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Marco Vinci
Pubblicazioni:
  CURRICULUM ARTISTICO
Scrive per diletto dall’età di tredici anni. Ha vinto un concorso di poesia nel lontano 1957 bandito dalla rivista mensile “Panorama artistico” di Napoli. Nel medesimo anno tre sue poesie sono state inserite nel volume antologico “ Cento anime in un tempio” . Nel periodo 1972-1973 ha intrecciato rapporti di “solidarietà spirituale” con Poeti di Honduras,fra cui Miguel R. Ortega. Successivamente, di tanto in tanto, alcuni editori hanno pubblicato sue poesie all’interno di piccole raccolte ed antologie. Nel maggio 2007 ha vinto la II edizione del premio letterario Minerva di Torino con la raccolta “Sillabe e parole”. Nel novembre 2007, ha ricevuto una “segnalazione editoriale” dalla “Firenze Libri” della “Maremmi Editori”- Il 14.04.2008 , una sìlloge di poesie è stata segnalata dalla Giuria del Concorso letterario Jacques Prévert (XIV edizione-Melegnano) con Attestato di merito .Nel maggio 2008 è risultato 3° classificato al Concorso “L’Umanità non sposa la violenza” indetto dal Centro studi europeo di Cremona. Sempre nel maggio 2008 gli è stata conferita la Medaglia del “Premio letterario internazionale di poesia – Cava dei Tirreni” 2008 . Nello stesso periodo è stato classificato quarto dalla Giuria del “Premio Teanum Sidicinum& Augusta Taurinorum”- 2008 - Torino.
Altri riconoscimenti :
• 2° Classificato dal Premio Europeo “Wilde” 2008- Dreams Entertainement;
• 4° Classificato dal Premio “Centro Giovani e Poesia” 2008-Triuggio;
• Segnalato dalla Giuria del Premio “Francesco Moro”2008, con attestato di merito;
• Finalista al Concorso “Mario Dell’Arco “2008,indetto dal Centro Cult.G.G.Belli;
• Presente nell’Antologia “Rosso Venexiano” 2008;
• Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Città della Spezia”;
• Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Quaderni di Lìnfera”
• Presente nell’Antologia del Premio 2008 “Angeli” – Maddaloni.
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SELEZIONE DI COMPONIMENTI
REMOTI E RECENTI
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ULTIMA SPERANZA

Poeta,ultima speranza,
leva quel drappo nero
per me greve,
fammi veder le stelle.
Dimmi dove riposar lo sguardo
smarrito ed in affanno.


PERLA DI RUGIADA

Fanciulla,
voglio donarti
una perla di rugiada
fra due fili d’erba.
Nulla mi devi in cambio!
Voglio però serbare
un mio pensiero di te,
verso di me fanciullo.
Un possibile sguardo,
pieno di Forse,
che mi accarezzi,
mosso da ciglia lievi
nere e sognanti.


Lo posso serbare,sai,
all’ombra del mio cuore,
impigrito e deluso,
intento a battere
solo per sé.





LA PERFETTA MARGHERITA

Petali perfetti,
bella margherita!
Perfezione oscura e vana?
Ristai per te , per me ,per noi,per Lui?
Splendida mi fissi impertinente.
Idea Sua del possibile?
Evolversi improbabile del Programma?
O sogno iniziale che avanza
attraverso spazi siderali,
dalla notte dei tempi
al nostro breve giorno,
verso l’alba
d’un futuro infinito.


LUCORE LUNARE


Ho sognato un giardino

del tempo passato.

Varcavo la soglia di casa

verso foglie d’argento

mosse da dolce spirar d’aria.

Lasciavo per poco

il riso della mia bambina,

le sue risposte brevi alla mamma

intenta a riporre con tintinnio di vetri

le stoviglie in cucina.

Dolci suoni … che sera !

Con lenti passi,per non far rumore,

andavo verso il leccio :

che frullar d’ ali !

La piccola prole

s’accingeva al sonno.

(La mamma di quelli

non riusciva a zittirne alcuni

che pigolavano sommessi).

Che dolce sera …

Incedevo nel lucore lunare

verso quei fili di luce

fra foglie di melograno.

