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| Nadine Spaggiari |
| Ex modella di Krizia, diplomata all'istituto d'arte Florentia, ho collaborato in seguito con Bonvi, Mondadori etc, come illustratrice, aprendo poi uno studio grafico pubblicitario. Ora mi dedico esclusivamente alla pittura e alla poesia. |
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- Era... -
Erano pastoie, io la fiera, e niente mi accoglieva - era tumulto, era opinione. Troppo grande questo legame che si racchiude tutto in una mano, per il tempo di un ramo e le parole?
Swan
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- La tua sera -
Tu, sei tu, nello specchio, guarda - la tua sera cerca sorelle. Non sei a casa, arriverai. Un cerchio, lento, sfila da sé i suoi anni. Campo nerastro, s'interra la vena, ma la brace rimane, ravviva, al tuo cedro schioccante.
Swan
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- Stracci -
Cenere la notte, che trae dal buio la sua piccola barca a riva - e le fiaccole, le feste glaciali, le mie belle spalle tremanti.
O la vita che appare, e scompare -
ma nella stanza tiepida qualcosa resta, qualcosa che non voglio vedere - (sta come potrebbe la morte: quali giochi di pianti)
stracci, sulla sceneggiatura rimangono gli stracci lacerati a tamponare questo universale diluvio.
Swan *
- Pane del cielo, che io diventi il tuo profumo -
Egli, che calmava le acque agitate, pane del cielo, non può dare pace a se stesso radice d'ulivo in ombra di terra -
di tempesta l'angoscia scuote l'aria, e nell'ora morta è volato il diavolo, bisbigliando accostato al suo volto: - Rabbì - poi lo ha baciato.
. . . . . . . . . . . . Uomini e donne di tanta prigione, quando è negata a loro la speranza - numeri segnati, feriti, vegliano dov'è cuore di Figlio in comunione (ogni uomo ha diritto di essere chiamato non come eroe o con un numero, ma col suo nome)
O caro popolo di carne e sangue, luna interrata da un male che opprime, domanda senza alcuna fioritura - zolla buia di incontri, e di voci, di croci, la libertà si cerca nell'afflato, pietà del fango e della cenere, per poi scoppiare in pianto - e saremo santi se la fiducia ci porterà a camminare sulle acque. . . . . . . . . . . . . Lui, il condannato dal volto innocente, intrecciato alla corona di spine, che alla follia risponde col silenzio -
a lui (Lui) che scioglie dalle pastoie, sia lode pura e grata.
Swan * - Nell'ora semplice - Che desiderare se non il sonno,
se quando vive la notte si lacera - e pensavo questa donna finita, cenere, che si stacca dalla brace.
Oh mia presenza, t'ho vista spezzata, poi infinita, distesa nel suo fuoco quando ramifichi nell'ora semplice, che anche spersa in ombra, saresti luce.
E il male, dimmi (Tu), da dove viene, quale il suo seme, quale la radice - l’acqua intorbidita non sa morire o il male sta nel mio stesso timore?
Swan *
- Fragili coscienze -
Bagliore indefinito che si canta, sfiorando la coscienza che m'attorciglio al dito - l’ho vista spezzarsi l'idea in una errata smania - devoto sentimento legato all'attimo, sulla via del chicco di grano -
sottile sottrazione - oh l'angoscia, la distretta, che folla aggrava con ombre sovrascritte dal clamore.
Swan
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- Il senso delle cose -
Oh, Padre, nello spezzare il tuo pane, guarda alla mia poesia, che sia il vuoto - vuoto che all'intimo svela miseria, ne rivela i suoi bassifondi su rovine tristissime. E non sia un sogno morente, nel buio, né pallido fiore o segno palustre interrato senza solco azzurrino.
Solleva questa donna dal suo straccio, che santa devozione graffi l'aria e sia brace l'odore della terra,
zolla scomposta, pena sradicata.
Swan * - La dolcezza -
Cara dolcezza, rugiada degli uomini che ti trascini per gli stracci, t'ho vista lacerarti -
noi tutti eravamo sperduti, nubi azzurrine di gente morente, disseminata polvere di pane.
. . . . . . . .
Ma quando è terra buona, quali vaghi ci insegni ad amare nelle tempeste, santo influsso di forza travolgente - sapremo morire come un dio semplice che può apparire debolezza? Oh la mitezza, che non fa rumore, è in te che voglio crescere - calca nella coscienza un'orma, (l’ho vista radicarsi in questa gola, e gioire d’essere accolta)
esalta la brace con la presenza e senza lotta mantiene la pace - ripara il male, trascina le folle e Dio, che non resiste mai alla dolce violenza inerpicata di tanta immacolata mansuetudine.
Swan *
- Con un cielo nascosto negli occhi - (seconda versione)
La notte è una ferita caduta sulla terra, gonfia di buio, con un solo quarto di verità - una trincea di corvi taciuta nello sguardo, un ricordo sempre pieno, bendato nel cuore.
. . . . . . . . . .
Siamo vissuti come l'erba, ai bordi della strada, saltando fuochi e fossi a raganella per sentire lumache respirare umidità, con un cielo nascosto negli occhi, magri e pillole di stelle ingoiate contro il male.
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E poi seduti sul confine, soli, finire intossicati d'amarezze di una mentalità analgesica, che coagula il verso - lo schioccare - quando tende alla luna, lo silenzia.
Swan * - In Spirito -
Mio Luminaio(e)Lume acceso ala spiegata del mio spirito, io sono sempre io - ma questa donna, inTe può anche essere migliore...
Swan
* - Salmo -
Spine, sangue striato - unico tu, fiorisci verso la gente, tu e li conti, li tocchi tutti.
Swan *
- Come stai nell'intimo -
Oh mio geloso turbamento, airone delle mie paludi - viene da te ogni bene e tuttavia, io, terra e cenere, lascia che parli le mie ombre scritte a questa tua misericordia.
Swan *
- E' la terra, questo triste guanciale -
E quando, noi, fisseremo la pace, quando spezzeremo i confini come pane consacrato all'amore.
Non vivi, non morti, di fradice alghe - sommerse nei flutti del sangue s'aggrumano fiere su fiere (feroci all'aorta) e quale notte dotata di senso ci vorrà ancora parlare di grazia.
E' la terra, questo triste guanciale, la terra, era tutti gli uomini - e la parola non è destinata a splendere (cuore pulito) ma a bruciare (cuore arricchito) in una notte che segna il passaggio, il patto sul mondo, al primo fedele.
Swan *
- La mistyque -
A te, corpo del mondo in comunione, ai tuoi richiami, in onda sullo scoglio - un punto fermo nell'incendio mnestico, unica forma - amata luminaria - tuo dev'essere il mio peregrinare, tuo, il mio ramificare negli spazi.
. . . . . . . .
Mi trovo qui, nei panni di una donna senza asserti, che vuole solo crescere -
Itaca è lì, in te. Agonizza l'attesa.
Swan
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- C'è qualcosa poi che dà una stretta -
Non cerco gioia all'infuori dell'intimo, ho toccato tutto ciò che è spezzato nelle aspre vertebre di questo mondo: - volto teso, s'accinge a lacerare l'ultimo residuo di umanità, premendo l'aria d'ombra fino agli occhi.
. . . . . . . .
Ma la dolcezza è figlia della luce e c'è qualcosa poi che dà una stretta ai morbidi dolori, voce canta, nomi pellegrini migrano in uno: - lungo momento di felicità che si rianima nel cuore, si stende un nido immacolato di farfalle.
Swan
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- A volte voce muta -
io, vento esausto sulle notti, tuo soffio ritrovato, da sempre sospesa fra il dire e il fare, ora sono qui, a segnare la croce, a scorticare il palmo scavando quella terra, dove tu plasmi le forme: - quali docili curve, le fisso nuove in te, senza morire.
mia stanza segreta, letto d'amore - a volte voce muta, in questo deserto metti la fiamma, a mitrale schioccante più del cedro, capace d'ammansire le mie fiere, e sradica da me ciò che ti spiace: - dallo in pasto a una fossa.
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- Tenere collere - Piccole maree oscure, nella tregua di questa donna, e un'immagine chiara, a taglio sulla sera - con la mano lunare dentro l'aria, a diluire tenere collere e parola, che percorre lo spazio.
E' più di quanto non occorra alla stanza segreta per la visione, la coscienza, di un momento perfetto.
Swan
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- Stava come la vita - Violavano il silenzio le fenici, a toccare il mio mondo, d'un grido fatto inerme, soffiando sulla brace il terzo giorno - (dolce campanello) l'ora era scoglio.
Diaspro unigenito sanguigno, stava come la vita, disteso sul mio fuoco e notte dopo notte, sul letto numerato di corsia, lo amai per come divideva il pane.
Quando lo riconobbi, giunsi come la brezza a condividerne la mensa (e il sangue che s'addensa là, dove si versano a tu per tu le cose che stanno più a cuore) con un vago canticchiare superfluo, la malinconia che appare e scompare -
non vi è passione rampicante, in lotta: - tanto s'imbeve, in una malattia, che non abbia gustato questa morte.
Swan
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- Intimité - Affonda, rovista nelle mie nicchie, e bevi ancora dalle feritoie della mia svagata mitrale - tu, mnestico inganno, così voluto, l'inverno è stanco, come questa donna, figlia del freddo e di storie sospese, riversa, arsa, su quest'ultimo altare.
Swan *
- Quel rivelarsi delicato -
Docile, odorosa brace di cedro, affonda il mio risveglio rannicchiato in questo straccetto di pizzo nero - (vanità lacerata - a spettri invaghiti, parte dolente)
Così cara quest'ora interminata, un delicato rivelarsi (confessioni) O Theos, che si concede in quella remissione delle foglie che danno voce al vento -
nei volti, scarni, sui poveri letti, anche in chi non crede parola - c'è - e ai gorgoglii di freddo lungo i muri cede il suo fuoco.
Swan
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- Quando si scorge la remissione -
Intima è la parola, quando non cerca consolazione, come calza di seta, che si venga srotolando alla caviglia - scrivere, senza compiacersi - il gesto, a scomparire dalle pagine, e per quanta folla ci sia, dentro si continui a sembrare vuoti.
Esserci, ma in sordina, sull'affocata linea della terra, come chi di fronte allo specchio, non vede di sé, ma dell'altro - e carità riveli ai cuori in contumacia grani d'amore.
In quegli scolatoi dentro i macelli, l'agnello ancora asperge - resurrezione non è pestare l'acqua nel mortaio d'una malinconia che aspetta il buio -
è quando si scorge la remissione vagabondare trasudamenti di sangue preziosissimo, dolce fino allo spasimo che rifiorisce dalle secche di una zolla morta.
Swan *
- Come un motivo in sordina - Attendevo questo bacio di pace, come accogliere un'ostia sulla mia accovacciata debolezza -
poiché la tristezza s'insedia con un motivo in sordina, consuma, e trascina su un letto sfatto.
Tortora senza volo, un rotto balbettio di luce smorza
simile a quel lampione sottocasa che nella sera tremola intermittenti chiarità: - ansia di nascere
o affoca per morire, nei suoi lumi d'istanti.
Swan *
- Ho un vuoto qui - Respira ancora nelle acque di terra voce sommersa aderita alla notte - così dal sonno appare la fanciulla, che viene meno sul taglio dell'ombra, quando rapisce la luce dei volti che iniziano a morire -
(la morte - ala viva che accoglie poiché a Dio si ha diritto! il desiderio, la veemenza santa impazienza viatori si soffre, sia il suo ritardo, che l'assenza)
ma senza che la vita ci sia peso, se si rimane gigli senza gambo su un fremito di vento - e nella stessa gola, muta l'anima che si presenta come profezia, di visione in visione nel silenzio: - è Dio, senti i suoi passi?
Poi c'è Viola e il suo gatto, calma le mani sul capo dei poveri - il Santo l'ha dipinta d'una tinta che sbatte, ma quando l'ora era senza peccato.
Se fossi lei, come saprei d'amore - (non avrei bellezza, né l'apparenza e tanto da attirare l'attenzione!)
Ma non sia porta che il giorno sbatte, ciò che non è entrato nel cuore - come una nave sugli scogli, che ha i secoli nel dorso sul vuoto in cui si schiude,
passi che mutano in rumore, non sia così, non sia così -
venga pure la fitta! leccando il palmo intorno al chiodo ho un vuoto qui sul labbro -
rimane attende e si comprende.
Swan *
- La stanza sotto i tetti -
Pende stanca, da una poltrona di vimini, in questa sfitta sera la vita allineata con troppa simmetria - malattia odorosa d'iris, e di un insistere invadente della pendola -
(ti scrivo, da una stanza sotto i tetti, menino de rua, tua mammella lontana - al tuo buio, o solamente al mio).
