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| Marco Vinci |
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CURRICULUM ARTISTICO Scrive per diletto dall’età di tredici anni. Ha vinto un concorso di poesia nel lontano 1957 bandito dalla rivista mensile “Panorama artistico” di Napoli. Nel medesimo anno tre sue poesie sono state inserite nel volume antologico “ Cento anime in un tempio” . Nel periodo 1972-1973 ha intrecciato rapporti di “solidarietà spirituale” con Poeti di Honduras,fra cui Miguel R. Ortega. Successivamente, di tanto in tanto, alcuni editori hanno pubblicato sue poesie all’interno di piccole raccolte ed antologie. Nel maggio 2007 ha vinto la II edizione del premio letterario Minerva di Torino con la raccolta “Sillabe e parole”. Nel novembre 2007, ha ricevuto una “segnalazione editoriale” dalla “Firenze Libri” della “Maremmi Editori”- Il 14.04.2008 , una sìlloge di poesie è stata segnalata dalla Giuria del Concorso letterario Jacques Prévert (XIV edizione-Melegnano) con Attestato di merito .Nel maggio 2008 è risultato 3° classificato al Concorso “L’Umanità non sposa la violenza” indetto dal Centro studi europeo di Cremona. Sempre nel maggio 2008 gli è stata conferita la Medaglia del “Premio letterario internazionale di poesia – Cava dei Tirreni” 2008 . Nello stesso periodo è stato classificato quarto dalla Giuria del “Premio Teanum Sidicinum& Augusta Taurinorum”- 2008 - Torino. Altri riconoscimenti : • 2° Classificato dal Premio Europeo “Wilde” 2008- Dreams Entertainement; • 4° Classificato dal Premio “Centro Giovani e Poesia” 2008-Triuggio; • Segnalato dalla Giuria del Premio “Francesco Moro”2008, con attestato di merito; • Finalista al Concorso “Mario Dell’Arco “2008,indetto dal Centro Cult.G.G.Belli; • Presente nell’Antologia “Rosso Venexiano” 2008; • Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Città della Spezia”; • Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Quaderni di Lìnfera” • Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Angeli” – Maddaloni. --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
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SELEZIONE DI COMPONIMENTI REMOTI E RECENTI ************************************************
ULTIMA SPERANZA
Poeta,ultima speranza, leva quel drappo nero per me greve, fammi veder le stelle. Dimmi dove riposar lo sguardo smarrito ed in affanno. ♫
PERLA DI RUGIADA
Fanciulla, voglio donarti una perla di rugiada fra due fili d’erba. Nulla mi devi in cambio! Voglio però serbare un mio pensiero di te, verso di me fanciullo. Un possibile sguardo, pieno di Forse, che mi accarezzi, mosso da ciglia lievi nere e sognanti.
Lo posso serbare,sai, all’ombra del mio cuore, impigrito e deluso, intento a battere solo per sé.
♫
LA PERFETTA MARGHERITA
Petali perfetti, bella margherita! Perfezione oscura e vana? Ristai per te , per me ,per noi,per Lui? Splendida mi fissi impertinente. Idea Sua del possibile? Evolversi improbabile del Programma? O sogno iniziale che avanza attraverso spazi siderali, dalla notte dei tempi al nostro breve giorno, verso l’alba d’un futuro infinito. ♫
LUCORE LUNARE
Ho sognato un giardino
del tempo passato.
Varcavo la soglia di casa
verso foglie d’argento
mosse da dolce spirar d’aria.
Lasciavo per poco
il riso della mia bambina,
le sue risposte brevi alla mamma
intenta a riporre con tintinnio di vetri
le stoviglie in cucina.
Dolci suoni … che sera !
Con lenti passi,per non far rumore,
andavo verso il leccio :
che frullar d’ ali !
La piccola prole
s’accingeva al sonno.
(La mamma di quelli
non riusciva a zittirne alcuni
che pigolavano sommessi).
