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| Marina Raccanelli |
Sono nata a Fiume ma vivo da (quasi) sempre a Venezia, con la nostalgia di un luogo che non ricordo... Scrivo poesie dall'anno 2000, per me è una terapia ed un divertimento. |
Pubblicazioni: |
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- Variazioni in blu, Oceano Edizioni Pagg. 63
- Vento di stelle fredde, L’autore Libri Firenze, 2005 Pagg. 64 – euro 9,10 Per acquistarlo: www.internetbookshop.it/ser/serpge.asp
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Wandern
Camminare per camminare sì, ma per giungere altrove anche
il mio dio wanderer sugli abissi
la radice del tempo s’apre in frastagli di vette franano massi, la pietra intorno è un abbraccio per te ondulato capriccio di fratture
nel tuo procedere immerso sei formica in un canto di bellezza
Ecco, ci sono anch’io
Ecco, ci sono anch’io mi costruisco per trasparenze, opacità, intervalli con parole sommerse, poi
nuoto fra trasparenti opacità: suoni interrotti, brusii nel fluido salino remano agili – impigliate ad alghe – le mani ecco, le vedo ai lati, davanti a me, e scivolo fra parole sommerse, bolle opalescenti verdi fili s’intrecciano alle unghie e nell’acqua scivolo ancora, avanzo – ecco, ci sono quasi: morbidamente splendono memorie nella nebbia – ortica al tocco delle dita protese medusa sfatta che brucia
Luminescenza 1
dissolverà la sera ogni colore – l’albero, nero e denso nel barlume di luce sprofondata, porgerà il suo profilo: vibreranno sospesi incidenti del tempo rimescolati e sfiniti in un canto silenzioso… nuoteranno i pensieri come in un fluido d’aria e tutto sarà vivo tutto in un respiro – nell’ultima luminescenza oltre le foglie
Mie timide radici
Ho vestito di bianco i miei pensieri… vegetale, diventa il mio respiro – incerta primavera, quasi imbarazzata stagione! di là dal mare, esalano profumi selvaggi da una terra diversa, scabra la salsedine soffia sugli scogli perennemente… Rovesciata si specchia un’altra città - dall’aria per me quasi nativa, dentro piccole oasi di mirti sfiorate da gabbiani - per le strade circola obliqua la bora , dalla stazione terminale dei tram fino al porto
Ma io vivo a Venezia - qui la primavera accende tenere gemme, nebulosi mattini… ho vestito di verde i miei pensieri - e vi cerco, mie timide radici
Campo del Ghetto Nuovo
E’ tornato l’odore dell’inverno tra gli arpeggi del vento con filo lieve sgorga sui macigni la fontana di gelo trasparente
o sale amaro della mia memoria che mi nutri con azzimi e fantasmi riverberati dal muro assoluto
non c’è niente di freddo come l’urlo – propagato nei luoghi dissolti per onde interne – a bocca chiusa
corri, sì corri incerto con la tua giacca svolazzante e t’inseguono i gridi dei gabbiani… quando è spento lo sciame sismico si fa dolce il presagio della neve
Vortici
Vortici di silenzio viaggiano tra nuvole sbiadite si è frantumata la pioggia di parole non dette, persi i dettagli essenziali
penso che in altri luoghi s’aprano ancora dimensioni moltiplicate da crivelli, taglienti come cristallo nero
La fiaba dei malintesi
La mia vita in punta di penna io la voglio riscrivere sul prato sotteso a un arco d'orizzonte arancio il cielo è bianco, con nuvole viola le figure infantili alla Folon sullo smeraldo vanno ruzzolando
con un grembiule d'erba menta e manine da porcospino, faccio capriole e la ruota giochiamo tutti alla cavallina e ci saltiamo a turno sulla groppa fra margherite di mandorle
e poi spunta la stella della sera e s'alza in volo un mare di soffioni per ricaderci addosso, a coprire sofficemente il nostro sonno - noi, bambini dipinti alla Folon sazi di fiori, fragole e rugiada rotoliamo nel sogno - tutto intorno cuccioli d'animali con saltelli rimbalzano sull'erba senza parere fanno l'occhiolino
così comincia la mia favola: per sfregare la tavola dei malintesi con una striglia di ferro, l'ho pensata.
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