Cos'è che mi separa dal mondo, profonda angoscia consegnata, ala abbandonata a sé stessa o a lui, (Lui) splendido intruso,
mia pace e brace:
dono di un amore più grande in un colpo di lancia, sangue, acqua, il vino nuovo -
un cartoccio di marrons glacés, ma così in solitudine.
I gatti sono tristi senza i tetti, come me che rubo la vista al buio, assai stupita, di vedermi intorno un'oscurità dolce, per i miei occhi - ventoso vuoto che soffia le onde della valle, di veglie e di novelle, donna che affonda le mani nel suo spettro - quest'ultima Ofelia è all'orlo dell'inverno, lì aspetta, svagata,
e ci sarà cordoglio, per le fredde, complesse, trafitture.
Swan *
- Il mio compleanno - Se l'infanzia lascia il labbro spaccato, soffia lune nere sulla sua tomba, per migrare di stagione in stagione -
il sangue accompagna una bimba a vedere la fine da una crepa
di freddo, simile all'inverno.
Povera notte che sussulta, s'impiglia a una donna, così bella da non aver paura
di morire -
che dalla lava intreccia nidi per le allodole - fondi corvini fra le ciglia, imbarazzata, di non aver saputo sorridere
al trauma adagiato nel grembo, umido, di uno scantinato, destinata a perdersi, ogni giorno, del suo compleanno -
quasi un alone di respiro, incostante sul vetro.
Swan
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- Così disposta -
L'umanità va in fiamme e non la so descrivere - s'affolla un po' sopita, la libertà, di pensare o non pensare a quanto una giornata d'autunno mi appare come labbra tese a un'ostia, dal sapore di mentuccia - (tanta umana fragilità, rattrista! creature in bilico al riparo da ogni slancio).
Livide le foglie, tremano la tregua della pioggia - l'umidità respira un poco appesa ai vetri, un vento lieve supplica l'odore delle fragole e di silenzi accorti, in verità scomposte e al cuore lucignolo rimpiange ogni fratello perso per la strada - poiché ogni uomo nel sangue mi versa qualcosa di buono, disormeggiato da una grande profondità. Così, disposta, sull'acqua che mi vede sognare rami pronti all'inverno, stelle che brinano sui vicoli, e un pezzo appeso d'agrifoglio, e tu che non colmi più il pozzo, per trovarvi la luna.
Anche la quiete mi somiglia, cara speranza, che mi riporti a riva, ho capito l'amore ritrovando me stessa, e non mi schianto più fuori dal sogno.
L'odore del latte caldo, la schiuma e un cucchiaino da leccare, e Dori che telefona alle sei, seduta sulla sua cassapanca, come violastra farfalla senza fiore, di una infanzia poco perdonata -
parlarle d'affetti, dei domani dai rampicanti delicati, sotto cieli graffiati, a confessare sogni fra i canneti e poi parola per il pane e il sangue -
che in certi giorni i grumi si disperdono, nel polline del cuore, e sembra smettere un rimorso.
Swan
* - E' solo lontananza -
Quanto è via breve nella sottrazione - non avere niente che sorge o annienta, nemmeno un volto bagnato sul vuoto -
(alba che brucerà di nessun fuoco!)
Sguardo d'astrazione dissacra l'atto, mischia l'amore a vaga somiglianza, come falò nel fitto buio insonne
e non è redenzione soddisfare, se poi riemerge da uno specchio rotto come condizione che amore chiama,
ma è piuttosto esigenza, mancanza veemenza
dal Creatore, è solo lontananza.
(Il Creatore: - oh, si dirà la perfezione, che poi nel nome, l'anima devota è già scintilla).
Swan
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- Solo una cadenza nella sera -
Suona il sax la città, gonfia di sintomi, negli umidi portici degli artisti - e lo spazzino cancella i miei passi, insieme a foglie cadute alla vita -
così, David, muore lo sguardo, su ciò che sembra vivo, e l'alibi è deposto dietro il buio -
(sangue tumefatto, con questo amarti mi cospargi e rinasci quando esisto)
Respiro David? Sono ancora? Oppure ora è solo una cadenza nella sera.
Swan
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- (sospiro) mai più! -
L'odore è una pianura infreddolita, di terra bagnata, foglia caduta - poi c'è un dolore fitto nella mente, di donna che s'adagia alla sua ombra -
ora non vuole non chiama - non ama, dona soltanto la sua debolezza - e una gola riarsa.
O voce dell'ultimo strappo, non fossi mai stata sepolta - di tanto astratto - quanto sono viva! il presente saliva in una scarpa rossa, il passato, al vento malato l'impronta già battuta dalla pioggia -
e tu, nel tracciato il distacco, (sospiro) mai più!
Swan *
- Poi c'è Maria -
Parola asciuga l'alibi del buio e un venire ossessivo per la luna, che se comprese il senso fra le ceneri ritorna liberata dalle grucce.
Fitta folla, più sola sempre torna - di forma in forma la frammentazione, depone lingua sotto formalina.
Poi c'è Maria che dice: - figlia mia, rifletti sulla morte, sull'amore, l'odore del dolore chiude porte se non depreca aurora boreale, che in bilico al linguaggio attuale, è oltraggio.
Swan * - In quell'umanità di vene piene -
O gola secca sotto l'acquerugiola, lascia che venga il senso del disagio - si sperde, lento, se lo allatti poco.
Su quante mani si vive, si svende, l'attualità di madri infanticide -
non sia replica, né per ipotesi, d'una insana mammella sradicata, di lingua scagionata per dolore -
e non sia notizia l'aberrazione, dentro pozze di quotidiani pregni.
Con passione, si estrae dal buio il giorno, che sarà il sangue a sperderne l'orrore, in quell'umanità di vene piene, dove luna chiara viene, s'immerge.
Swan
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- Al soffio dell'umanità -
Quanto s'inarcano le acque su le acque, per non sperare in cose morte - poi si dividono, riprendono il percorso o s'abbandonano, ancora, alle stelle che irrompono, per le porte del buio. Ma il vento agita - nervo di dio - (non di lui ma a lui voglio parlare) infiamma le ore più belle del giorno, grado a grado spinge la vita, che arde - viene mite quel vento, che incide, cicatrizza, dove madre e cireneo soccorrono il peso, e saziano le voci al soffio dell'umanità che invoca, quando sa che sta morendo. Swan *
- Intensamente, nell'intimo -
O radice di iesse, germoglio che spunta dal tronco - la tua seduzione è una forza, che brucia, tanto più violenta quanto più il bisogno è percepito, intensamente, nell'intimo, e il vuoto da riempire è grande, fa soffrire, scuote, fa paura.
Benvenga allora, quell'insoddisfazione che disturba, come segno che nel cuore c'è brace, dimentica di sé, che chiede di ardere alla luce.
Swan
* - Ombra del sogno -
Anima mia, spezza la seducente forma che m'avvolge - tanto si nutre di passione, e tormenta insieme!
(preme, sulla schiena, come corteccia muschiata di un bosco).
Portala nel sonno, poiché mi neghi di transitare liberamente nel lato oscuro delle fiamme - e gli infiniti specchi, di me, ombra del sogno, rifrangano una sola immagine, inevitabile stigma, che lenta si spoglia dei suoi stracci -
se pure a salire, è un'insondabile vertigine.
Swan *
- Quando l'amore -
Spoglia dal deserto lunare, d'una morbida attesa, emersi dalla notte, come acqua di torrente, dissacrando una quiete, che fascia troppo strette le parole - (parole, sì, parole in piena: - colme mammelle di lupa ai mendicanti). Calda presenza grata di passione, corda annodata di sospiri, raccoglierai questi miei slanci, o rimarrà pallida fiamma, fino a morire sull'affogata voglia che ho di te - (ma poi cos'è la morte? bellezza fanciulla come appare - ispiratrice più imperiosa della mia poesia! superba follia). Nel mio lasciarmi divorare, qui ho cercato di narrarti quanto ho cantato, per venire a te, calandomi nell'onda più densa - inerpicata innocenza, sedotta - sofferenza annunciata. Swan *
- Ma parlami ancora, tu -
Sono sul piano della luce viva, non senza te, mio negato approdo, ma oltre - io sono l'aria sottile del tuo refrain, pur se palmo a palmo ho contato la notte, e il cedimento delle stelle, trattengo appena l'ombra di uno spleen. Ma parlami ancora, tu che dividi le acque dei tuoi giorni - spera la parola, che qui s'accende, alita sulla nostra brace, e rende il respiro un groviglio -
poi s'aggruma, tace, a predirmi l'anima. Swan *
- Per poi rispondere -
Come tutto attira verso la terra, e disperatamente in solitudine spira l'urlo d'animale ferito - ha poi gridato un grembo senza viscere, della sua stessa morte - ma un gesto può schiudere un seme, germinare l'intera quercia - è un frugare nell'atomo per ricomporre i tratti. Si entra nel sancta sanctorum dell'uomo, dove l'anima silenziosa è forte - se scava la parola, benedice la più profonda unione. Swan
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- Non vi è luogo -
Mio insensato amore, con me ti porto dinanzi agli specchi, nella caduta vorticosa e frivola, ai piccoli morsi, rossi di fragole, e non so per quale inerpicata fede, che penetra, sconvolge, m'avvolge di sottoveste lacera, solo a tuo nome. Non vi è luogo ove non cerchi di te. Mio tassello mancante, sospiro assolto, come ci cercammo - respiro d'ombra inquieta in questo sangue, umidore gonfio, che adagia la dolcezza e l'arco della schiena levigata di speranza. Non ascoltarmi più – vieni! prima di piangere le notti - non vi è solco ove non cerchi di te, al giglio interrato, non vi è ripudio. Swan * - Nel vivere -
Donna, che calza le ali alla morte - vita, sorella di pianto e incertezza, le ore traducono, rendendo inutili e quasi fastidiose le parole.
Nel vivere lo sguardo non ha posa, finché non si riposa nel suo fondo - sia lodata l'esperienza del vuoto, se trasforma lo spazio in accoglienza.
Swan
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- Ed è una breve sequenza di toni -
Cantava lo stupore la mia morte, (sul ventre ombrato) e venne a interrompere il filo, sull'umidore dell'erba di marzo -
o mirabile scambio, dimensionato al soffio, se fu solo visione, non temeva malattia - non lamentava di lutto e tristezza, (nemmeno il volto) ma un chiacchiericcio di stelle in fermento -
teneri occhi, colmi di bontà, profondità di un silenzio compiuto.
Mi capita a volte di odiare quello sguardo poiché mi attrae oltre le paure, ed è una breve sequenza di toni - poi la mia stasi muta in profezia:
- piedi amabili, su un quarto di luna, confessano il mio scrutare l'attesa - sia lodata l'origine che scorre, lotta, sconvolge, intercede per vivere, concede, unica ala del dire e morire, contempla tre gocce d'amore, si perde nell'accadimento, si lascia, e più si perfeziona.
Swan *
- Nella terra del limo -
Eppure si resta così sospesi davanti alla vita, fra il muschio e la paura - fragili, come un ramo attorcigliato alla tormenta, al punto che talvolta, i lineamenti dell'assenza s'adombrano confusi con il vuoto - (un andamento malinconico, sconvolge l'ordine romantico). L'esperienza di quiete appare nulla, come perdita di significato - è infine il permanere di una fame che sembra essere mai sazia - rincorsa di ogni esaltazione. Sempre, nella terra del limo, a un tiro di sasso entro un cerchio d'acqua, rispunta quella fame, e resiste - fa sentire i suoi morsi. Swan * - Il tesoro nascosto nella creta -
Così radicato nel nostro sangue, col serpente assopito nello sguardo, da dare forma alla nostra stessa identità: - questo bisogno d'amare, questa fame d'amore.
(Forse è già stato detto, ma non è inutile ripeterlo).
Lo stormire dei pioppi, palesa l'ala dei tormenti - è in qualche modo del tutto naturale soffermarsi e sentirne la voce forte dentro.
Poi nasce un andamento spirituale, che matura in accoglienza cordiale e riconciliazione profonda.
Ossatura della terra, nel tuo centro vive il lume, qualcosa come porgere la mano, prima che si confonda con il vuoto -
(amore negato, è attentato alla vita)
ripartire dai margini, cercare, trovare, essere trovati - si condivide, ci si pone in termini di parità, e il tesoro s'impasta con la creta a stenebrare un buio insopportabile.
Swan *
- Chi conterà gli schizzi del silenzio? -
Fin dal primo respiro, si passeggia tra la vita e la morte - ma sa l'ora il suo ruolo? O sarà poi il rimorso, più accessibile.
Allodole, nei nidi di parole al suolo, ali che vibrano a confondere - s'appanna lo specchio all'epos del labbro, umiliando la brace, a un'assurda affezione.
Ma chi domerà l'impeto del limo che sale. Chi conterà gli schizzi del silenzio?
Chi verrà a tumulare il pensiero, susciterà nel cuore insaziabili incendi.