Che dolce sera …
Incedevo nel lucore lunare
verso quei fili di luce
fra foglie di melograno.
In altre sere d’ incanto,
paravano a volte dinnanzi
proprio quando la luna
filtrava dolce nelle mie pupille
umide di nostalgia.
Improvviso, movendosi lento,
un filo tenue di luce
fra due foglie teso
mi fermava.
Era vicino
e mi pareva lontano,
come traguardo dei sogni miei.
Che dolce sera …
Sentivo le care voci più lontane,
ma le sentivo; soavi, dolci, mie.
Immobile, innanzi a quel filo di luce,
alzavo lo sguardo verso le stelle:
che dolcezza il sospiro infinito
di quelle che sentivo vicine
più del traguardo di luce !
Che dolce sera …
Non volevo muovermi,
non volevo superare
quel traguardo dei sogni.
♫
La politica
Incapaci d’intendere e di volere
chiediamo ad altri,
ferinamente dotati e satolli,
come sopravvivere
con minor danno.
♫
GRETEL
Arrivi con la mia bambina, sulle piccole zampe incerte, fragile,piccola,da tremiti scossa. Mi guardi.Occhi d’ambra umidi, timorosi di sguardi. Col tuo nome levo la voce, ti pieghi,giri a terra col dorso, con fremiti e mugolii e annaspìo di zampe tendi al mio respiro. Trovata,presa in un recesso ove sfogano nequizie e cinica indifferenza. Gretel, che sai ora degli umani che vedi? Ma guardi la mia Aurora come guardassi i campi e il sole, chiedendo le sue dita nella tua veste fulva. ♫
AD AURORA
DESTRIERI LEGGIADRI
Con tua madre,
invocata da pensieri fecondi
sei giunta splendente,
seguita dal sole.
Ti sei dischiusa
facendomi felice,
in un’aura radiosa.
Li hai chiamati
e sono giunti,
leggiadri e scalpitanti,
per farti sentire viva
e prorompente,
anche nella fatica.
I tuoi sogni ora sospingi
e i miei sulle criniere…
a cavallo del tuo vigoroso tempo
e del mio, onusto ed incerto.-
♫
RONDINI
Oggi nel mio angolo quelle rondini intrecciano voli sapienti di certo. Cerco di capire, quasi mi sfiorano mentre l’inseguo con attento sguardo. Una mi dice qualcosa o mi deride, cerco di capire, mentre mi passa vicino, bella, sicura, serena, convinta, godendo nell’aria. ♫
L’OMBRA DEL CUORE
Il mio sole declina e l’ombra del mio cuore ricopre zone inesplorate e mai raggiunte. ♫
GIACOMO L’HA DETTO
Giacomo l’ha detto e ridetto, “fanciullo mio “ l’ha capito e gode. E tu uomo ?
