petaline impronte m’hanno fatto voltare, il sorriso voleva frugare il collo tuo leggero. Ecco perché non langue la tua ombra. Mai remota.
TIENIMI E TIENIMI
Tienimi nelle tonde vocali Nella gutturale posa di gatto Fasciami qui mentre mi reggi nel silenzio disciplinato Presto sarò mano che ti saluta quaderno che si fa leggere mentre fertile il mare come leggenda ci coprirà.
ACQUERELLO
Disegno un frutto da mordere con la saliva che t’appartiene
Semplice s’accuccia la luce così ci pettiniamo, arsi, schiusi
S’attende solo che le ciglia benigne si ricompongono a stella marina
Come le balene quando all’orizzonte soffiano.
PENSIERO
E domani cose da fare il pane sul tagliere le mani da benedire
Oggi
Rosicchio un presepe coi pupazzetti rotti piccola paglia d’alitare
Sempre con gli occhi che un poco si cancellano.
E NATALE A TE
Per la tua festa di natale raccolgo mandarini giovani luccicanti e te li metto, ad orecchini Per la gioia delle capannine pregherò le stelle marine d’esser presenti, le punte tonde
A smossettar le tue fossette
Ora bambine.
FOR US
Tienimi con te sulla punta dell’albero a sfidare i ciechi e le nottambule note
Apri con me il regalo e spruzzami lavanda vedi come ogni ramo ci fa tintinnare
Scc zitto, ora chiudi la tenda e fasciami di rosse palline in lacca beige.
25 Dicembre
Nel cartoncino nero
brilla il buio
sapiente
Snoda
lucciole
nel paniere
ricco
dell’utile cuore.
A CONTI FATTI
A conti fatti sul palmo della mano la mia stanza ci sta, ma senza porta
la luce mi morde, sì anche il freddo bacia le ossa e s’accomoda tranquillo
ecco che m’accuccio nell’armadio tra il cappotto e le storte stampelle
annuso il tempo che sarà, nelle pieghe di naftalina, nei ciondoli a cuore.
MA OGNI GIORNO A DENTI STRETTI
Ubbidiente sonnecchia dietro lastroni di vetro l’ombra di mia madre
Frisati colori attitudine al pianto
Indossa dramma di violetto macramé indifesa pende illusa di profumi, risposte
Ora trasale così nuda di sospiri e disordinata nella mia mente graffia in sorrisi e pentimenti
Piace al mio cuore cantarla succhiarla nel ventre stretto del rimpianto
SETTE GENNAIO
Ci fu bacio a colori un giorno
Si travestì d’educato languore Il tuo ovale d’occhio severo
Così non sentisti che un botto
delicatezza d’una stretta collana ping pong fra la rete e le braccia
Brillavi di straziante paura, educata.
E ogni treno fu nave perenne al molo Al punto*
INVITO
Non c’è fretta nel mio guscio di vetro mastico rose per te, ne faccio vino liquoroso e convincente
Daccapo sequestro il magro sonno, sbandolo le grasse fattucchiere soffio sulla panchina
Ecco , guardami ora, dimenticati, lacerato e impaziente, succhiami.
E VOCAZIONE IO SONO E COMETA
Non sono che impossibile bagaglio bulbo, cometa nella tormenta
Ho vocazione ai distanti minuti ai gigli sul mento di narciso
Così lacrime mi dividono in stelo sedotto tra l’erba molle, in sudario
E le mie guance ambulanti in amore dispetto a cura d’un tuo bacio.
A SORPRESA
T’aspetto per schiumare il mare e butto all’indietro la testa, le mani che spolverano il liuto della gioia
T’aspetto come una straccivendola nell’ora d’aria, fra palme in pulviscolo. A notte illecita.
QUANDO LE VELE
A metà giorno quando le vele sembrano appoggiate ragionevoli poiché difetta il vento, l’aria è croce silenziosa, ecco in quell’ora vale la pena dichiararsi alla vita, farsi succo volte e volte mescolato, ululato, fame di sabbia che indurisce, bava che sbocca oltre le timide ombre inavvertibili delle barche.
QUADERNO DELLA RICONOSCENZA
Francesco mi scrive mi manda cd Fuga le zampe dei ragni così
Francesco procura cataste di stelle e lacrime stanno un poco più snelle
Colora la carta con foglia di brina io mollo gl’artigli, m’abbraccio bambina
Paziente poeta mi filtra la sabbia saetta gentile e m’apre la gabbia
Francesco è risacca di perle e pudore perciò io lo stringo frusciandogli il cuore.
( Pubblicata in scrivi.com col mio secondo nick, PICCOLAEIMPRECISA)
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