In altre sere d’ incanto,

paravano a volte dinnanzi

proprio quando la luna

filtrava dolce nelle mie pupille

umide di nostalgia.

Improvviso, movendosi lento,

un filo tenue di luce

fra due foglie teso

mi fermava.

Era vicino

e mi pareva lontano,

come traguardo dei sogni miei.

Che dolce sera …

Sentivo le care voci più lontane,

ma le sentivo; soavi, dolci, mie.

Immobile, innanzi a quel filo di luce,

alzavo lo sguardo verso le stelle:

che dolcezza il sospiro infinito

di quelle che sentivo vicine

più del traguardo di luce !

Che dolce sera …

Non volevo muovermi,

non volevo superare

quel traguardo dei sogni.









La politica

Incapaci d’intendere e di volere

chiediamo ad altri,

ferinamente dotati e satolli,

come sopravvivere

con minor danno.




GRETEL

Arrivi con la mia bambina,
sulle piccole zampe incerte,
fragile,piccola,da tremiti scossa.
Mi guardi.Occhi d’ambra umidi,
timorosi di sguardi.
Col tuo nome levo la voce,
ti pieghi,giri a terra col dorso,
con fremiti e mugolii
e annaspìo di zampe
tendi al mio respiro.
Trovata,presa in un recesso
ove sfogano nequizie
e cinica indifferenza.
Gretel, che sai ora
degli umani che vedi?
Ma guardi la mia Aurora
come guardassi i campi e il sole,
chiedendo le sue dita
nella tua veste fulva.




AD AURORA


DESTRIERI LEGGIADRI

Con tua madre,

invocata da pensieri fecondi

sei giunta splendente,

seguita dal sole.

Ti sei dischiusa

facendomi felice,

in un’aura radiosa.

Li hai chiamati

e sono giunti,

leggiadri e scalpitanti,

per farti sentire viva

e prorompente,

anche nella fatica.

I tuoi sogni ora sospingi

e i miei sulle criniere…

a cavallo del tuo vigoroso tempo

e del mio, onusto ed incerto.-










RONDINI

Oggi
nel mio angolo
quelle rondini
intrecciano voli
sapienti di certo.
Cerco di capire,
quasi mi sfiorano
mentre l’inseguo
con attento sguardo.
Una mi dice qualcosa
o mi deride,
cerco di capire,
mentre mi passa vicino,
bella, sicura,
serena, convinta,
godendo nell’aria.



L’OMBRA DEL CUORE

Il mio sole declina
e l’ombra del mio cuore
ricopre zone inesplorate
e mai raggiunte.


GIACOMO L’HA DETTO

Giacomo l’ha detto
e ridetto,
“fanciullo mio “ l’ha capito
e gode.
E tu uomo ?


Fuori della “stagion lieta”
procedi a fatica,
senza meta,
in vanilòquio chiuso.



ad Aurora
ATTESE
Con tua madre
ti ho atteso
al di qua della luce.
Ora vuoi che si apra
per te quella porta.
Per inondarci di luce
prima che la notte
incomba.


Goccia di sole

Una goccia intrisa di sole
mi fa segnali al mattino.
Insiste, sull’erba mossa dal vento,
d’arcobaleno vestita.
La guardo, la penso, la studio
e lei così mi trattiene…



SCONFORTO
Estatiche figure
d’un piccolo presepe,
innanzi allo sguardo attonito
d’un bimbo,
scavate nell’anima
immagini rosa.
E ritornano caldi
lenti ricordi
di manine tese
e mobili nel muschio,
fra la paglia
nei sassolini
di quella dolce
piccola strada,
di occhi ingenui
nell’incantato
laghetto di cristallo
fra le piccole oche leggere
sul pelo … dello specchio,
più vere d’ogni altra,
di occhi brillanti
su quella neve soffice
calda e buona
come lana bambagia farina
su verdi cespugli di carta.
Ma come … tutto, oh tutto!
mi porta lontano
da quella scena
immobile incantata
lungo quella stradina
lontano …
sotto il peso di una neve
fredda, vera …