Fuori della “stagion lieta” procedi a fatica, senza meta, in vanilòquio chiuso. ♫
ad Aurora ATTESE Con tua madre ti ho atteso al di qua della luce. Ora vuoi che si apra per te quella porta. Per inondarci di luce prima che la notte incomba. ♫
Goccia di sole
Una goccia intrisa di sole mi fa segnali al mattino. Insiste, sull’erba mossa dal vento, d’arcobaleno vestita. La guardo, la penso, la studio e lei così mi trattiene… ♫
SCONFORTO Estatiche figure d’un piccolo presepe, innanzi allo sguardo attonito d’un bimbo, scavate nell’anima immagini rosa. E ritornano caldi lenti ricordi di manine tese e mobili nel muschio, fra la paglia nei sassolini di quella dolce piccola strada, di occhi ingenui nell’incantato laghetto di cristallo fra le piccole oche leggere sul pelo … dello specchio, più vere d’ogni altra, di occhi brillanti su quella neve soffice calda e buona come lana bambagia farina su verdi cespugli di carta. Ma come … tutto, oh tutto! mi porta lontano da quella scena immobile incantata lungo quella stradina lontano … sotto il peso di una neve fredda, vera … ♫
IL CALICE Un profumo inebriante che sale, da petali di gote rugiadose da mammolette timide pupille e rose labbra sullo stelo vive, mi giunge. Chino sul volto suo, per l’estasi dei sensi langue il mio corpo, d’ogni moto libero, d’istinti rudi sgombro, pieno di fremente vita. Guardo le sue mani e sento la vita ch’ogni altro istante rifugge, piccole dita che annullano il destino. Bevo musiche e gioie che versa sulle mie labbra dal suo calice prezioso. Bevo per mortale arsura con foga, vibrante e cieco, stringendo l’essere che mi dà la vita. Bevo timido e tremante per far lontana l’ultima sua goccia. Bevo lieto e gioioso quando è tremante e appassionata la mano che l’avvicina a me. ♫ VITA DI GOCCIA
Stille splendenti sui rami, rami spogli d’albero nudo. Cadono gocce sui rami … Brilla un ramo già secco:
scende una goccia posata, rispecchia le cose d’intorno, minuta diventa più giù lasciando una scia luminosa. Infine scompare consunta … … il ramo non brilla già più. ♫
I SUOI CAPELLI La testa sua movevasi lenta per inseguire il riso degli amici, presso la mia con graziosi moti scoteva lieve i suoi capelli belli. No, non scorgeva il volto prono che muto stava a rimirarla tutta, no, non sentiva ch’io pregavo per aver grazia d’altri sguardi suoi. Ed io soffrivo per quelle gioie che amabilmente dava a questo cuore. ♫
AGHI DI PINO Sempre d’amor legati in bacio fusione dolce di bellezza e forza com’aghi di pino vivere c’è dato al ramo avvinti o liberi di vento. ♫
TRAMONTO DI DESIDERIO Sei scesa lieve al mare, hai bagnato i piccoli piedi, la brezza ha riportato i tuoi lunghi capelli. Ero lì, non vicino ma ti vedevo: consumati i fianchi sui neri scogli, nella spuma immerse le membra, sei venuta piano senza vedermi ancor più lieve libera d’un peso che solo potevano le forti ali del mio desiderio.
Hai riposato sotto un forte sole che ti lasciava fresca: la tua fronte lo era. Non ti ho destata. E passavi piano piano entro di me come raggio di luna sereno limpido fresco e ti sentivo mia … dolcemente mia … soavemente mia … infinitamente mia … d’ogni cosa desiderosa ch’io solo dovevo porgere. E le rosse ali del mio desiderio son cadute sui bianchissimi seni, non cercate dal tuo pudore ma dalla bellezza sospinte. E le mie membra e gli occhi miei senza soffrire, come immersi nel più vasto tramonto di sole. ♫
ANGOLO SOLITARIO Angolo solitario, dove le luci della città mia ti hanno sospinto? Desiderio di mie labbra calde fatti presso mentre incerto vado. Desiderio di miei occhi paghi di stelle dammi solo la luce per veder dischiuso un fiore. Angolo solitario immenso, dove sei? … dove siamo ora? Dove si credeva di dover fuggire forse torniamo: la luce che ti struggeva forse t’ingigantisce, le stelle che non avevi forse son tue. ♫
IL SOGNO La vita e il mondo sembrano il sogno d’una mente eccelsa. Fantasmi! C’è dato pensare e agire in quella. Come le figure dei nostri sogni s’uniscono e parlano nella nostra mente, rigide ombre di per sé e solitarie,
così i nostri sogni e le stelle e il cielo e l’infinito e noi fantasmi ivi muoviamo. ♫
LA QUIETE E IL MOTO
Ho coscienza di sentir meno di quel sasso immobile premuto dalla materia, di quello eretto fermo nel cielo azzurro, di quella roccia avvinta dal mare anch’esso immobile a respirar profondamente il soffio d’ali dei gabbiani il profumo di tutte le scogliere nel bacio. Nella quiete gode Natura per contiguità d’immobili cose grazie porgendo all’Autor del suo silenzio. Pure vado cercando un senso nel moto e la quiete stessa: perché? ♫
RAGGI DI LUNA
Dolci, riposate negli occhi miei raggi di luna. Io vi cullo nell’ombra delle ciglia e in soave frescura, amabili delicati … io vi proteggo! Tenui raggi stanchi, come riflessi da infiniti specchi disseminati nella notte, riposate, vinti dal freddo, al caldo delle mie palpebre io vi proteggo … ♫
VIENI
Mentre fissi i capelli con le braccia in alto carezzando con le piccole mani e col seno meraviglioso in boccio a me respiri fragrante. Sussurri: Vieni, leva le tue braccia con dolcezza circondami come a toccar lievi corolle. Vieni, vieni, vieni, circondami con forza inebriati del mio respiro.