Swan
* - Quel riso che ha perduto l'affetto -
S'è fatta alta l'erba, dove la pioggia muore, lo stelo porta il giglio, senza riguardo per la malattia, che affonda sola nella terra -
(poi si appare come l'ombra di un'ombra - ricordo appena gli occhi, che non parlano, e quel riso, che ha perduto l'affetto).
E' questa la donna dentro il suo tino, a spremere vaghi senza più succo, con uno straccio addosso lacerato, dal graffio amato della follia, che ancora preme la sua passione, fasciando strette le stelle in gola.
Mie care caviglie stanche, Dio non concede scadenze - sollevate questa vita di lepre, fuori dalla sua tana, che non diventi straniera uggiosa, nella sua stessa itaca.
Swan *
- Il sollievo -
Cara scintilla d'alba, consacrata innalza superba la sua tenda, negli occhi che dovevano risorgere dal sonno seducente.
E' già passato quello spettro, come uno straccio di dolore, così che anche la marea apparisse nera come un gorgo - poi si direbbe sacro avvilupparsi, a superare un'ala di terrore, poiché l'amore è sempre in movimento, e si distingue nella luce.
Ombra, che segui ovunque il corpo, ne misuri persino i passi. Luce, che lumini i miei piedi nelle orme amate.
(Quinta invocazione): - che il cuore interceda, non giochi a nascondino con la grazia, vertiginosa altezza e il cielo s'esponga per tutto ciò che è.
Vi fu grido di lancia, dal fondo della voce e un tuono:
- "chi come Dio?"
Nacque il silenzio di lingua smarrita - non respira più qui - lei, pena ignota, fame oscura ebbra di vuoto nel vuoto, morta coscienza, giglio nero che non volle e non sa.
Swan
* - Amabili resti -
Sono qui, a capire l'amore scavando al mio trino sussurro - lume di stelle, dove voce non fa mai ritorno, senza risposta, né indugia lingua alla crema di un cuore stremito.
- Vestiva di raso l'ala di morte, sfiorando discreta la pelle, ma tradiva, tradiva, la mia solitaria bellezza, se poi di spalle il suo tocco migliore, era bere l'aurora - e d'ombra di donna appariva, in questi amabili resti.
Swan *
- Allattata in spirito -
Bagnando le parole con il vino, mi adagiai nell'ombra quieta dell'angelo - tacqui, negando con un gesto, il seme amaro della pioggia notturna - (solo l'alba nel petto)
Nata dal nero della terra, allattata in spirito, al seno dei cieli - non posso rinnovare nostalgie, che emergono dal ticchettio sommesso di questo amore insano, che rimarrà inerte, come solo la morte - sepolto con un papavero rosso, nel campo dove le ossa ancora respirano la loro bellezza scorticata - (una maledizione che finirà le sue serpi).
- Le stelle nere, lumineranno in una visione convessa, e nel sudario dell'aria, mi vedrai terribilmente libera.
Swan *
- Mie pellegrine voglie -
Tenero graffio ambiguo, sulla santità del mio tempio - e lo scomposto fuoco per le fragole, nel vento di ritorno, che testimone soffia, sulle mie inclinazioni, venando di brace l'opaca voce dell'ora.
Purificato spirito, mi chiedi ancora di fiorire, esprimendo il distacco dai miei tratti e segni un cerchio nel tuo campo, affinché io mi interri come un tiglio, rivolto sempre al cielo.
Divina chiarezza, sei qui, nella mia selva di contraddizioni e nella seduzione mi ramifichi - sacre le commozioni - guerriere violente scuotono il cuore - si levano dall'ombra, poiché sempre ho saputo.
Sogno - memoria nell'acqua torbida, caldi bagliori che eterni guizzano nel petto -
mie pellegrine voglie, alito di giglio cerca coscienza, si sparge maestoso, sui lapsus della mia fragilità.
Swan
* - L'amore tintinna nella tristezza -
Cercai l'amica amara (dentro) - nell'ora inerme del mattino, e nel frattempo le sorrisi, vedendola distratta in sottoveste chinare nella mente, la sua affannata moltitudine.
Questo riflesso è inconscio, ma se non mi sorrido io il giorno s'abbuia in un soffio, precipita in un pozzo nero, come la notte senza lumi, l'amore tintinna la sua tristezza.
(Dove sei delirio mio, dove sei io ti ricordo, quando poi di follia nutro il mio sangue).
Mia cara falena, porta i tuoi pesi al di là dell'attrazione, ben oltre la gravitazione di una vita prosaica -
li vedrai levitare, come piuma di un pioppo.
Swan
*
- L'idea di un violetto riflesso è nell'intimo -
Quest'umana cadenza si percuote il petto, tra le rovine di un tempio - ma è qui, nell'intimo, che si decide la morte o la geometria della sorte.
Sull'abito a lutto, l'uomo in ginocchio ricama l'attesa al soglio di pace - brace degli occhi le stelle sorgenti, forma di un giglio a sera prediletta.
Fugge il nero dallo spirito spoglio - il corvo tace, dall'albero secco.
Swan
*
- Le intime radici di un male -
Si nasconde un tormento, nella stasi dell'intimo - un tronco scorticato, risvegliato dal picchio.
Così s'apre il debito: - croce piegata dall'ora di grazia, che fiorisce deforme, nelle sue escoriazioni, qui, dentro la bellezza di questo tempio morbido, rampicato dal muschio ombroso del mattino.
Vita ramificata nei giorni delle piogge, s'imbeve le radici nel magma del suo graal, versato in fondo ai solchi di questa solitudine, rivelando poi le sue energie da convogliare,
da un campo nero d'umido barlume, al levarsi fulgido, delle profondità.
Swan
* - L'energia di un istante -
Sarà del sasso o del lago, l'empatia più profonda alla mano che lancia - al tuffo, al contatto violetto: l'energia di un istante che apre le braccia dell'onda, nei cerchi di quel triplice coro -
dallo sfondo lontano, mentre il giorno fuggiva io ero rapita.
Swan
* - Quando la folla -
Fu lieve il canto, nella pausa quieta lunga una notte. Poi un salto improvviso nella pena taciuta, quando la folla riprese il suo percorso catastrofico. Swan
* - Dal gesso della folla -
Pazza si strappa, l'anima, va in giro senza il velo -
può darsi vi sia una forma di compiacimento, infine, nello staccarsi di una tortora, dal gesso della folla -
volare in china solitudine, immensamente intima, sull'onda lumeggiante di questo grande altare - raccoglimento inconscio la sua quiete, gonfia coscienza di cara nostalgia e nel dolore, l'amore non si confonde.
Swan
* - Allo specchio -
Col volto di chi è annoiato, restai così per un lungo istante, con queste mani fragili, sottili, appoggiate allo specchio - e la chiarezza disparve, uscii nei miei pallori, mi vidi là insonnolita, contro il fianco della morte, stretta al suo giglio.
Lo spazio bianco, immobile, pareva deformarsi ogni tanto, di quel labile pianto che curvandosi gridò alla sua dormiente:
- svegliati, sfuggevole sguardo, che non s'è smarrito il fondo dei tuoi occhi - apostoli profondi, dilatati, di chi ancora apre la porta
alle folate, se pure a volte devastanti, della continuità.
Swan
* - Se parlo di te -
Se parlo di te, lo faccio in poesia. Scrivo nel cerchio stretto d'una macchia d'inchiostro, o nello spettro brunito del caffè:
- mio rampicante tormento, assopito sui tuoi rami di carta, la sillaba cresce, dalla mia terra: - spera il vento la sfiori, come il bambù strofina il mio glicine, ora, dinanzi a questi occhi.
Swan
* - Le sue ultime piogge -
In orrendi uragani d'un istante, più largo è il vuoto, dentro - l'attesa ha ripiegato la sua vela - annodato anni e danni.
Questa tua dolente ala di farfalla, s'è orlata i lembi franti - è capace di scavare nell'aria, svelando il lungo sonno e trafiggere le sue ultime piogge, con udibile accento.
- Figlia stanca, in un cielo controvento, s'adegua il tuo respiro - resta, quell'amore che hai versato: - s'impollina la terra e nel gelso l'orma, segna il tuo vuoto, con quelle stelle ai piedi.
Sacro, sopravvivere a sé stessi, se la scintilla è di brace.
Swan
*
- Il muschio dell'aria -
Nel torpore inabisso, poi risalgo - che dell'aria possa assaggiarne il muschio, come fosse l'ultimo accento, l'ultimo bacio, che si spegne.
Non arrossisce questa nuda sillaba - di fronte al mondo, si volle perdere da sola.
E l'anima disse: - fui guadagnata.
Swan
*
- Poi, l'aria sarà dolce, se vi si entra -
Fiamme vivaci ritrovo negli occhi, alle potenze nutrite dell'anima, e ti si può perdonare la mano fredda, a contare i capelli dei diavoli,
poiché non ricordi che di te nulla accade, ch'io non fissi in me - mio airone caduto, senza più l'ala di dea.
Un'idea deposta su un tuo silenzio - fra un groppo di dolore e veglia insana, chiara, sul tuo lamento mi raccolgo -
nell'attimo respirano gli istanti che seguono, ma non farò più un solo gesto per fluirti, per risvegliarti.
- L'amarti: un'avventata stretta al cuore, che tanto m'è parsa rassicurante.
Swan
* - Tu, d'un piacere colpevole? -
Accenno uno svagato movimento, nell'alzarmi, per scostare l'aria che m'impollina la lingua, nei miei lunghi dialoghi, sull'uva che ti neghi:
innocenza e abisso di un respiro, teso - corda del tempo, nodi di dolore.
Mia dolce intrusione. Tu, d'un piacere colpevole? Nel tuo vino mi vedo capovolta, inquieta, di piccole oscure maree.
Ma la volpe ritornerà alla tana, la donna alla sua itaca -
presto i miei piedi saranno interrati, come il bambù del mio gelsomino - inerpicata di solitudine, aspetterò la pioggia: forse è questa la santità.
Mi rimarrà la bellezza e la follia - fin che non sarà suicida la mia penna.
Swan *
- Fui lei e le paure -
Conobbi Alice, fui lei e le paure: - un branco di lupi in un'unica ombra, nelle stelle di piccoli anni, e di franta membrana.
Ora è un sereno graffiato dall'unghia:
viola senz'acqua che attende la vita - malinconia che tace i suoi sonagli, follia sopita sugli archi del buio,
io non so ancora amare chi è morto al suo pasto più orrendo - e scrivo ogni giorno una pagina vergine: - la melopea d'infelici fanciulli e li amo, li proteggo.
Che l'anima dorma, sulle scogliere del Padre e di risa, di giochi, sapore di giglio - l'essenza.
Poi, forse, cadere in dimenticanza.
Swan
* - Dell'intimo - (l'orma)
La grazia, accade, intorno si perpetua - su una stilla di vuoto da colmare.
Il sandalo slacciato sullo svago, ha messo a nudo il piede, nel suo libro - calcando poi nella coscienza un'orma, come vaghi di cipro, dentro il tino.
Swan
*
- La vita: uno squarcio colmo di latte tiepido -
Veglia la terra sulle ombre dei gigli - rampicante melopea, inumidita s'infila alla cruna, prima del sonno -
questa vita - soffio d'ala immortale, uno squarcio colmo di latte tiepido:
- se sapessi di cosa ho paura.
Swan
* - Molliche di parole -
Preferisci la crosta o la mollica, di tante sillabe affannate in gola -
lo sfarzo di questo distacco, voga oltre il senso, dove la luna incespica - lo scampanio dell'oblio, fora l'ora
e l'ombra magra, interrata, sussulta.
Swan
* - Poi, verrai con me a guardare la pioggia? -
Mi vedo folla sparsa, nel silenzio: senti? è una serpe la mia penna, sibila -
s'erge con un soffio che mi respinge.
Una delicata punta d'orrore, si tinge, nel gesto, nelle sue secche - ma se indovino il cielo dai tuoi occhi,
poi, verrai con me a guardare la pioggia?
Swan
* - In un palmo di valle -
Vieni vento di vigna, inarca l'erba - sradica dal fondo questa tensione.
Non entrò mai esitante, la notte - lei, densa sui muri - ma una rondine rimase chiusa dentro l'anima e sulle ceneri fiorite scrisse la corteccia: - che io mi riconosca e basti a me fino al ritorno, fluitando spoglia, in un palmo di valle.
Swan
* - Ma dietro il velo -
A questa voce spalancai le braccia:
quando è sola nelle stanze, annida il canto dell'amore, a volte mesta, stanca, d'un tratto oscura - e uno spettro verrà, freddo, tenace.
L'aria, è sola! ascolta: neppure una spora si sposta -
ma dietro il velo, vi è un frugare di colombe - brucia più del fuoco - affonderà l'artiglio e l'amore nel distacco, sarà solo un'onda più gonfia, come la notte
che ha provato le tempeste.