IL CALICE
Un profumo inebriante che sale,
da petali di gote rugiadose
da mammolette timide pupille
e rose labbra sullo stelo vive,
mi giunge.
Chino sul volto suo,
per l’estasi dei sensi
langue il mio corpo,
d’ogni moto libero,
d’istinti rudi sgombro,
pieno di fremente vita.
Guardo le sue mani
e sento la vita
ch’ogni altro istante rifugge,
piccole dita
che annullano il destino.
Bevo musiche e gioie
che versa sulle mie labbra
dal suo calice prezioso.
Bevo per mortale arsura
con foga, vibrante e cieco,
stringendo l’essere
che mi dà la vita.
Bevo timido e tremante
per far lontana
l’ultima sua goccia.
Bevo lieto e gioioso
quando è tremante e appassionata
la mano che l’avvicina a me.

VITA DI GOCCIA

Stille splendenti sui rami,
rami spogli d’albero nudo.
Cadono gocce sui rami …
Brilla un ramo già secco:

scende una goccia posata,
rispecchia le cose d’intorno,
minuta diventa più giù
lasciando una scia luminosa.
Infine scompare consunta …
… il ramo non brilla già più.


I SUOI CAPELLI
La testa sua movevasi lenta
per inseguire il riso degli amici,
presso la mia con graziosi moti
scoteva lieve i suoi capelli belli.
No, non scorgeva il volto prono
che muto stava a rimirarla tutta,
no, non sentiva ch’io pregavo
per aver grazia d’altri sguardi suoi.
Ed io soffrivo per quelle gioie
che amabilmente dava a questo cuore.



AGHI DI PINO
Sempre d’amor legati in bacio
fusione dolce di bellezza e forza
com’aghi di pino vivere c’è dato
al ramo avvinti o liberi di vento.


TRAMONTO DI DESIDERIO
Sei scesa lieve al mare,
hai bagnato i piccoli piedi,
la brezza ha riportato
i tuoi lunghi capelli.
Ero lì, non vicino
ma ti vedevo:
consumati i fianchi
sui neri scogli,
nella spuma immerse le membra,
sei venuta piano
senza vedermi
ancor più lieve
libera d’un peso
che solo potevano
le forti ali del mio desiderio.


Hai riposato
sotto un forte sole
che ti lasciava fresca:
la tua fronte lo era.
Non ti ho destata.
E passavi piano piano
entro di me
come raggio di luna
sereno limpido fresco
e ti sentivo mia …
dolcemente mia …
soavemente mia …
infinitamente mia …
d’ogni cosa desiderosa
ch’io solo dovevo porgere.
E le rosse ali del mio desiderio
son cadute sui bianchissimi seni,
non cercate dal tuo pudore
ma dalla bellezza sospinte.
E le mie membra
e gli occhi miei
senza soffrire,
come immersi
nel più vasto tramonto di sole.





ANGOLO SOLITARIO
Angolo solitario,
dove le luci
della città mia
ti hanno sospinto?
Desiderio di mie labbra
calde
fatti presso
mentre incerto vado.
Desiderio di miei occhi
paghi di stelle
dammi solo la luce
per veder dischiuso un fiore.
Angolo solitario
immenso,
dove sei?
… dove siamo ora?
Dove si credeva
di dover fuggire
forse torniamo:
la luce che ti struggeva
forse t’ingigantisce,
le stelle che non avevi
forse son tue.


IL SOGNO
La vita e il mondo
sembrano il sogno
d’una mente eccelsa.
Fantasmi!
C’è dato pensare e agire
in quella.
Come le figure dei nostri sogni
s’uniscono e parlano
nella nostra mente,
rigide ombre di per sé
e solitarie,



così i nostri sogni
e le stelle e il cielo
e l’infinito
e noi fantasmi
ivi muoviamo.


LA QUIETE E IL MOTO

Ho coscienza di sentir meno
di quel sasso immobile
premuto dalla materia,
di quello eretto
fermo nel cielo azzurro,
di quella roccia
avvinta dal mare
anch’esso immobile
a respirar profondamente
il soffio d’ali dei gabbiani
il profumo di tutte le scogliere
nel bacio.
Nella quiete gode Natura
per contiguità d’immobili cose
grazie porgendo
all’Autor del suo silenzio.
Pure vado cercando un senso
nel moto
e la quiete stessa: perché?