Carezzami leggero, sugli occhi posa i tuoi baci leggeri calmi … vibranti infuocati. Circondami con forza … ancora dolcemente … ancora vibrante. Vieni, vieni, vieni. ♫
L’ha svelato Katrina !
L’uomo immerso nel profondo
della possibile perversione.
Sconvolti e sollevati i drappi ipocriti
di convenzioni e politiche desolanti.
Violenza viscerale antropomorfa
s’ unisce a quella primigenia.
Caos e natura generano Katrina
che scopre in noi il mostro
sinistramente degradante
e getta luce su esseri vili e sordidi,
umani tragici,
sciacalli corvi ultraferini
proiettati nel nulla.
♫
L’esperto poeta
L’esperto poeta “parla con me” chiamato da dandini in tivvù-tre, pontifica di vera poesia senza tramonti, gabbiani e mare, con tanti cadaveri africani e tante braccia scalciate da un’italietta che non li vuole a bordo. L’esperto poeta dice “le parole giuste”, cancella quelle che non sente… L’esperto poeta crede di vedere il fondo ma chiude la porta al mondo. Ma quali sono le parole giuste ?
Qual è l’abbraccio evocatore, il più grande, di sillabe in amore ?
♫ L’AMORE
L’amore illumina e scalda
il nostro tempo ;
con sommesso crepitìo
e leggere faville
brucia certezze e misteri
sulla soglia del nulla. ♫
IL CASO PER…DESTINO
Acume e intelligenza geneticamente acquisite, con esperienza e capacità dalla natura tratte, ci fanno distinguere e inquadrare, su schemi di politica sociale entro scale gerarchiche, da premiati fruitori d’incapacità naturali. >><< Selvaggi per caso felici dei vetrini assisi su ori biondi e neri, derubati da furbi “civili” politicamente adusi e determinati per caso… >><< Antica “nobiltà” per caso… acquisita, si pavoneggia o cela per caso. Spettacolo sociale per tutti, pubblico e privato. >><< Ironia della sorte… libero arbitrio… … destino…per caso… (… sarcastica risata…).- ♫
ad Aurora UN ANNO
Su di te un anno ! Una stilla di tempo Che brilla come rugiada in un fresco mattino. Metafora di luce sul volto tuo dipinge il futuro. ♫
PERCHE’
Con le note del chiostro una nuvola lenta mi lascia una stella. Che mi fissa e si ficca come pietra in un pensiero…mio! Io e lei, ora e così, perché? Or non la vedo ma la sento grave come un “perché”. ♫ (a Bruna) FASI DI LUNA Con malessere t’ascondi, non vista ristai mentre ti cerco. Splendida risorgi d’intorno e in me quando sanata sorridi. ♫
CASO…PREDETERMINATO…
Idea primigenia, il caso. Determinato all’origine! Dell’esistente apparente. Nell’evoluzione casuale in alveo cosmico, corollario ci appare il libero arbitrio, fecondo d’infinite varianti. Le religioni in esse, ragionevoli interpreti di realtà e misteri. ♫
DOPO L’UNDICI SETTEMBRE
Gli uccelli della morte fendono l’aria siderale, le torri e i miei pensieri colmi d’antrace di scienze esatte ed inesatte di filosofie indiscusse discusse ed obsolete di religioni e verità rivelate di politiche buone malvage e inutili.