Swan
* - Ti strinsi fortemente e ti trovai -
Domando di te all'esistere, mia orma dal cuore nero, dolce più del vino: dove vai a posare i vezzi del capo, e dove lo fai sopire al meriggio -
poiché io non sia di sete vagabonda, dietro i tre passi della tua follia.
Swan
* - Aïn Soph Aur -
E' sul mattino d'un malva esitante, che ho imparato a guardarmi negli occhi e a non tremare, oltre la stessa luce -
la solitudine parla a chi è solo: - cigni posati, la terra li impania.
Questi freddi chiarori mi trapassano, come un giudizio senza più indulgenza -
luce violenta di tale natura, che può essere confusa con le tenebre d'un viziato cielo, cupo di pioggia, quando m'opprime sui vetri dell'anima -
e smuore, al polline bianco dei pioppi, ma non è che un'onda, inibisce l'aria.
Posata nel pallore d'indolenza, preme, l'idea stremata di un candore - teneramente sul letto, i pizzi e io usciremo dal limbo.
Swan * - La quiete -
La coscienza quieta l'uomo - non la luce in stasi sul bordo di mondani specchi, o nel grave vizio d'attesa. Non un grido colma il deserto - ma il ritmo del cuore -
nel movimento lento, di una sondabile inflessione. Swan
* - L'addio -
In questo sonno transita un addio - che più non si dissolve sulle dita di un'alba, genitrice di rugiada.
L'addio, ha un suo profumo consumato - è un fusto di rosa, sradicato dalle viscere: spina nel sangue, versa le sue doglie -
da spoglie svuotate, brucia l'amore?
Swan * - L'innocenza - Oh anima mia, chiusa in questa stanza - vetro reso opaco da troppe piogge sporche, dove ristagna un segno di fiore palustre - mi affido a te, poiché tu mi possa lavare con gesti lenti, fino all'innocenza.
Swan * - Spii ancora la vita? -
Dormi ora, sul cuscino c'è l'anima e un giglio di terra dove una lepre, dopo il vento maligno, ode la quiete.
Cara fanciulla che piove sull'iride di un mattino spettrale qualunque - crisalide intrisa d'inverno, spii ancora la vita?
Graffiano l'aria le rondini, gravide di viva follia e lo specchio riflette la schiena di un bosco muschiato, che pulsa un gentile corteo di paure.
Fuoco e cenere: mutata bellezza - la fissità e il divenire, senza tradire difforme carezza, dal ciglio di dea che del sonno sorveglia il suo ultimo tremulo bacio.
Swan
* - Come risveglio -
Cara fanciulla migrata in me: rondine folle, che cova la luna nelle viscere, ti parla una donna saggia, dal suo hammam:
- la morte, impaziente dea, nel seme dell'amore è vinta dagli amanti, si vena e si rivela in vita come risveglio, a gridare sensuale l'assoluto.
Swan * - Basterebbe -
Padre, sono qui! sono qui quegli occhi sgranati di piccoli dèi, affamati -
basterebbe un capezzolo per ogni bambino, perché Dio profumi sempre di latte.
Swan *
- Divagando -
Mi sono persa nella retorica del filo di perle che oscilla sul seno -
divagando - e con un dito poi sostare: un giorno pieno è capezzolo di donna, quand'anche Dio respira da un vagito.
Swan *
- Timpano d’anima -
C'è chi dirà sull'amore trascorso, come scuotersi scarpe dalla terra - non tu! non io - ma le particelle di cipria bastano a tamponare l'intimo che brucia? Grumi di un buio non ancora smaltito sbattono le porte su ciò che siamo: un letto d'amore su terra d'echi, santificato dalle mani sporche di donna che sa ridere di sé, ingoiando dal fusto l'astrazione - è quest'amaro, il boccone perfetto? Swan
* - Poi si potrebbe camminare sulle acque -
Incrociando le gambe sul mattino quietamente m'insedio nel presente -
scalza mi verso il calice di nebbia, una mano tende devoti impulsi, cercando quel bacio cucito a sangue - poi si potrebbe camminare sulle acque se solo si desiderasse andare - che sono ferma è il freddo a dirmelo: giovane cavaliere, buca le corazze! Swan
*
- Il pane che mi sbricioli all'inverno - Sotto crampi di freddo smuove brace, il pane che mi sbricioli all'inverno e mi attardo, nel rimestare sogni.
Se riflesso d'acqua ha cerchi sparsi, è una donna che nuota, o affoga, nella sua piena e si bruma la luce di cui gode. Gli alberi del cuore sono bianchi, ma la stanza è su un pilastro malfermo: seduttrice, svuotamento di specchi.
Tace la bocca - cos'altro più del sangue si percuote, nell'istante in cui sussurri favole - quest'amore! la lotta è maledire e benedire è il seme, l'occasione. Swan * - Hai mai saputo -
Passivi d'ore, i miei occhi sostano, nell'attesa di uno sguardo -
tu sai che sono qui a spianare l'aria di un dolore ovattato, che ha urlato, detto, atteso.
Mia inconfessabile salsedine, ti sono estuario inevitabile: - hai mai saputo un'onda che non ritorni al suo impetuoso mare? Swan
* - Marea -
Sono stata crescente marea, nelle tue mani - ora, fecondami un'onda di resa, che mi adagi a riva -
e la terra sgravi l’eco rubato. Swan
*
- Le aiuole dell'infanzia -
Cercavo umiliata coscienza di me - un nervo delicato, nell'intonarmi irripetibile aiuola fiorita d'inconfessabile umore.
Seduta sull'avanzo del giorno, reprimo sillabe, occultate nel pallore innocente di un fanciullo contagio.
Il coraggio di guardarmi non c'è - il sole non ha mai abitato finestre chiuse sul deflorato grido - suturato con doppio filo difforme.
Mi chiedo dove sia, in quale mia tana, questo germe osceno dell'infanzia - quando un alito fresco stringe appena la mia ingenua nudità.
Swan * - Ma fluttua un ridere leggero -
Ho il salto lungo delle cavallette, quando vaneggia il vaso di tempeste - digrada, il brusio sporco nella bocca.
L'aria s'è fatta malattia, vuota di sillabe, lastra di vetro, ma fluttua un ridere leggero, poiché il bianco non si scolora.
Vivrò! te lo prometto - con il muschio nel cuore, con la terra sugli occhi, dove nicchia una bimba, dai cerchi di sole -
tumulo fiorito, gravido di me. Swan
* - Mio sparso dessert -
Sbucciata mela, t’imbocco, da sempre legata ai semi del mio torpore - e il tempo si distende sulla schiena, come muschio in ombra. Mio sparso dessert, ti verso vino - nel calice rifletto le radici, senza infanzia. Swan
* - Quello che in me sfugge -
Mio caro, mio caro! da quali scorie rinasco, per imparare a viverti? Sono donna di spalle, nei miei stracci d'amore. Stretta nella fangosa mano di un rebus, la mia testa era fredda luna di nessuno - passai accanto a te e mi vidi nel tuo calice, limpida, lieve. Oh gioia mia, dove ti porto? Voglio morire in una confessione, affinché l'occhio si pietrifichi, poi mi perdoni - voglio allattare ai seni di una cerva, la mia debolezza - e poiché il domani avrà le sue inquietudini, poserò l'agnello sulla tua bocca - felice l'anima, nella sua cena.
Swan
* - Quando il giardino si contrae -
Questa donna è compiuta, ma le sue fasce d’ombra stridono, fissando da una lama d'osso.
I piedi nudi si rattristano, quando il giardino si contrae, ma nel mio corpo di profumi, c'è ancora una rosa chiusa.
Il bricco di linfa svuotato, richiama i suoi fiori notturni: - non sarà nel sangue morto, che verserò il sorriso del compiacimento. Come pianto di bimbo mi sfuggirebbe al fianco -
La morte, latte caldo dei dolori, sta in piedi presso il mio specchio - io voglio che si curvi, nell'adorarmi, pura e chiara, per ammirarne la gravità. Swan * - Piccole mani d'Africa -
Ombrosa, liscia il sibilo dei venti, questa mano vuota, nella sua stretta - polvere si orla di fuoco d'Africa.
Se poi si segue il segno delle mosche, si sgrana d'occhi il polline bambino -
i graffi di fieno sulla schiena, nelle madri bruciano di fame - non vi è muschio di cedro contro il volto, né gonfi capezzoli di latte,
a strofinare quelle bocche nude. Swan
*
- Giurando l'innocenza da versare -
Di sottoveste trasformata in straccio, lei stava lì, in mezzo al suo naufragio -
giurando l'innocenza da versare, si nutrì l'anima, raccolta nelle acque e tutte le tempeste al suo sostegno vegliarono sul labbro che s'appanna, nell'intimo che brucia per amore -
sia lodato il delirio e il suo castigo, nel delizioso gemito di morte. Swan
*
- Con un cielo nascosto negli occhi - La notte è una ferita caduta sulla terra, gonfia di buio, con un solo quarto di verità - una trincea di corvi taciuta nello sguardo, un ricordo sempre pieno, bendato nel cuore.
- Siamo vissuti come l'erba ai bordi della strada, saltando fuochi e fossi a raganella per sentire lumache respirare umidità, con un cielo nascosto negli occhi, magri e pillole di stelle ingoiate contro il male.
Poi, soli sul confine, finire intossicati fra le sbarre di una mentalità analgesica, che coagula il dolore e lo silenzia. Swan * - Mia l'ossessione -
La sera brunisce le seduzioni in un brulichio di nostalgie soffuse come erbe infoltite fra i sassi dei viali.
Mio, è il ricordo e il trauma del piacere, mia l'ossessione, muta, corrotta dalla notte.
Mio il lamento soffice e l'aria arsa sui muri di cinta dell'essere donna. Swan
* - Raccolgo la vita fra le mani -
E' tatuata sulla spalla, quella farfalla nera che non sa volare -
lingua salata, si dà ombra e s'infila, ratta, nella coscienza di un'intimità nuda, sulle vie animate del fuoco.
Visione sbirciata di schiena, non sa volare, rannicchiata sulla spalla, farfalla annunciata, dove impressa, sopravvive a favorirmi ossessioni -
quando poi, raccolgo la vita fra le mani. Swan
*
- Fu come stanare lepri dal covo -
Forse complice, la vita, o nemica, con quella sua altezza da gigante - ma la realtà è una donna che muore? Fu come stanare lepri dal covo e quanto fu scosso il ramo del cuore - ma dio è incrollabile: mi lavò per primo, mi strinse nelle fasce - e tutto avvenne in un fondo d'anima, nella quale l'amore sta come nel mio letto. - Padre dei pascoli dell'aria, le albe impararono da te a scacciare la morte? Swan
*
- Quale sarà la perfezione? -
Oh, poiché già so la brace della tua presenza, se quelle verità, che in modo informe e oscuro rugiadano l'anima, me le cedessi dischiuse, per risucchiare il polline dal verbo e poi offrirne ambrosia -
l'amore produce tale somiglianza, che ciascuno è l'altro ed entrambi sono uno -
ma da zingara altera di tempeste, quale sarà la perfezione? Swan
* - Assorta d'anima -
Questa cenere fu donna, con ai piedi le stelle - pallido filo di giglio, son io che graffio le mie notti, nell'alito frenetico del fuoco, ed egli beato al mio piacere, airone di tutte le mie albe, m'assapora. Oh morte, assorta d'anima e nella stessa bellezza, è buono il tuo giudizio? tu che mi spoglierai di questo sangue, affinché non assorba dalla vita ciò che è mortale?
Swan
* - Il luogo dell'incontro -
So che ero viva quando ho amato - (non ho mai smesso!) ho dato corpo al buio, per capire la ragione di un sorriso - e per quanto aderisca intimamente, cuore non trova pace, senza quel possesso, e preme - ma l'amore non si paga se non di sé stesso - non è pietra percossa, né lingua focaia, non feconda cuore per possedere, né per suo gusto, né per vantaggio, in nome di ciò che non appare - il luogo dell'incontro non è oltre il sentire, ma è in ciò che più lo salva. *
- L'ora fredda -
Belve e tempesta graffiano lo stagno -
sia lodato il tradimento che rivela il mio inferno affinché possa divorarlo come acino acerbo e sopprimerlo, ancora neonato. Swan
* - Bevi il tuo vino -
Egli mi possedeva con l'efficacia del suo amore - l'anima usciva dai suoi cardini, da inclinazioni naturali, per dimenticanza di sé.
Oh, morire mille morti sotto questi colpi di lancia - nella forza del fuoco, di cui ho avvertito il tocco, col sapore di dio in bocca e nel cuore nudo.
Poi, notte d'ali di graúna consacrò malie, affinché rimanessi staccata dall'uno, soffrendo, nell'aria, d'amore, smaniando il sonno di te e di me, fino al risveglio.