RAGGI DI LUNA

Dolci, riposate negli occhi miei
raggi di luna.
Io vi cullo
nell’ombra delle ciglia
e in soave frescura,
amabili delicati …
io vi proteggo!
Tenui raggi stanchi,
come riflessi da infiniti specchi
disseminati nella notte,
riposate, vinti dal freddo,
al caldo delle mie palpebre
io vi proteggo …


VIENI

Mentre fissi i capelli
con le braccia in alto
carezzando con le piccole mani
e col seno meraviglioso in boccio
a me respiri fragrante.
Sussurri:
Vieni, leva le tue braccia
con dolcezza circondami
come a toccar lievi corolle.
Vieni, vieni, vieni,
circondami con forza
inebriati del mio respiro.



Carezzami leggero,
sugli occhi posa i tuoi baci
leggeri calmi …
vibranti infuocati.
Circondami con forza …
ancora dolcemente …
ancora vibrante.
Vieni, vieni, vieni.





L’ha svelato Katrina !

L’uomo immerso nel profondo

della possibile perversione.

Sconvolti e sollevati i drappi ipocriti

di convenzioni e politiche desolanti.

Violenza viscerale antropomorfa

s’ unisce a quella primigenia.

Caos e natura generano Katrina

che scopre in noi il mostro

sinistramente degradante

e getta luce su esseri vili e sordidi,

umani tragici,

sciacalli corvi ultraferini

proiettati nel nulla.







L’esperto poeta

L’esperto poeta “parla con me”
chiamato da dandini in tivvù-tre,
pontifica di vera poesia
senza tramonti, gabbiani e mare,
con tanti cadaveri africani
e tante braccia scalciate
da un’italietta
che non li vuole a bordo.
L’esperto poeta dice “le parole giuste”,
cancella quelle che non sente…
L’esperto poeta crede di vedere il fondo
ma chiude la porta al mondo.
Ma quali sono le parole giuste ?

Qual è l’abbraccio evocatore,
il più grande, di sillabe in amore ?


L’AMORE



L’amore illumina e scalda

il nostro tempo ;

con sommesso crepitìo

e leggere faville

brucia certezze e misteri

sulla soglia del nulla.



IL CASO PER…DESTINO

Acume e intelligenza
geneticamente acquisite,
con esperienza e capacità
dalla natura tratte,
ci fanno distinguere e inquadrare,
su schemi di politica sociale
entro scale gerarchiche,
da premiati fruitori
d’incapacità naturali.
>><<
Selvaggi per caso
felici dei vetrini
assisi su ori biondi e neri,
derubati da furbi “civili”
politicamente adusi
e determinati per caso…
>><<
Antica “nobiltà”
per caso… acquisita,
si pavoneggia o cela per caso.
Spettacolo sociale per tutti,
pubblico e privato.
>><<
Ironia della sorte…
libero arbitrio…
… destino…per caso…
(… sarcastica risata…).-



ad Aurora
UN ANNO

Su di te un anno !
Una stilla di tempo
Che brilla come rugiada
in un fresco mattino.
Metafora di luce
sul volto tuo
dipinge il futuro.





PERCHE’

Con le note del chiostro
una nuvola lenta
mi lascia una stella.
Che mi fissa
e si ficca come pietra
in un pensiero…mio!
Io e lei, ora e così,
perché?
Or non la vedo
ma la sento grave
come un “perché”.



(a Bruna)
FASI DI LUNA
Con malessere
t’ascondi,
non vista ristai
mentre ti cerco.
Splendida risorgi
d’intorno
e in me
quando sanata
sorridi.



CASO…PREDETERMINATO…

Idea primigenia, il caso.
Determinato all’origine!
Dell’esistente apparente.
Nell’evoluzione casuale
in alveo cosmico,
corollario ci appare
il libero arbitrio,
fecondo d’infinite varianti.
Le religioni in esse,
ragionevoli interpreti
di realtà e misteri.