Salto abissi dal “primo motore” alle lacrime delle madonne di gesso, attraverso preghiere inani e ipocriti incensi, fino a fermarmi! In un deserto di deliri, di fronte ad un essere che vivente ancor pare … ♫
DISTRAZIONE Incedo al freddo delle religioni, nel vuoto della politica, nella polvere del progresso, in un fragore assurdo. Amleto senza corona e teschio, non salto al di là per distrazione. ♫
ESTASI
Amore, sembiante divino fatto dei pensieri più belli del mio triste e infecondo peregrinare di stagione in stagione. Levo la coltre dei sogni e mi trovo, curvo e solitario, a rimirar propositi e incompiuti desideri talmente belli da farmi parer felice.
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Paure, incensi e domande
Con sembiante di soluzione, il paradiso, dopo. Umani in prova che piantano cipressi, cupole, campanili e minareti. Ingiurie e sofferenze verso un’intensa luce. Tecnicismo umano ! Poteva essere il paradiso “prima”? O “nulla”,dopo, esistere ?
Vivere un sogno o sognar d’essere in forme di “concreto esistere”. Umani in prova per un piacer supremo ? A che preghiere e suppliche all’onnipotenza primigenia ? Non può aver senso, per noi, da luce infinita, dopo oscuri meandri, dov’eravamo, giungere. Perché mutar dovrebbe del fiume il corso per i lai d’un pesce ? Perché dovrebbe aver favori un atomo in ginocchio ? Perché mutar dovrebbe l’incenso un sogno ? Come percepir del “dopo” l’essenza, inetti a concepir l’avvìo ?
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FILĖMONE
Giove non verrà mia “Bauci”, né ‘l messagger suo, né altri in sua vece. Ma ti abbraccerò al fine, come quercia il tiglio desiato.
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L’editore d’illusioni
Un premio per l’autore di poesia e prosa dopo attenta lettura di scritti di narcisi. Poeti e scrittori illusi che mille a mille trasmettono lavori per lettura e stampa. Pochi di loro a caso scelti fra tanti: gli altri a pagar stampa e diffusione per mercati di parole.
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WRITER ▼ Continuo a scrivere “t’amo” sui muri del tempo. Disegno i miei sogni con spray iridato. Nella scarsella leggera ne porto da sempre. Scrivo in alto sui muri, senza affanno, perché tu possa meglio vedere.
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FORSE E’ UNA PREGHIERA…
DIO senza volto ma… con il volto del tutto; senza forma ma… con forme dell’esistente; invisibile ma … visibile ovunque; DIO delle cieche speranze ma… d’ogni religione; inconcepibile ma… nella vita e nella morte; DIO assurdo ma… nell’affanno e nel dolore; di ciò che non era ed è,ora, d’intorno. DIO facci capire il nostro non capire, il nostro agire, il nostro rifiutare, il nostro desistere. DIO sto tremando confuso: questo mio è fatuo grido bestemmia o preghiera ?
