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| Ciro Rosenbaum |
Nato a Salerno nel marzo del 1966, è morto a Napoli nel dicembre del 2003. Laureato in Discipline delle Arti della Musica e dello Spettacolo con 110/110. Ha lavorato nei teatri di Oslo, Madrid, Brema. A Milano al “Teatro del Buratto” e al “San Babila”, a Modena, al “Duse” di Bologna, al “Maggio Fiorentino” e alla “Pergola” di Firenze. Poliglotta, scenografo, amante della musica, scrittore, poeta...
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Tu mi chiamerai e io verrò rabbrividendo di sintetico piacere. Lasceremo che i fari dell’auto si spengano e poi... rideremo delle angosciose paure, delle trepide ansie, di questi anni allucinati e ci daremo tanti baci, tanti da confonderli con il numero infinito delle stelle.
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Il mio Cupido ha denti aguzzi e dorme nella bara del mio cuore.
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Seguiamo incantati le vie dell’amore, non c’è meta né sosta nel viaggio. Ci guida tra ansie, timori, speranze una luce che brilla, scompare, riappare.
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Aiutami a non volerti più. Baciami tanto che io non possa desiderarti più. Brucia le mie labbra affinchè non urli il tuo nome o ti taglierò la gola e lascerò infine in libertà i miei pensieri.
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Quando guardo al mio mondo, mi descrivo un’alienazione tanto reale da non dover essere ostentata, gridata, solo un’ombra dietro una finestra, mio appannato specchio... voglio tornare! Ti seguirei fino alla fine del mondo, al di là di ogni convenzione, per darti, se lo vuoi, realtà ed illusione. Ma devo sbarazzarmi di questo sogno e andare sempre avanti come se non fosse l’amore la cosa più importante.
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La barca si è arenata su un banco di corallo, il capitano la guarda inebetito, con la pipa che gli pende dalle labbra cadenti. E’ stanco. Sotto il cappello a sghimbescio la testa è tutta bianca, il porto è lontano. Per continuare a campare bisognerebbe tentare di disincagliarsi, ma ne vale la pena ora che per lui non c’è che un alito di vento su tutti i mari del mondo?
(testi tratti da Io sono Ciro)
Non è mai facile, per un artista, riuscire a riportare nell’opera ciò che scorre dentro e “preme” per uscire. Non è detto che l’urgenza e il bisogno prendano forma, e se ci riescono non è detto che sia una forma che rispecchi almeno in parte ciò che in origine è magma denso ma indistinto. Ciro Rosenbaum conosce la forza rivelatrice della parola e sa come, grazie ad essa, parlarci del suo mondo interiore. Versi di rara efficacia aprono ai nostri occhi (e, più ancora, al nostro cuore) il mondo di un animo particolarmente sensibile, che vive i sentimenti toccando corde di un’intensità vivida, luminosa, dolorosa.
(dalla prefazione di Francesco Sicilia)
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