- Bevi il tuo vino, ora, sarà fiele di dragoni, e ricordati, poi, l'assenzio - non lasciarti annoiare dal buio, ti addormenterai - le labbra si coaguleranno nel feroce silenzio,
se non avrò la saggezza di recarti uno scarabeo, a difenderti il cuore. Swan
* - il nascondiglio di dio - non v'è certezza del possesso divino, né la visione chiara della sua essenza - finché l'anima non placa la sua sete, con la goccia che di lui si può gustare, smettendo di vegliare le paure delle notti,
su questo letto fiorito - da tane di lupi circondato.
in questa brevità di vita, mi nasconderò per un momento, poiché gia so che sta in me colui che la mia anima ama e si nasconde nella profondità, (ha posto il suo nascondiglio nelle tenebre) affinché io lo cerchi e oda una parola piena, in amore, senza volermi soddisfare di nulla,
né gustare, né intendere, più di ciò che devo sapere. Swan
* - Metamorfosi -
Mia quiete, mi accingerò a divorarti, nell'ansia di frugare nel mio sangue, con quell'antica voglia di smarrirmi -
l'amore, non risparmia mai il suo pasto!
Swan * - Ma l'amore - L'inferno ingoia i suoi bambini, con delizia animale - esce dall'ombra a cercarsi, fra merce e anime, brucia di sé la carne e il sangue.
Ma l'amore, non è forse una più potente voracità, quando avvampa e fruga, come rapace insaziabile, nella vita? Swan
* - Sanguemisto -
Siamo sanguemisto, quando non puoi più sottrarti all'inquietudine, in un'era di lupi che ingoiano il sole -
e quell'oblio odoroso, che mi spargevi sulla notte - veglia nuda beveva dalle mani, gli sguardi, i desideri.
Guardami! di te smaniavo, nel sentirmi fiamma avviluppata alla tua insonnia -
esistevo già prima di nascere, bruciavo nel tuo miscuglio. Swan
* - Uno stormo bianco -
C'è nell'intimo uno stormo bianco, di tortore - pazzo è colui che vi si porge, quando brucia più del fuoco.
Ora puoi capire perché si ferma il cuore nelle sue crepe e le labbra non sanno solo di sangue, come tu le celebri, nelle mie lunghe notti. Swan
* - Un solitario incedere -
Un solitario incedere autunnale, fra gli aceri, supplicò quello sguardo perso di padre, implodendo freddo d'anima che non ricorda il suo sangue.
- Muori con me, d'una fiamma viva! e rendi orfano il tuo viale sordo - laverei dal distacco le tue mani, non fosse contaminato il sentimento. Swan
*
- Arriva agli occhi la mia frangetta ondulata - Sei pallida oggi, ed io sono la tua voce, calma, crudele, d'agra tristezza - (arriva agli occhi, la mia frangetta ondulata)
ecco, io vengo per amore, cedendo al peso lieve di un tormento, come vuole l'anima staccarsi dal sangue:
- di chi sarai ancora figlia, in questi tuoi inerti sensi, nel mio male? Swan
* - Dove brucia il segno degli eroi -
E' così che m'inchino, dove brucia il segno di un walhalla neonato - al guerriero non ancora tradito dai silenzi di sangue.
Ora bimbo di fango, morso di terra, linea di pulsione che sosta in spremitura nella goccia nera di un grande tempio, fascio di tendini vocato alla morte, vertigine costante che sgrana nel vuoto, bruco invecchiato nel suo bozzolo e all'albero frondoso, lingua embrionale di un nuovo guerriero, là, dove brucia il segno degli eroi -
è così che io m'inchino. Swan
* - Sotto un autunno aperto -
Scrivi, fanciulla torpida senza età, raccolta sulla sedia nera, versi d'una lingua non ancora tua -
la normalità, ai bordi lisa, è la vera rivoluzione?
Sotto un autunno aperto, senza giacca, ebbra di malinconia fissi la vita, in un'era di vento, al taglio della morte -
e sgorga sangue d'agnello, all'ombra di una lupa, agonica, che ingoia una luna già in pasto all'amore. Swan * - Gli eroi che pensano -
Cade già freddo sugli orfani, il sangue vitale dei miracoli, trasvolando la fissità passiva di un sogno - gli eroi che pensano, hanno un lungo inverno nel respiro, fra le ombre d'un postribolo di gente comune a un progressivo decomporsi.
Quale erba sostiene il peso dei barbari. Swan
*
- Intimo -
La notte si spacca come fuoco di cedro, al richiamo di belva, che sferza la schiena -
palpitando di fiamma, poi d'abbandono. Swan
* - La costellazione di una nuova idea -
Quando depose la vita, si trovò in altro luogo, per niente colmo di quel silenzio che si porta sepolto nella bocca.
Tutto era sospeso e senza giudizio. Tutto era fermo, anche gli anni, come lo sguardo nel bianco di giglio.
Il nulla era nel tutto e non mancava di nulla, già chiaro, il contrario dello sfregare un fiammifero nel buio.
Tutto era finito, ma vi era l'inizio senza spalle offese e sulle dita germogliava la costellazione di una nuova idea.
- La realtà è forse una visione che muore?
Swan
* - Questo niente è tutto quello che noi siamo? - Il filo perde tutte le sue perle con ticchettio crescente, nel fitto groviglio di una testa china -
tanti cocchieri, acerbi, disorientati, rotolano in bocca al destino.
Questo è il traslato, il divenire, la soglia fragile di cui ignoro il precetto? Swan
* - Fattasi brusio d’assenza -
Risuona al tatto come acquosa erba questa schiena lucida - come belva battuta apre vertigini fra le sue ombre e ne soffre, nuda, raccolta sul desiderio irrevocato, scivola al delta solitario,
fattasi brusio d'assenza. Oziato vizio.
* - Sommessa -
Prediligo venire dall'amore con una morte serena, mentre la traccia del profumo ne delinea la curva, che brucia, sommessa, col talento dell'idea. Swan
*
- Sul polline acerbo della noia -
Nelle acque silenti lentamente affondo i miei defilé di fascinazione - si genuflette l'uomo del sole, di fronte a tanta quiete - una sera schiusa ai fuochi di pace, soffiata su incensi e nostalgie. Rispettando il mio digiuno, sfioro la voce che si inclina sul polline acerbo della noia, per sbocciare su goccia ambrata, un caldo piglio inesplicato - triste belva, brace di rosa d'un'esausta dolcezza liminare. Swan
*
- Chiave onirica -
I cieli infittiscono le acque di crepuscoli escoriati, svuotando l'intonaco dal volo bianco di tortore.
Se ascolti il buio sentirai che si lamenta, gonfio, su qualche irresoluto spettro in guerra, dove se ne stanno a ibernarsi le parole, spolpate, da bocche di cera, perfettamente imitate.
Tutto respira, spezzando la pigrizia dell'aria, tutto si ciba di un torpore che la pioggia sfilaccia e sulle strade lubriche la notte capovolge le case dove obliqua lo sguardo di un dio esangue, di carne malata, che si schiude dal suo sonno, accigliato come un temporale.
(Fugge un contenuto di pensiero, al secco sbattere dei vetri: si decentra il cuore)
I poeti che pensano, hanno lo sguardo orlato d'inverno e un deserto levigato sulla lingua; ringraziano il pane prima di mangiarne, insinuano le dita sotto le increspature della sera, l'arruffano distratti, poiché talvolta hanno la voglia di tirarsi la vita sul cuore.
Uomini di marzapane, fiori della notte, dimenticati come un guanto spaiato, frangibili alle tempie, i loro sogni sono nebbia sotto i ponti, sono ali giù dai rami, ed io ringrazio la finzione di un teatrante, diafano, che mi fece ridere della realtà, in una camera con (s)vista sul vuoto delle ore.
Fu così che capii in tempo l'amore, frantumato negli occhi in mille schegge, là, dove dormono i falchi e l'espressione sexy è senza ombra, senza fame, senza orrore o minuzia di morte.
Nella stranezza, fra i miei nemici trovai anche me.
Posando a terra l'odio delle stragi, il polline di satana si dissolse, i miracoli rullarono sui tamburi e molte mani aprirono la fossa, atroce, che imprigionava le lividure d'uomo inebriandone la morte,
raschiando muffe di solitudine dalle ossa, stemperando rancori sulle guance e strofinando la linfa del graal nei pori, usando la buona mano della vita.
Ce ne sono tanti di eroi e non può mai mancare un lieto fine. Swan
*
- la lingua batte dove c'è coscienza -
Hanno un volo svogliato stasera le idee, nel mio silenzio sgualcito ondeggiano, con movimento simile alle ali di falena. L'amore imita il sapore dolciastro della morte e i dubbi mi assalgono come uccelli da preda, poiché la lingua batte dove c'è coscienza e sono qui, a contare i pidocchi di un monologo, chiedendomi in quale mio destino griderò d'esistere senza l'inverno negli occhi. Swan * - I miei giardini di senape nera -
Ascolta, come il buio brulica sui grandi vetri opachi della sera e com'è marmorea la pietà di un silenzio. Una sindone ricamata a sangue narra la morbidità d'una pulsione. I miei giardini di senape nera sono sempre recintati e gli spiriti vengono a portarmi frutta di gesso dignitosamente contraffatta mentre io mangio la mia mela corrotta. Swan *
- Abbagli -
Convocando barca alla tua sponda la lontananza ha perso nomi e mani.
Risonanza di strade deserte dove il vento è polvere d'ossa, i segni sono rose di lacca e morte soffia coreografie su abbagli di notti malferme, dove sbatte con forza gli scuri. Swan
* - Amo questa notte nuda -
Sui fuochi del tramonto, vecchie indios bruciano spezie e polvere d'ossa - benedicono la nostra luna, ancora barcollante. La mia felicità è una pianta malata, senza il tuo sguardo annacquato di mare, e sono guanto spaiato, vita morta all'altezza del cuore. Amo questa notte, nuda, che fiorisce il fondo rapito di un piacere che era solo mio.
In te ho trovato grano caldo, la sua fragranza - poi, spremeremo d'uva le nostre anime, fino a toccare il diapason, beffandoci di esule pena. Swan * - Una lince bambina, sprofonda nell'ora esatta -
In questo mio andamento senza quiete, mangiando il sale del tuo pane bianco, sono un lungo viaggio, che sosta nel tuo sonno -
sono inverno, cacciatrice d'alibi e lunga radice che non tiene la terra.
Per esistere, trasvolai colonne d'acqua smisurate, entrai nel buio intimo del tempo neonato - c'è in me il passaggio di comete che non ricordo più e una lince bambina, tradita dalla neve, nei suoi passi -
in me riposa il sasso di lava, sputato dalla bocca del ghiacciaio.
Bucando l'universo, sprofondo nell'ora esatta e dalla cenere del buio estraggo il giorno, per i capelli bianchi di una madre che s'impietosiva sulla morte. Swan
* - Il sogno della pavonia -
Nessun cammino abitai, in certe fogge - quando i vetri furono d'acqua, vissi il sogno della pavonia, costantemente spezzato a metà. Swan
* - Frammentaria -
In equilibrio sul margine di un'ombra, conobbi l'attimo lungo, come farfalla notturna - ebbi poi una morte dolce, senza lutto intorno. Swan
* - Mi bastò chiudere gli occhi -
Quando cambiò pelle, l'uomo del fiume bruciò le parole nell'ombra del diavolo e fu voce di lampo, nelle sue stanze segrete.
Io ero quella che stava da sola, nel fondo di un giorno, corroso dalla lingua lunga del tramonto, tirando radici e ali, con lupi ed agnelli nell'orto degli inganni a nascondere le dita bagnate in sconfitte di sangue, riflesse nel rosso del graal.
Guardai di spalle vedove tristi partorire scimmie mute fra detriti d'ossa: - le rovine di una società dalle braccia nate di domenica, confusa nell'ultima milonga.
E mi vidi, all'uscita degli specchi, frammentata in mille lunapark - stringevo tre gigli, neri come un eclissi e il cuore smarriva il suo posto nel petto, al presagio improvviso del fuoco dei tuoni.
- Si può restare prigionieri fra un mondo e l'altro?
La mia morte mi pettinò i capelli di seta, nera come ali di corvo e si sdraiò senza legare alcun respiro ai precordi - la terra cadde sopra i miei fianchi e si sparse come abbraccio di madre, che richiama parte di sé.
- Avevo chiesto un drappo rosso per fasciare strette le colline piene di latte e le caviglie, ma mi fu data solo terra, terra -
terra alla terra, ospitava orfani, caprimulghi e farfalle inchiodate.
Figlia stanca. Mi bastò chiudere gli occhi, bastò scendere gradino per gradino, giù in fondo, dove il diavolo dorme e si passeggia una volta sola per arrivare ai cancelli bruciati d'oriente:
- fuori, a est è tutto un altro mondo, un eden senza spettri, un cerchio senza graffi, un sangue senza tagli.