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I SILENZI
Il silenzio… prima di nuova vita, del padre confuso al di qua della stanza ove geme la madre… prima della lotta, di mente e braccia, per carpire qualcosa alla vita. Il silenzio… di lumaca su sterpi bagnati di pioggia… di labbra su labbra ruvide morbide calde seriche… di occhi profondi penetrati da sguardi. Il silenzio… durante la veglia disperati e soli alle prime luci del giorno. Il silenzio… dopo il fragore della battaglia… dopo il canto dell’orgasmo… dopo gli urli del parto… dopo il sibilo in ospedale e il singhiozzo elettronico del diagramma piatto… dopo lo strepito della mente, nella quiete della morte… dopo i vagiti, nel sonno di un bimbo… dopo lo scrosciar di pioggia su foglie e su tetti. Il silenzio… dell’ottava nota, dopo suoni sublimi lievi come sospiri. Il silenzio… malvagio e mistico impacciato e feroce arrogante e folle. Il silenzio… respiro del cuore suono dell’anima rumore della morte. Il silenzio… prima del tutto… dopo il tutto. ♫
DESIDERI
Cadono la pioggia e la sera: dentro di me struggenti abbandoni. Desideri, finora compagni di vita, lentamente mi lasciano senza dir nulla. Li guardo sereno, con nostalgia l’inseguo. Un tempo amici del cuore per sempre con me a lenir frustrazioni. Li lascio andare, senza grida o rimbrotti, senza dir nulla… I più fedeli ancora con me, pur petulanti, mi danno conforto e tacere mi fanno ciò che tacqui per l’intera vita, pascolando lontano i miei sogni.
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OSSIMORO
Nel fondo senza fondo del pensiero mio : fede e ragione. Ossimoro. Chi grida al miracolo in un sordo attimo della muta notte ? Allopatia… inutile terapia. La fede, un accidente che non vuol “ragione”! Il miracolo, evento oscuro con fede e con ragione. Il tempo però dirozza la ragione, unico strumento umano concepibile, del domani tedoforo di luce.
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ALLA MIA DONNA
Tu sai che possiedi beni che posso avere soltanto da te. Così tu mi guardi padrona di tanta beltà, di splendide forme, di sguardi soavi, di grazia sublime, d’eleganti movenze. Così tu mi guardi regina assisa sul trono più bello adorna di splendidi drappi. Così tu mi guardi suadente perché sai che voglio tutto di te, che voglio togliere i drappi, che voglio serrar la mia pelle alla tua. Tu sai che hai beni che in altre fan mostra ma senza splendore senza il tuo incanto senza la tua grazia. Così tu mi guardi seducente perché sai che, vorace, vorrei tutto gustare e sentire il corpo che mostri voluttuosa e attraente. Tu sai che vorrei veder tutto di te, quel che tu mostri quel che prometti e quel che m’ascondi restia. ./. Tu sai d’emanare un profumo ch’altre non hanno dalla tua serica pelle dalle tue morbide pieghe. E mi guardi superba e serena sulla tua pelle fresca morbida e luminosa. Perché sai che vorrei della tua pelle percorrere tutte le vie, seriche e morbide ardenti e fresche umide e fragranti, senza profumo e con tutti i profumi dei tuoi umori dei tuoi fiori. Tu ancora sai che posso pensare di te ciò che non vedo: amore e passione sentimento e affetto. Tu possiedi beni che non ho e voglio ancora da te ciò che m’hai dato e ciò che m’hai negato dolcemente ferma.