DOPO L’UNDICI SETTEMBRE

Gli uccelli della morte
fendono l’aria siderale,
le torri e i miei pensieri colmi d’antrace
di scienze esatte ed inesatte
di filosofie indiscusse discusse
ed obsolete
di religioni e verità rivelate
di politiche buone malvage e inutili.

Salto abissi
dal “primo motore” alle lacrime
delle madonne di gesso,
attraverso preghiere inani
e ipocriti incensi,
fino a fermarmi!
In un deserto di deliri,
di fronte ad un essere
che vivente ancor pare …


DISTRAZIONE
Incedo al freddo
delle religioni,
nel vuoto della politica,
nella polvere del progresso,
in un fragore assurdo.
Amleto senza corona
e teschio, non salto al di là
per distrazione.





ESTASI

Amore,
sembiante divino
fatto dei pensieri più belli
del mio triste
e infecondo peregrinare
di stagione in stagione.
Levo la coltre dei sogni
e mi trovo,
curvo e solitario,
a rimirar propositi
e incompiuti desideri
talmente belli
da farmi parer felice.




Paure, incensi e domande


Con sembiante di soluzione,
il paradiso, dopo.
Umani in prova
che piantano cipressi,
cupole, campanili e minareti.
Ingiurie e sofferenze
verso un’intensa luce.
Tecnicismo umano !
Poteva essere
il paradiso “prima”?
O “nulla”,dopo, esistere ?


Vivere un sogno
o sognar d’essere
in forme di “concreto esistere”.
Umani in prova
per un piacer supremo ?
A che preghiere e suppliche
all’onnipotenza primigenia ?
Non può aver senso, per noi,
da luce infinita,
dopo oscuri meandri,
dov’eravamo, giungere.
Perché mutar dovrebbe
del fiume il corso
per i lai d’un pesce ?
Perché dovrebbe aver favori
un atomo in ginocchio ?
Perché mutar dovrebbe
l’incenso un sogno ?
Come percepir
del “dopo” l’essenza,
inetti a concepir l’avvìo ?








FILĖMONE

Giove non verrà
mia “Bauci”,
né ‘l messagger suo,
né altri in sua vece.
Ma ti abbraccerò
al fine,
come quercia
il tiglio desiato.




L’editore d’illusioni

Un premio per l’autore
di poesia e prosa
dopo attenta lettura
di scritti di narcisi.
Poeti e scrittori illusi
che mille a mille
trasmettono lavori
per lettura e stampa.
Pochi di loro a caso
scelti fra tanti:
gli altri a pagar
stampa e diffusione
per mercati di parole.










WRITER

Continuo a scrivere “t’amo”
sui muri del tempo.
Disegno i miei sogni
con spray iridato.
Nella scarsella leggera
ne porto da sempre.
Scrivo in alto sui muri,
senza affanno,
perché tu possa meglio vedere.




FORSE E’ UNA PREGHIERA…

DIO
senza volto ma…
con il volto del tutto;
senza forma ma…
con forme dell’esistente;
invisibile ma …
visibile ovunque;
DIO
delle cieche speranze ma…
d’ogni religione;
inconcepibile ma…
nella vita e nella morte;
DIO
assurdo ma…
nell’affanno e nel dolore;
di ciò che non era
ed è,ora, d’intorno.
DIO
facci capire
il nostro non capire,
il nostro agire,
il nostro rifiutare,
il nostro desistere.
DIO
sto tremando confuso:
questo mio è fatuo grido
bestemmia o preghiera ?





I SILENZI

Il silenzio…
prima di nuova vita,
del padre confuso
al di qua della stanza
ove geme la madre…
prima della lotta,
di mente e braccia,
per carpire qualcosa
alla vita.
Il silenzio…
di lumaca su sterpi
bagnati di pioggia…
di labbra su labbra
ruvide morbide
calde seriche…
di occhi profondi
penetrati da sguardi.
Il silenzio…
durante la veglia
disperati e soli
alle prime luci del giorno.
Il silenzio…
dopo il fragore della battaglia…
dopo il canto dell’orgasmo…
dopo gli urli del parto…
dopo il sibilo in ospedale
e il singhiozzo elettronico
del diagramma piatto…
dopo lo strepito della mente,
nella quiete della morte…
dopo i vagiti,
nel sonno di un bimbo…
dopo lo scrosciar di pioggia
su foglie e su tetti.
Il silenzio…
dell’ottava nota,
dopo suoni sublimi
lievi come sospiri.
Il silenzio…
malvagio e mistico
impacciato e feroce
arrogante e folle.
Il silenzio…
respiro del cuore
suono dell’anima
rumore della morte.
Il silenzio…
prima del tutto…
dopo il tutto.