Un lenzuolo senza macchia - e non vi sono specchi, là dove non c'è riflesso, contraccolpo; ma se si guarda il fondo appena svegli, nel mezzo degli anni, c'è ancora un melo dall'anguinea malia, che copre il peso della morte. Swan
* - E sono qui -
Mescolando sangue al vino rosso, con le dita spogliate di pudore, penetrai un cuore d'uomo, e sono qui, a covare le lenzuola dall'aroma d'un inclito eroe, caduto fra le pallide colline dei sospiri, devota a quell'amore che sa di pane bianco, spalmato di cadenze al mirtillo selvatico e strade piane - stanca girovaga, senza più sassi nelle scarpe di pezza dei miei sogni. Swan
* - Di spalle alla vita -
E' sempre stato un cielo rosso, il mio, liquido, turbolento, che brucia parole d'amore, nei fulmini sottili degli occhi.
Ora, io sono questa tempesta, inghiottita dal tramonto, là dove abita il diavolo, con una lunga ombra che m'incalza.
Ho lanciato ali notturne, sopra lampioni che celavano al mio sguardo le stelle, per sorgere, poi, col mattino e lasciarmi amare, sopravvissuta alla mia negazione.
Ma rimango di spalle alla vita e sono qua, con il deserto in gola. Swan
* - Non basta nascere per esistere -
Mi piace sprofondare negli occhi sconosciuti, dove cercare lampi sottili e quell'esatto gusto delle cose.
Mordere le labbra nomadi della vita, osare farlo, in questa calda memoria anonima e mille volte moltiplicata.
Non basta nascere per esistere - se mi creo posso essere dovunque, ma stanotte è caduta la luna, proprio sul ciglio della libertà - i corvi neri volano sui campi d'oro e sul mio sonno e dagli occhi della mia età ho spiato il buio.
Quando i miei sogni saranno solo stagioni vive sulla mia mano aperta; quando avrò posato a terra l'oblio e incendiato i cancelli della morte, allora, ritornerò e tu racconterai:
- veniva dalla pioggia, ma sapeva d'amore. Swan * - E sarò lepre bianca e poi bambina -
In questo mio giardino, ho sotterrato un sasso, radicando una preghiera, sulla terra smossa: - ora che sono senza cuore, ti posso maledire e che il lenzuolo copra il melo e la malia. - E sarò lepre bianca e poi bambina cattiva, di pezza cruda e donna dalle oscure crudeltà. Porterò fianchi nervosi in boschi d'altri, nei freddi sentieri, d'alberi di gesso e al frutto solo lunghe unghie - che io sia senza fiato, senza carezze generose. Tortora senz'ala vola storta e si frantuma, rotolando perle sull'asfalto, nel bilicarsi dubbi e sangue a vaghi - su contagi d'albe sante, io ti maledico, e ti benedico - io ti benedico! ti benedico, insieme ai nostri diavoli. Swan * - Per darci la vita -
Si dice l'amore così in fretta, una volta esiliati da eden e lo si spreme come un vago d'uva rossa sulla lingua. Si urla, sotto le screpolature - partorienti da troppo tempo in travaglio, per darci la vita in un involucro che sogna e trema ogni negazione, solo. Swan
* - Fiore di fango -
Io, fiore di fango, anima nel limo vorrei urlare ma chi mi sentirebbe - rullano i cieli, mani sui timpani, così mi perdo e muoio un po'.
Soffio disperso nella tempesta, lui bevve il mio sangue, ne volle ancora e fummo quel misto di palingenesi. Siamo quel misto, che ancora sorseggia, ma dove finì la vita, dove avrà inizio? Swan
* - Naturadèi -
Il Padre depose sulla roccia un uovo di filo spinato: il germe della nascita sedusse il dolore.
Il travaglio iniziò col divaricarsi di un'idea, sfiorando melme & soda...
Ma - naturadèi - si ribella, disconoscendosi alato nottifica il suo mondo, poi
l e n t a m e n t e, assaporando il suo nome si riconosce nel v i v o sangue rossofiore.
Stigmatizzandosi schiude il grembo, tirando il cordone lo annoda al creato e frammenta di stelle il principio. Swan
* - Il mondo degli affetti -
L'Immenso è affamato e noi siamo un purosangue che corre sulla sabbia bianca.
Il mondo degli affetti è nell'onda che s'inarca tempestosa sui precordi.
Dentro me il tempo ha un'altra dimensione - un concetto molto astratto che sulle acque diviene uno smeraldo -
e quando non ti parlo è per lasciare il silenzio alle maree - per respirarne l'inquietudine. Swan
* - E quanta schietta pace -
Che vago gioco d'implacabile vita, logora i fianchi alla terra. La sua anima, crollò insieme ai legami delle sante profondità.
Ricordo la fretta della pioggia, diluire la conoscenza - lasciando il buio intatto, e il solitario distacco dagli dèi.
Sull'altare, il soffio dell'angelo posò il calice dell'immortalità, e quanta schietta pace chiese in cambio.
Seguì il silenzio, e il nostro sguardo perso... Che vago gioco d'impalpabile morte, consuma i fianchi alla terra. Swan
* - Giurai sul tuo nome -
Alcuni, immaginarono l'amore - l'attimo era coglierlo, come il cadere d'una stella, e se mai questo eden fu visto, io voglio ritrovarlo, buttando sortilegi in pasto al mare, battendo neri abissi inesplorati, senza più inciampare in filo d'alga.
- Sarà questo l'amore tempestoso, perché la mia morte è nata: giurai sul tuo nome, che sanguinava a occidente come il sole, penetrando il taglio d'indaco infuocato, e mi sforzai di non battere ciglia, mentre fissavo il fuoco palpitare.
Non è un tramonto, pensai, ma un'altra notte insonne... il suo vibrare. Swan
* - In mezzo a tanta indifferenza -
La nascita, mi lasciò l'odore della terra sulla pelle - nel sonnolento dondolare, mi è stata madre. Ma come una donna si nutre di luna, voi, maree, nell'intimo, siete mie sorelle di latte. Swan
* - I miei addii -
Pensieri a braccia nude, tuffavano nell'onda la pagaia, gridando in cadenza, per incitarsi a una corsa folle,
lontano dal dolore.
Poi, lasciai alle spalle l'orgoglio, sepolto con le mie stesse mani, dimenticando l'odore della terra, nel primo mattino.
- I miei addii, non sono che flessibili richiami; ventagli di venere, che oscillano amabilmente nelle notti calde e lente del mareggio.
Vorrei rimettere le cose a posto - con la voce issante del vento rovesciare il capo, aprendo i miei occhi, nei tuoi.
Ma qual'è il posto delle cose se mi si offre il respiro nelle acque, come ostacolo salato. Swan
* - Fiore di fango -
Io, fiore di fango, anima nel limo vorrei urlare ma chi mi sentirebbe - rullano i cieli, mani sui timpani, così mi perdo e muoio un po'.
Soffio disperso nella tempesta, lui bevve il mio sangue, ne volle ancora e fummo quel misto di palingenesi. Siamo quel misto, che ancora sorseggia, ma dove finì la vita, dove avrà inizio? Swan * - Naturadèi -
Il Padre depose sulla roccia un uovo di filo spinato: il germe della nascita sedusse il dolore.
Il travaglio iniziò col divaricarsi di un'idea, sfiorando melme & soda...
Ma - naturadèi - si ribella, disconoscendosi alato nottifica il suo mondo, poi
l e n t a m e n t e, assaporando il suo nome si riconosce nel v i v o sangue rossofiore.
Stigmatizzandosi schiude il grembo, tirando il cordone lo annoda al creato e frammenta di stelle il principio. Swan
* - Il mondo degli affetti -
L'Immenso è affamato e noi siamo un purosangue che corre sulla sabbia bianca.
Il mondo degli affetti è nell'onda che s'inarca tempestosa sui precordi.
Dentro me il tempo ha un'altra dimensione - un concetto molto astratto che sulle acque diviene uno smeraldo -
e quando non ti parlo è per lasciare il silenzio alle maree - per respirarne l'inquietudine. Swan
* - E quanta schietta pace -
Che vago gioco d'implacabile vita, logora i fianchi alla terra. La sua anima, crollò insieme ai legami delle sante profondità.
Ricordo la fretta della pioggia, diluire la conoscenza - lasciando il buio intatto, e il solitario distacco dagli dèi.
Sull'altare, il soffio dell'angelo posò il calice dell'immortalità, e quanta schietta pace chiese in cambio.
Seguì il silenzio, e il nostro sguardo perso... Che vago gioco d'impalpabile morte, consuma i fianchi alla terra. Swan
* - Giurai sul tuo nome -
Alcuni, immaginarono l'amore - l'attimo era coglierlo, come il cadere d'una stella, e se mai questo eden fu visto, io voglio ritrovarlo, buttando sortilegi in pasto al mare, battendo neri abissi inesplorati, senza più inciampare in filo d'alga.
- Sarà questo l'amore tempestoso, perché la mia morte è nata: giurai sul tuo nome, che sanguinava a occidente come il sole, penetrando il taglio d'indaco infuocato, e mi sforzai di non battere ciglia, mentre fissavo il fuoco palpitare.
Non è un tramonto, pensai, ma un'altra notte insonne... il suo vibrare. Swan
* - In mezzo a tanta indifferenza -
La nascita, mi lasciò l'odore della terra sulla pelle - nel sonnolento dondolare, mi è stata madre. Ma come una donna si nutre di luna, voi, maree, nell'intimo, siete mie sorelle di latte. Swan * - I miei addii -
Pensieri a braccia nude, tuffavano nell'onda la pagaia, gridando in cadenza, per incitarsi a una corsa folle,
lontano dal dolore.
Poi, lasciai alle spalle l'orgoglio, sepolto con le mie stesse mani, dimenticando l'odore della terra, nel primo mattino.
- I miei addii, non sono che flessibili richiami; ventagli di venere, che oscillano amabilmente nelle notti calde e lente del mareggio.
Vorrei rimettere le cose a posto - con la voce issante del vento rovesciare il capo, aprendo i miei occhi, nei tuoi.
Ma qual'è il posto delle cose se mi si offre il respiro nelle acque, come ostacolo salato. Swan * - Libertà di lupi in scorribande -
Sotto stretta protezione di Uriel, puntigliosa ancella annuserò libertà di lupi in scorribande, acquietando l'anima che muore
d'amore, in queste calde notti, dove lampi s'accendono di selvatica energia, che fermenta sensuale sui precordi ribelli, di vita che in tutto respira.
Che in tutto respira, e affabula e dissacra...
Peccato, non trattenere a lungo questi stati d'animo - ogni lucignolo evocherà ombre profonde, e passione, non concede grazia.
Swan * - Nella profondità -
Di seta la passione, e sangue, di pienezza scomoda, o dipendenza...
Nella profondità in tumulto, l'onda si frange:
- per timore dell'abbandono, mi preparo la strada alla perdita - questo è il mio male.
Travolgente, il mio impulso vitale abbraccia Thanatos che mi chiama per nome con l'insistenza di un amante. Swan * - mystique -
Uscendo dalle acque, mi raccontai ciò che è sempre stato: - nel seme stellare, il supremo evento dell'amore, è la morte degli amanti -
Spezzai il mio pane, e nel raccoglimento, la mente sigillai nell'armonia. Swan
* - Sulle sponde dell'attimo - (2° versione) Vibrano le corde d'arpa eolica e noi, viaggiatori anomali, ci amiamo immortalandoci sulle sponde dell'attimo che fuggente scorre nel letto dei sospiri.
L'attimo... codificato nelle cellule - bocciolo di rosa dai mille e mille venti e direzioni perse, ingarbugliate, diverse.
Noi siamo dèi - cosa abbiamo scordato? Swan
* - Elettrico -
Rotola il respiro sopra i grandi oceani e stormi di temporali slegano lampi, sul giardino dei sassi fioriti. Sensazione elettrica, sulla pelle - mantra che sale a toccare i tre mondi, risvegliando visioni del principio: - la rivolta dilava nel dolore la caduta sulla terra - La membrana che ancora ci separa può essere così sottile, al fremito, che bocci esplodono e cuore smaglia di nostalgia. La terra ha inghiottito le serpi, si sparge di lavanda - l'assonanza si scioglie sulla lingua affinché possa parlarti d'amore, ad alta voce, tanto da scuoterne i cieli. Swan * - Notturno -
Questo soggiorno penale: distesa di cielo fiammante, dal bagliore persino crudele. Quando il sole accetterà di scendere, la notte spargerà i suoi gigli, e sarò libera, di contraddirmi. Swan *
- Biancospino -
ho ammorbidito i velluti del cuore a sospiri, sdraiata fra un ricordo e un fremito - ho trattenuto il respiro sui sensi, caldo, per prolungare il piacere, e nutrirmi, di te. Swan
* - Se quando s'addormenta -
Spremuta agra, l'idea della vita - se quando s'addormenta lascia solo gesta candidate al reliquiario.