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SENSAZIONI SOGNATE
Nel sogno d’un mattino t’ho visto: bella struggente immagine. Pelle d’ambra chiara, membra sublimi : simulacro di dea! Cercavi ove riporre lo scrigno tuo leggero che tenevi innanzi guardandomi serena. Io, portavo incerto innanzi a me con fatica il mio, pieno d’anni. Gli occhi miei vagavano per posarlo non visto lungi da te. Tu avanzavi lieve e sicura senza dar conto dell’ansie mie. Dalla tua pelle serica luce diffusa. Effluvi di parole imprigionate dalle mie labbra. Vedevo avanzare il tuo sorriso compiaciuto, soave, bello, sereno, sicuro. Avanzavi ancora e sentivo fremiti di piacere e vertigine di brividi soavi dalla mia pelle al mio intimo turgido estremo. Tu avanzavi… dopo aver posato il tuo leggero scrigno, con capezzoli eretti sul magnifico seno. Ti avvicinavi al mio petto in tumulto e ti sentivo premuta in me, segnato dal tuo splendido turgore. Ti avvicinavi tutta e sentivo il mio intimo estremo premere ovunque il tuo corpo toccare ogni piega della tua pelle morbida. Ti giravi lentamente e ti sentivo con tutto me stesso entro ogni tua piega, entro le tue gambe giunte, sui tuoi glutei, entro le tue cosce, sul tuo pube, sulla tua rosa… Ti sentivo però turgore impenetrabile… Ti vedevo sorridere sempre, porgendo la bellezza tua, mentre cercavo il tuo corpo e le tue belle membra. Sei svanita quando t’ho detto: Sono incantato! Con un batter di ciglia m’incateni! M’è rimasto un affanno ed un lieve turgore…
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MI PAREVA
Solo, sul ponte del canale, vedevo scendere la notte sulla pianura e salire le stelle in cielo. Udivo, attento, teneri bisbigli di sconosciute presenze, sentivo fremere i vicini cipressi. In sua assenza custodivo il mio amore al caldo delle mie pupille. Mi pareva, che boccioli insonni si schiudessero uniti per mostrare il fiore. Mi pareva lunga l’attesa della notte fonda, stanca tessitrice di sogni. Mi pareva, poi, ogni cosa composta nella placida quiete della nera notte. ♫
PETALI ROSA
Gli alberi della mia strada piangono petali rosa : il vento li sospinge facendone tappeti e, ai miei passi, guida. Silenti lacrime d’amore mi dicono di frutti futuri che pur io non attendo. ♫
FRUTTI ASPRI
Dopo feste di fiori, nuvole rosa su tronchi fasciati, timide piccole ciliege come lacrime cadono sulla mia strada in maggio. Inutili aspri piccoli frutti che nessuno vuole e calpestano tutti. ♫
IL POETA
Come fanciullo, su verdi prati, fa rotolar parole d’ogni guisa e colore. Iridate e splendide in alto le tira. A volte le sospinge seguendole ammirato su acque chete come vele al vento; effimere ed arcane, le soffia giocando come bolle di sapone. Irato, cader le lascia in profondi anfratti; altre ne getta sul burrascoso mare. Effimere e lucenti le lancia sovente nell’azzurro cielo. Violente e temerarie, le sbatte sicuro in sordidi recessi di politica sociale. Ne posa alcune su vette inviolate, altre ne fissa sui muri del tempo. Con le parole gioca e costruisce incanti e monumenti eterni. Con tutti i “fini”, con tutti i piaceri, per ogni desiderio, al di là d’ogni speranza. ♫
STILITA
L’incompreso e l’infinito, fardelli dell’essere ! Mai vedremo i segreti della nascita del tempo. Disperato, non voglio speranza; miscredente, non voglio fede. Mentre la vita scorre veloce come ruscello fra erte rive, vivo senza vivere in me. Vorrei… vivere fra le vaganti pecore, sentire i miei pensieri come uccelli frullare dall’erba sull’onda del mio petulante gregge. Così, sento i miei versi come increspature che giungono da un sogno. Mi distraggono vicini affetti, mentre rotola sul filo del respiro la mia monotona vita. Fuori del tempo vorrei godere : la felicità di non pensare, la dolcezza di non desiderare. Stilita in attesa, sugli affetti assiso. ♫
TORNA PRIMAVERA
Torna primavera ad erbe ed alberi (dove petali caddero come lacrime e uccelli cantarono con dolore). Albeggia un giorno nuovo, stilla la rugiada, che sorseggio aspirando la brezza. Mentre seguo orme di bellezza, fisso arcobaleni su gocce di rugiada, e mi unisco al respiro dell’erba. Fuggo poi, navigante del cielo, verso gli sconosciuti orizzonti dell’aurora.
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