DESIDERI

Cadono la pioggia e la sera:
dentro di me
struggenti abbandoni.
Desideri,
finora compagni di vita,
lentamente mi lasciano
senza dir nulla.
Li guardo sereno,
con nostalgia l’inseguo.
Un tempo amici del cuore
per sempre con me
a lenir frustrazioni.
Li lascio andare,
senza grida o rimbrotti,
senza dir nulla…
I più fedeli
ancora con me,
pur petulanti,
mi danno conforto
e tacere mi fanno
ciò che tacqui
per l’intera vita,
pascolando lontano
i miei sogni.




OSSIMORO

Nel fondo senza fondo
del pensiero mio :
fede e ragione.
Ossimoro.
Chi grida al miracolo
in un sordo attimo
della muta notte ?
Allopatia…
inutile terapia.
La fede, un accidente
che non vuol “ragione”!
Il miracolo, evento oscuro
con fede e con ragione.
Il tempo però dirozza la ragione,
unico strumento umano concepibile,
del domani tedoforo di luce.



ALLA MIA DONNA

Tu sai
che possiedi beni
che posso avere
soltanto da te.
Così tu mi guardi
padrona
di tanta beltà,
di splendide forme,
di sguardi soavi,
di grazia sublime,
d’eleganti movenze.
Così tu mi guardi
regina
assisa sul trono più bello
adorna di splendidi drappi.
Così tu mi guardi
suadente
perché sai
che voglio tutto di te,
che voglio togliere i drappi,
che voglio serrar
la mia pelle alla tua.
Tu sai che hai beni
che in altre fan mostra
ma senza splendore
senza il tuo incanto
senza la tua grazia.
Così tu mi guardi
seducente
perché sai che,
vorace,
vorrei tutto gustare
e sentire
il corpo che mostri
voluttuosa e attraente.
Tu sai che vorrei
veder tutto di te,
quel che tu mostri
quel che prometti
e quel che m’ascondi
restia. ./.
Tu sai
d’emanare un profumo
ch’altre non hanno
dalla tua serica pelle
dalle tue morbide pieghe.
E mi guardi
superba e serena
sulla tua pelle fresca
morbida e luminosa.
Perché sai che vorrei
della tua pelle
percorrere tutte le vie,
seriche e morbide
ardenti e fresche
umide e fragranti,
senza profumo
e con tutti i profumi
dei tuoi umori
dei tuoi fiori.
Tu ancora sai
che posso pensare di te
ciò che non vedo:
amore e passione
sentimento e affetto.
Tu possiedi beni
che non ho
e voglio ancora da te
ciò che m’hai dato
e ciò che m’hai negato
dolcemente ferma.



SENSAZIONI SOGNATE

Nel sogno d’un mattino
t’ho visto:
bella struggente immagine.
Pelle d’ambra chiara,
membra sublimi :
simulacro di dea!
Cercavi ove riporre
lo scrigno tuo leggero
che tenevi innanzi
guardandomi serena.
Io, portavo incerto
innanzi a me
con fatica il mio,
pieno d’anni.
Gli occhi miei vagavano
per posarlo
non visto
lungi da te.
Tu avanzavi
lieve e sicura
senza dar conto
dell’ansie mie.
Dalla tua pelle serica
luce diffusa.
Effluvi di parole
imprigionate
dalle mie labbra.
Vedevo avanzare
il tuo sorriso
compiaciuto, soave,
bello, sereno, sicuro.
Avanzavi ancora
e sentivo fremiti di piacere
e vertigine di brividi soavi
dalla mia pelle
al mio intimo
turgido estremo.
Tu avanzavi…
dopo aver posato
il tuo leggero scrigno,
con capezzoli eretti
sul magnifico seno.
Ti avvicinavi al mio petto
in tumulto
e ti sentivo
premuta in me,
segnato
dal tuo splendido turgore.
Ti avvicinavi tutta
e sentivo
il mio intimo estremo
premere ovunque
il tuo corpo
toccare ogni piega
della tua pelle morbida.
Ti giravi lentamente
e ti sentivo
con tutto me stesso
entro ogni tua piega,
entro le tue gambe giunte,
sui tuoi glutei,
entro le tue cosce,
sul tuo pube,
sulla tua rosa…
Ti sentivo però
turgore impenetrabile…
Ti vedevo sorridere sempre,
porgendo la bellezza tua,
mentre cercavo il tuo corpo
e le tue belle membra.
Sei svanita
quando t’ho detto:
Sono incantato!
Con un batter di ciglia
m’incateni!
M’è rimasto un affanno
ed un lieve turgore…