Ma non ho questo freddo - sento dita di vento muschiato che frugano il grande atto di libertà: spirito disadattato alla malinconia.
La vita - volendo è un eternarsi d'amore; le previsioni danno il sole agli occhi, aiutandoci l'un l'altro a rimuovere l'argilla. Swan
* - A tua immaginazione e somiglianza -
Demoni non vivono, non muoiono, ma esistono: dominatori nutriti dalle nostre emozioni squilibrate.
Dipendenti, trasciniamo il nostro inferno - come striscia di latte, appesa alle tenebre.
- Tu non mi conoscerai nel sovrappormi fantasmi costruiti a tua immaginazione e somiglianza.
Vedrai ciò che ti appaga, o che ti dispera: dipendi dalla tua necessità. Sarò in tutte le maglie della pelle, in realtà, finché mi guarderai, dominato, dalla tua idea -
Swan * - In contrasto -
Luminaio eccentrico, il mio tiranno - accende sempre un sottofondo ostile; soffia via ogni polvere lunare, poi, aspirata l’ultima tossina, scalpicciando cerca un sole in contrasto, nella mezzanotte della mia messa a fuoco. Swan * - Poteva essere -
Se nella fretta ho perso un po' di vita, come farò a recuperarla. Poteva essere una tenerezza, o un silenzio - poteva essere solo uno sguardo, una venatura di malinconia.
Una terra svenuta, di profumi, in attesa. Neppure supponevo, ma era per me. Swan
* - Chiedi un perché qualunque alla tristezza -
Chiedi un perché qualunque alla tristezza, saprai che non ha voce. Temiamo i moscerini, noi, stesi: terra sulle armi. Quando sul campo in lotta al cancro... e poi, temiamo i moscerini. Swan
* - Tolte le parentesi all'amore -
Tolte le parentesi all'amore, annusando un'alba venata d'inquietudine, rannicchiati sulle ore dondolandoci sentimento, cresciuto in questo anno come bambino di latte.
Persi nei dettagli, senza parole da spelare, ridere - ridere con stormo di ripicche, sulla gola e sangue, il sangue che ritorna ancora al cuore. Vulnerabile momento, intenso, quando mi chiedi se ti voglio bene: da mangiarti lentamente, nel ventre di un cucchiaio sempre pieno. - E soffio, ora, a sera, in questa parte di mondo, soffio lucignoli riflessi su vene lattee. Che cali quiete sulle dita a fior dell'acqua, per sentire che rumore fanno le ali di caprimulgo su palpito di donna innamorata. E se la morte passerà correndo, sfiorandomi, anguinea, per ripetermi chi sono, sciacquerò le parole, svenendo desiderio, senza m o r i r e nella parte santa, coi grilli. Swan * - la vita in sospensione -
Le zingare, col pollice premevano saliva, su palmo di bimba - leggevano la vita in sospensione e cantavano nenie di liberazione, seguite da formule magiche:
- questi segni paralleli, devono entrare in contatto; questo luogo, ora, è da nessunaparte e le parole hanno un peso -
Alice lo sentiva sulla lingua, il peso; per questo non parlava, infibulando la sua bocca con sutura di giglio, per non urlare, alla ronda del satiro.
Dialogava con gli occhi - appenappena - e intrecciando capelli ai rami dei dolori, imitava i gesti dei lupi, usciti dall'acqua, per scuotere tutti i suoi perché, che non venivano mai da soli. Swan
* - Soffiando sulla debole corrente -
Lo sguardo tende la sua linea d'orizzonte, cercando punto di riferimento nella parte di coscienza incorruttibile che fluttua, fragile, nel silenzio.
Su distese di ranuncoli acquatici: - coppe allargate, a ricevere il seme dell'alba -
si spoglia, l'anima, s'abbandona, soffiando sulla debole corrente, ancora, un altro entusiasmo, sotto questo cielo di cui assume la dolcezza, esorcizzando, fra un respiro e l'altro, il male che cova, nell'ombra, il suo odore di belva. Swan
* - Ma tu, chi sei, vieni dal nord? -
Scivolando coi pinguini sul pack del polo sud, evito il freddo della folla alla metro, le cerimonie, rose pompon, l'anoressia d'amore - Le memorie obliterate: un sorriso stemperato di fronte all'abisso, poco prima del requiem di Naide, che smarrita la gravitazione di madre, ripeteva la visione dell'ora:
- ma tu, chi sei, vieni dal nord? nell'atmosfera satura, sei così pallida; la bellezza è deperibile, verso nuova innocenza -
(ma la colpa dov'è) (ma la colpa, cos'è)
Qui sono libera - sulla mappa, solo un graffio d'unghia, una realtà trascendente - sono un soffio di raccoglimento, sfuggente, simile all'acqua che mi ha vista nascere.
(ma l'amore, dov'è) (ma l'amore cos'è) Swan * - Come frutto spaccato -
L'ignota corrente del tempo, scorre, dentro le mie sponde incerte. Intrappolata dai dettagli, chiamo a m o r e (troppe volte) spremendomi in solitudine, come frutto spaccato.
In queste notti l e n t e, serve della luna, non bastano carezze, a voce opaca - non bastano scintille d'occhi, soli, a nutrire stelle aggrappate alle tenebre.
Non basta latte di lupa a saziarmi di risposte, e rami d'ulivo insanguinati, a lenire la malinconia.
Non si può fermare il volo di una tortora, né uccidere il fiore rosso dei sogni. Occorre scegliere, ora - per non rinascere ancora in cicli di vite, fatte di sedie vuote. Swan * - Attraverso le vene del sole -
Siamo fuggiti nel futuro, stanotte - per amarci - rientrando poi, attraverso le vene del sole.
Per ogni mio sussulto - mischiami al tuo sangue, così - liberandomi da tutto ciò che mi trattiene a terra: che argilla mantenga impronta leggera -
e se i miei occhi ritorneranno appesi agli spiriti, se mi vedrai affondare nel sonno del fiume, incidi sul palmo il patto che rossostilla, come succo di melagrana, affinché m'acquieti, distesa, sul tuo sapore. Swan * - Quando nel vaso colmo -
L'amore: uno scorrere che non finisce in coaguli - è parola chiassosa che si distende - umida - sulla fecondità delle ore, a godere, sfumature fruscianti di seta, dove dita premono nascita e promesse di morbida sorte. Dovunque, è l'amore: ingordo lucignolo intrecciato, brucia un legame vivace, e vestiti di baci, si s v e g l i a n o gli amanti - si svena l'alba, inondando di rosso, lo sguardo bistro della notte. Un po' così, è la vita - un po' così è l'amore: tortora che plana lieve sulle mani bucate, un po' così, s'inarcano i glicini al sole fino ad ustionarsi, un po' così, ondeggia il colibrì alle carezze, del vento delicato, e un po' così, si scioglie ricciolo di brina arpionato al cuore - un po' così, si sta ad ascoltare, fra ciclamini e peschi in fiore, un po' così, ci si lascia amare, da questo popolo caduto dalle stelle, un po' così un po' così... e tu, mi sei caro, come le stelle mai stanche di boccioli nuovi e notti scintillanti, di sorrisi innocenti e salti a raganella, corse fra i papaveri, alla luce dei tramonti, agli occhi le carezze e ai baci, mi sei c a r o.
Con questi versi di frutto delicato, insegnami a scansare il vento sottozero, quando il rullio del cielo, si fa sporco e buca il bozzolo di crisalide - e farfalla di seta vibra -storta- insanguinata, sputando uncini d'inutile ricerca, da collezionista.
Quando i caprioli si nascondono sotto al letto e la periferia del nucleo è senza un'anima. Quando nel vaso colmo, la goccia forma il cerchio e tutto s'espande e fuoriesce, fuori e s c e f u o r i esce
fuoriesce, ad allagare il mio pulciaio d'illusioni, ma non è banale, siamo in bozza; la vita, è in bozza: si può sempre fare meglio.
Cuccuruccuccù, dice Battiato. La vita ci sfiorò ma ci tenne prigionieri. Swan *
- Nata randagia -
Nata randagia, da uovo di cuculo, dove carbone tinge notte, verso lune di latte, nel nuovonido di conchiglie.
Scossa da archetti di vento, bisbiglio che amore non è - parola slogata -. amore non è - giglio cresciuto nei ritagli di tempo -.
Tagliando a sangue l'orizzonte, la sorgente pulsavita, e timpani sprangati alle baruffe ascolteranno a n c o r a il frullio d'una libellula. Swan * - Vestiti di baci -
Dovunque, è l'amore: ingordo lucignolo intrecciato, brucia il legame vivace, in punta di dita, fruttate alla bocca -
vestiti di baci, si svegliano gli amanti e si svena l'alba, inondando di rosso lo sguardo bistro della notte - Swan * - Sfumature fruscianti -
L'amore: uno scorrere finito in coaguli - e parole chiassose si distendono - umide - sulla fecondità delle ore, a godere, sfumature fruscianti di seta, dove dita premevano nascita e promesse di morbida sorte. Swan * - Dal cilindro esce il buio -
Dal cilindro esce il buio: Alice lo sa, Alice, lo sai. e goccia di latte trattiene - impudica - sul ventre a conchiglia, dove amore, amore è già stato. E' già stato e sarà, Alice lo sa. Alice, lo sai. Lo sa quanto costa - il suono di pioggia nel timpano, nel battito, dice che amore non è giglio sporco di terra, e sangue non lava. Sangue rimane - rimane, fino alla fine. Fino alla fine.
Swan * - Viva - Il vento è un vestito attillato, alla luce dei gigli, incastonati nella notte - Girando il dito sul tuo profilo, fatto di cerchi d'acqua dolce, finirò i secondi, - a sforbiciate - sul timore di scoprirmi v i v a. Swan
* - PastoCrudo -
Vento a nove code, sulla gola chiara, e indaco, spezzato a piombo - le dita incurvano l'attesa e il freddo, sulle unghie -
e l'uomo di passaggio, calma la tormenta soffiando polvere di terra e baci -
poi, scintilla un sortilegio, frusciante, d'alba rossa dove - tutt'al più - il sangue al pasto crudo sgorga caldo. Swan
* - Ti sorseggiavo un attimo fa -
La senti la canzone della terra? è un rosso, crudo, senza scintillio e senza nome - e l'uomo: p a r a n o i c a mente, arroccato si dissocia e soffia il suo calore umano, sempre più abbreviato -
- io, sono in pausa caffè, l u n g o, per un ti amo... proiettato sull'istante successivo:
- ti sorseggiavo un attimo fa, ed è già passato, mentre le labbra imitavano un dispetto. Swan * - Nero mezzanotte - Nero mezzanotte ricade a tratti, sullo slancio - e non ci sono baci a diluirlo, e sguardi indaco, fino a domani.
Conto rovesciato: occhi di bimba, ancora sull'abisso. (Alice lo sa, e ingoia l'unghia del diavolo)
Bocca di donna - ali di sconto e rose, sul lamento:
- dai alle cose il valore che hanno e non avrai più paura -
Mentalità analgesica, la mia: coagula il dolore, poi lo silenzia. Swan
* - L'attimo -
Affogando lo sguardo nello yogurt, sicura d'amore, non so vivere l'attimo, che ne voglio subito un altro e un altro ancora, a cucchiaiate.
Quando i sorrisi affioreranno al tatto e l'odore del sangue sarà vivo, correrò spesso, da una stanza all'altra, ad abbracciarti. Swan * - Vieni con me? -
Tu, amore, che sai distinguere la fonte c a l d a, al gelo - vieni con me? -
Ti porto sugli iceberg grigio-azzurri a cercare un papavero v i v o di pulsioni, per scuoterne l' Es senza p a u r a, inseminando i corpi di nascita malata,
che attraversano le strade al mattino, presto, in fuga affondando nei passi, e le parole: che anche questo giorno, forse, è già acqua passata. Swan * - La libertà dei lupi - L'aria che vive la foresta, parla dei labirinti dell'uomo: sono tutti a spigolo o a spirale e non si abbracciano nella locanda della terra -
non sentono la libertà dei lupi e il suono dei tamburi, si ripiegano su una fumata nera, impegnati a contare i capelli dei diavoli. Swan * - Se sono - vivo questo stato di veglia come fenomeno d'interferenza - non ho nome: il segreto si rivela alla fonte dei miei lapsus - ma se sono acqua e aria se sono roccia e luce se sono un soffio di vita in un'alba insolita, se sono legata al tempo allora devo scorrere. Swan *
- Mi sono persa - mi sono persa, fra gli amici, srotolando parole spinate per recintare le mie fragole, coltivate nel deserto. Swan
* - Nell'argento degli occhi - Mi piace il mare, in collera con l'ozio degli scogli - mi piaci tu, quando tagli le reti e riaffiori da silenzi a vertigine nell'argento degli occhi verso l'acqua libera. Swan
*
- Da qualche parte -
voglio macchiare questa luna stasera, di china rossa -
l'inchiostro, tinge pallide vene e sbocciano rose, su trame oniriche il vento s'inarca, su danze celtiche e un volo interminabile, immortale, della passione mia poi la tua voce, amata e quelle labbra schiuse. Swan * - Cade distante la notte - Cade distante il nero sconfessato come un cattivo ospite e l'oro del deserto si fa rosa - - di giorno non sarò notte per amarti e di notte, giorno ma soltanto vita nuova -
e il nome difettoso della morte non sarà frusta alla gola né tempesta d'aghi dentro agli occhi
Swan * - La storia nei tuoi occhi -
Due biglietti e popcorn, al sogno: dentro l'orologio delle comete ruotiamo un passo fra i colori lapidando le tonalità spiacevoli del grey, un quarto d'oceano dall'iride e l'ultima versione del pensiero con l'aggiornamento -
L'altro lato della vita: la spiaggia delle rose, da una distanza, il vento - poi, il sentimento e sotto l'ala - a m o r e -
Swan * - I colori dello Scoiattolo - Copre i colori dello Scoiattolo, la neve artificiale - stende bianco, ai nuovi cercatori, per non condizionare con tracce reiteranti, di lune e polvere di stelle, nel punto dove il vento danza, a n c o r a in vita -
- L'identificazione graduale dell'uomo, gradisce insegnare al mondo, ciò che già è -
Come ultima volta, balla, il rifugiato, cerca nuova tana di sé, cancellando, distrattamente, la sua origine -
Swan * - La Poesia: non dirle che l'ami -
Soffia, il drago, i r r e s i s t i b i l e, così vicino a me - preme l'artiglio, nella mia carne, viva - ottiene i miei sogni, i segreti - e ancora scava, s c a v a e libera, poesia -
Swan * - Metà perenne, di ogni divisione -
Dicotomia, fra sentimento e ragione - la chiave di passaggio verso l'unione, è ipersensibile, alle maiuscole -
- metà perenne, di ogni divisione - intorpidita volontà, che gira in tondo, sui cerchi del fascino, della fortuna.
Una serata solitaria, apre la porta al libro che raccoglie il nostro verbo, amando per amare ogni genere di gente -
una ricerca d'equilibrio, fra gli eccessi, gli alti e bassi - perché il diavolo non è crudele, ma povero, se gli si toglie il travestimento, da un tono all'altro, inverso -
Swan * [Divertissement] - Voglio slacciare i lampi -
E' sfera instabile, la Luna, stasera - Voglio slacciare i lampi, all'amore, rendere il tatto s e n s i b i l e.
Dal sonno immortale, premo l'unghia, alle labbra - liberando il colore scioccante, a dissetare la lingua che s c i v o l a -
Swan * - Ho bisogno di una canzone -
Salva il mio errore favorito dall'arresto dell'ultimo battito -
tira le radici del mio sonno e la coda dell'angelo -
ho bisogno di una canzone perché cadendo ho capito l'amore e la sua immortalità -
Swan * - Lune -
Il sangue può fluire e rifluire, ma è dal frantumarsi del guscio, che esce amore -
amore che ci prende, si rende a noi, lasciandoci liberamente scorrere sulle onde, che oscillano, quando i transiti godono il silenzio -
lontano, dai lunghi corridoi a serpentina, lontano dalla stanza buia, dei non giochi e dalle violazioni di un codice, così mortali -
lontano - e vicino a ciò che più siamo, mettendo a nudo lune di sangue e d'anima
e rivoluzioni solari, in noi -
Swan * - Germi divini -
Non credere ch'io perda il volo ancora a lungo e possa rinunciare a ciò che è scritto nel mio codice. Tu mi traduci un luogo d'appartenenza che riconosco solo a tratti.
- La terra del fuoco è instabile: è fascino, che mi o s s e s s i o n a -
ma consulta l'orologio e dimmi dov'è finito l'appuntamento con i viaggi, su spirali superiori e con il libro che raccoglie tutti i canti, al nascere e al morire - dei guardiani d'altitudini.
Ed io, che mi dilato le pupille, cercando il bandolo, che non esiste sopra perni che si rompono, nel buio stretto.
Non credere, ch'io perda il volo, ancora a lungo. Swan * - Slego un bacio al sonno - Dall'ultimo quarto di Luna, ascolto il silenzio: - è canzone d'amore -
Stesso sangue, tu ed io, così c a l d o - respira a fondo, nel suo centro insieme ai Guardiani, che cancellano tracce ai cacciatori di taglie.
Selvatica emozione, l u m i n o s a, nella fascia sottile - mi attrae, disordinatamente mi spaventa.
Stretta ai miei lupi, slego un bacio al sonno - e non ci penso più - che la notte sta per cedere a un altro addio.
Swan *
- Occorrerà prendere lezioni di volo -
L'amore dal lungo respiro è piacere palpabile: odora di muschio selvatico, a volte magiostra - poi, implacabile scorre di sangue, appena tagliato nelle vene dell'anima -
frrrr a g i l e sulle note stridule; - sensibile alla gravità -
Occorrerà prendere lezioni di volo, per non cadere più dalle nuvole:
(se ascoltassi la tua gelosia, sarei piena di lividi)
Precipitare dall'abbraccio è vertigine, e si chiude il riccio - ma di sopravvivenza, le curve custodiscono memorie: mi troverai sempre, in qualche luogo seduta in un angolo, gli occhi chiusi, ad ascoltarti, un po' di più. Swan * - Sorvegliando i sentimenti -
Ha inghiottito gli spiriti, il - Bambino dentro - da giorni è il suono di un violino senza voce:
- affrontare i demoni, non significa sempre vincere -
a volte, si può anche morire, ed io sono g u e r r i e r a che si dichiara sconfitta al primo taglio.
Swan *
- A che ora passa la prossima slitta -
Otto husky e Solitude, proiettano sul bianco i colori del sesto senso: si allungano, le ombre.
- L'identificazione, realmente ama riconoscerti bambino - Così, le onde luminose - svegliano la sensibilità di queste notti.
Ascolto il minuto l u n g o - affamata come un lupo, e custode d'angelo, ti chiedo:
- a che ora passa la prossima slitta, quella che va diretta al punto, senza fermate, senza coincidenze - Swan
* - Nell'aria stasera - Se tu volessi veramente di nozze d'anima e di picnic sull'etere in debito di fluido imponderabile riaccendere azzurri lapidati - - e poi s o f f i a r e ossigeno sui rossi delle vene -
No, non è m a l e, non è intossicazione, è ciò che siamo, è ciò che ci neghiamo -
è tutto e il t u t t o - e poi l'Unione del serpente al cerchio.
Swan * - AcquaFuoco -
Dove la vita passeggia nel sonno, visioni convesse, bruciano rivelazioni: - io sono riferimento di qualcosa che porta un nome impronunciabile e scappo, per sopravvivere all'antico cacciatore -
Ho una taglia sul capo, da sempre, o una spada, o soltanto una colpa senzapatria - (il vero colpevole, si nasconde, ancora, dentro di me)
Ballo male nell'oscurità e inciampo spesso nel mio caos -
Solo tu, sei la mia armonia - e che io sia d'acqua o di fuoco o di me soltanto, non importa, è sempre amore.
Swan * - Dell'amore -
L'Immenso è all'interno, affamato di colori che curvano l'anima - gli orologi non si lasciano p r e n d e r e dal panico e il mio nome è superstite. Swan * - Gli angeli delle rose vengono dal libro dei giorni -
L'acqua cadente copre la luna di ottobre -
balla il creatore della pioggia sulla terra sacra del lupo e la canzone chiama tempesta
- picchia sulla filigrana dell'angelo -
Un libro sull'acqua culla misericordia: rose degli angeli in un giorno senza pioggia.
Anche le cadute -amale- due volte, sugli azzurri della strada a mezzanotte - poi buttale in pasto agli sconosciuti e cerca l'aroma quieto.
Swan
* - Inversione del tempo sul sonno -
Allieva ipnonauta, Alice, porta un drago guardiano con sé, sulla navigazione retroattiva del telos.
La più scrutata è l'io di bimba - p e n e t r a t a dall'osservatore, che porta un nome spaventoso: è Psiche - (Alice lo sa e si nasconde)
Sarà un percorso ventoso una causa finale - inversione del tempo sul sonno -
dove lo sfondo, rannicchiato è ancora in subbuglio. Swan
*
- Una prima colazione - E' forse una maledizione, questo amore, o l'inverso accanto, sull'orlo del giudizio: - appena sulle punte, a trattenere l'equilibrio -
Una prima colazione sulle tue ginocchia, che forse è questo l'andamento - il senso del mio esistere, e il tuo, con me -
E lento, ti trattengo, all'interno dei minuti, stringendo il sapore dell'impulso fra le labbra, per non lasciarti più. Swan * - In una serata d'amicizia -
Ombre d'ozio giocano alla vita mondana, fra argenti barocchi e insalate al limone -
(preferisco la mia coperta di lana bianca con orlo grigio)
Grigio - non è il mio tempo; io amo il rosso e un'amaca per due da dondolare come un ventre caldo e morbido,
profumato di vin brûlé in una serata d'amicizia. Swan * - Mi ricordo del luogo che non conosco -
La stanza profuma di caffè, io di solitudine - ma la pioggia bagna i due mondi e li unisce: - mi ricordo del luogo che non conosco -
Siamo schegge di un unico corpo, il cui capo è in alto e la canzone è quella giusta se parla d'amore.
Allora, persino le pietre sapranno fremere e tutti coloro che ci sfiorano vedranno biancheggiare - Uri - e cristalli di pace, nella culla dei giorni. Swan * - Il freddo nelle voci -
Qualcosa è accaduto, dentro al viaggio, in queste notti e siamo in bilico - amore suscettibile - sul divenire, se non tagliamo i viveri ai silenzi,
ricomponendo la distanza e il freddo nelle voci, sospese, e il senso perso di levitazione, in mezz'acqua tonica.
Accenderemo l'anima intorno al fuoco consacrando olio sulle palpebre, limando artigli alla paura.
Vibratili virtù in corrispondenza slegheranno immagini, ad indicare il nucleo nella visione, di lunghi tempi d'assonanza - e soffierà forte, il drago, sulle sue meraviglie:
- tu vuoi il mio respiro, accanto, io voglio te, nel mio - Swan * - Amore d'uomo -
Scalzo di dubbi, amore d'uomo, mi solleciti di baci e ti fai serio, sull'espressione di un capriccio -
dimenticando che ho occhi svegli di memoria e tremiti, che ancora ne trattengo l'eco
nei paradossi delle vene, si concede il ricordo al sangue ai morsi di parole e a volte, inesorabilmente, si diviene ciò che è stato.
Swan * - Mi aprirai? anche se ho fatto tardi -
Non è abbastanza fuori orario, Il mondo, per il mio fuso.
Oggi, ero in Australia, per prendere lezioni dai canguri:
- saltano così bene gli ostacoli - (a me, solo i nervi, ultimamente).
Poi, sulla sera, slittando in Alaska, per rinfrescarmi le idee e le p a s s i o n i, ho ritrovato il biglietto di ritorno: che sbadata, lo stringevo fra le labbra.
Ora, sono a un pensiero da te, una distanza di pochi battiti.
Mi aprirai? anche se ho fatto tardi. Swan
* - Che tempo fa? -
Per conquistare l'altra metà del cielo, ho corrotto il pilota con un bacio: - che tempo fa? - che previsioni passa questo volo d'alta quota, a volte instabile, con virate colleriche.
Un susseguirsi d'affascinanti intervalli e di planate, - preliminari, sulle efelidi - poi l'atterraggio morbido, seguendo i fuochi accesi dagli indigeni e il s i l e n z i o: che questo è un ballo riservato.
Swan *
- Noi siamo - Siamo anime assetate di luce lancette strappate dal tempo, siamo ali di cielo chiamate a volare - siamo polvere di comete lacrime di rugiada sul fiore - noi siamo quei passi dall'alba al tramonto siamo l'attesa, l'amore, noi siamo. Swan * - Vestimi la solitudine -
imprimi memorie al tatto imprimi memorie e scrutami segreti al tatto e scrutami sotto tremuli sipari segreti sipari di ciglia rugiadose tremuli di ciglia
coprimi la solitudine - vestimi la solitudine -
devota ti laverò i piedi con foglie di corrente con foglie di corrente e lino selvatico e lino selvatico io squarcero' ogni tela
e schiacciando poi premero' per te l'ultimo ragno in predazione succo di fragole spremerò succhi di fragola devota
sigillando ogni commento. Sigillando ogni commento con un bacio. Con un bacio. Swan
* - Respira piano -
Distenditi con me sull'amaca del tempo soffia i tuoi giorni sui miei
- respira piano amore -
che passi il dolore come un treno in corsa e si dimentichi di noi Swan *
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