MI PAREVA

Solo,
sul ponte del canale,
vedevo scendere la notte
sulla pianura
e salire le stelle
in cielo.
Udivo, attento,
teneri bisbigli
di sconosciute presenze,
sentivo fremere
i vicini cipressi.
In sua assenza
custodivo il mio amore
al caldo
delle mie pupille.
Mi pareva,
che boccioli insonni
si schiudessero uniti
per mostrare il fiore.
Mi pareva
lunga l’attesa
della notte fonda,
stanca tessitrice di sogni.
Mi pareva, poi,
ogni cosa composta
nella placida quiete
della nera notte.



PETALI ROSA

Gli alberi della mia strada
piangono petali rosa :
il vento li sospinge
facendone tappeti e,
ai miei passi, guida.
Silenti lacrime d’amore
mi dicono di frutti futuri
che pur io non attendo.


FRUTTI ASPRI

Dopo feste di fiori,
nuvole rosa
su tronchi fasciati,
timide piccole ciliege
come lacrime cadono
sulla mia strada
in maggio.
Inutili aspri
piccoli frutti
che nessuno vuole
e calpestano tutti.


IL POETA

Come fanciullo,
su verdi prati,
fa rotolar parole
d’ogni guisa e colore.
Iridate e splendide
in alto le tira.
A volte le sospinge
seguendole ammirato
su acque chete
come vele al vento;
effimere ed arcane,
le soffia giocando
come bolle di sapone.
Irato, cader le lascia
in profondi anfratti;
altre ne getta
sul burrascoso mare.
Effimere e lucenti
le lancia sovente
nell’azzurro cielo.
Violente e temerarie,
le sbatte sicuro
in sordidi recessi
di politica sociale.
Ne posa alcune
su vette inviolate,
altre ne fissa
sui muri del tempo.
Con le parole gioca
e costruisce incanti
e monumenti eterni.
Con tutti i “fini”,
con tutti i piaceri,
per ogni desiderio,
al di là
d’ogni speranza.




STILITA

L’incompreso e l’infinito,
fardelli dell’essere !
Mai vedremo i segreti
della nascita del tempo.
Disperato, non voglio speranza;
miscredente, non voglio fede.
Mentre la vita scorre veloce
come ruscello fra erte rive,
vivo senza vivere in me.
Vorrei…
vivere fra le vaganti pecore,
sentire i miei pensieri
come uccelli
frullare dall’erba
sull’onda
del mio petulante gregge.
Così, sento i miei versi
come increspature
che giungono da un sogno.
Mi distraggono vicini affetti,
mentre rotola
sul filo del respiro
la mia monotona vita.
Fuori del tempo
vorrei godere :
la felicità di non pensare,
la dolcezza di non desiderare.
Stilita in attesa,
sugli affetti assiso.



TORNA PRIMAVERA

Torna primavera
ad erbe ed alberi
(dove petali caddero
come lacrime
e uccelli cantarono
con dolore).
Albeggia
un giorno nuovo,
stilla la rugiada,
che sorseggio
aspirando la brezza.
Mentre seguo
orme di bellezza,
fisso arcobaleni
su gocce di rugiada,
e mi unisco
al respiro dell’erba.
Fuggo poi,
navigante del cielo,
verso gli sconosciuti
orizzonti dell’aurora.



 

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